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Lily andò alle macchinette, nascondendo la propria fatica e stanchezza mentre Cry le ronzava intorno con la sua solita cadenza lagnosa, opponendosi in una cantilena capricciosa che non stava nemmeno ascoltando.

«Mi fai troppo ridere quando ti lagni così...» ridacchió mettendo la chiavetta nella macchinetta automatica e prendendosi una barretta al cioccolato.
«Ma mi sta ascoltandoooo?»
«Ovvio che no. Vuoi qualcosa?» le chiese indicando le bibite, barrette e buste di patatine. Decise di prendersi anche una lattina di thè al limone e digitò il numero.
«No, non voglio farti spendere... mi hai già dato abbastanza da... bere» abbassò la voce.
«Non spendo mica» le rivelò avvicinandosi a lei e sussurrando a bassa voce.
«Mio cugino fa l'informatico, ha hackerato la chiavetta e ora ho soldi infiniti per prendere cibo alle macchinette eheh è tipo attivare i cheat nella vita vera» le rivelò gasata aprendo la propria lattina e bevendo il primo sorso.

«Wow, ma che figata...» rispose sinceramente impressionata,
«No, non voglio niente, maaa stai cercando di cambiare discorso?» la incolpò diffidente seguendola a sedere ai tavoli. Lily tirò su le spalle, appoggió la lattina alla superficie, aprì la merendina e se la ficcò in bocca vorace.
«Puó darsi...» rispose vaga, gustandosi allegramente il proprio bottino rubato. Aveva una fame assurda, si sentiva anche molto stanca, ma non poteva ammetterlo davanti a Cry, ed era certa che se avesse mangiato abbastanza le sarebbero tornare le energie.

«Non voglio che questo diventi un'abitudine Lily...» la riprese severa.
«Dico sul serio» cercò il suo sguardo, ma Lily sembrava distratta e leggera, tanto da irritarla. Lily alzò di nuovo le spalle con fare menefreghista. Era un po' irritata dall'atteggiamento di Crystal, perché non voleva lasciarsi aiutare? Perché diventava così scontrosa? Insomma, non è che volesse qualcosa in cambio, ma non pensava di meritare di essere trattata così. Poteva almeno offrirle la merenda, o per lo meno ringraziarla, essere più gentile.
Erano tutte cose che le sarebbero piaciute, ma in fondo Lily sapeva che non doveva aspettarei nulla da Cry, né doveva idealizzarla. Non era nemmeno una reazione imprevedibile, aveva sentito le sue emozioni mentre le beveva il sangue. Erano simili: avevano paura di mostrarsi fragili, di fidarsi.
Non poteva biasimarla.

«Perchè?» chiese a Crystal che si aspettava una risposta, non un'altra domanda.
«Se mi dai una ragione valida, ok» la sfidò a bassa voce, addentando un'altro quadrato di cioccolato e bevendo la lattina subito dopo. Con tanta eleganza le scappò anche un rutto, che la fece ridere da sola.
«Sembri un'animale...» commentó Cry soffocando un sorriso, guardandola con disapprovazione.
«Disse il pipistrello...» la provocò Lily facendole un'altro rutto nell'orecchio e scoppiando a ridere per la sua espressione schifata.

«Perchè non voglio...» rispose solo Cry che non sapeva esprimere i propri sentimenti a parole.
«Non è una risposta. Perché non vuoi? Se io voglio, perché tu non vuoi che io ti dia qualcosa di cui hai bisogno, che ti fa stare bene, e che mi fa piacere donarti? Dammi una ragione valida e va bene, ti lascerò in astinenza» non l'avrebbe mai lasciata in astinenza, non sarebbe stata capace di vederla stare male e non fare niente.
Crystal si zittí; non sapeva nemmeno lei spiegarsi il perché non volesse. Le emozioni che provava erano contrastanti: voleva il sangue di Lily, lo voleva davvero, lo desiderava, ne aveva bisogno, la faceva stare bene come mai era stata in vita sua. Si sentiva finalmente bene, non era stanca, non era triste, non era annoiata. Era qualcuno, era come se Lily le permettesse di essere, di esistere, di occupare uno spazio apposta per lei. Uno dove poteva sentirsi forte e sicura. Lily era il suo tramite per vivere la vita senza soffrirla e basta, senza subirla sfumando via.
Era ovvio che lo voleva, ma tutto quello le metteva anche una terribile ansia.

Si sentiva in colpa, continuava a pensare fosse sbagliato, fosse approfittare di lei. Le metteva ansia l'idea di doverle qualcosa, di legarla a sé, di metterla in una situazione dove doveva soddisfare il suo bisogno. La metteva ansia che forse Lily avrebbe preteso qualcosa in cambio, qualsiasi cosa che lei non poteva darle. Le faceva ansia addirittura l'idea di cambiare, di scoprire di essere un'altra persona, di scoprire di essere un vampiro come gli altri. Non sapeva se sarebbe stata capace ad essere un vampiro nella maniera giusta, ovvero quella buona.

Quando beveva il sangue di Lily c'era una componente del suo istinto che si risvegliava, la rendeva più egoista, più dura, fredda. Almeno credeva fosse legata all'istinto da vampira, ma che ne sapeva lei? Non capiva mai nulla, soprattutto quando si trattava di se stessa.
Lily si aspettava una risposta ma non sapeva che dirle.

«Ecco... perché...» cercò le parole.
«Non te l'ho detto! Ho letto il grimorio di mia nonna!» ricordò immediatamente.
«Lí c'è scritto tutto sulla nostra... malattia, non saprei come altro definirla. Comunque, sono andata a leggermi la parte riguardante i "riti di sangue", ovvero...» si guardò intorno e aspettò che Lily capisse per non rischiare di dirlo in pubblico.
«Quando hai il ciclo?» chiese Lily finendo l'ultimo goccio di thè al limone e beccandosi uno sguardo atroce che la fece piegare dal ridere.
«No! Ma come ti viene...» borbottò Cry passandosi una mano sul volto, quando Lily era in modalità distratta e fastidiosa la esasperava. La guardò ridere a crepapelle e non riuscí a trattenere una smorfia intenerita.
«Sto scherzandoooooo! Ho capito, ho capito. E che dice il libro magico su "l'ora della merenda"?» sdrammatizzó con cinismo, dedicandole un sorrisetto dispettoso.
«Potresti non chiamarla così?» chiede Cry sentendosi in colpa solo per quel termine. Solo a pensare che Lily potesse davvero vederla così, come se la stesse consumando come una merendina.
«Perchè? Non sono un bel bocconcino per te?» iniziò a flirtate con lei come faceva sempre, Cry socchiuse gli occhi decidendo di ignorarla; e lei che si stava pure preoccupando...
«Vabbè, comunque ho letto che...»
«Tu per me sei un bel bocconcino. Gnam» la provocò ancora cercando di istigare in lei qualche reazione.
«Ci sono un sacco di effetti collaterali! E che comunque il rito di sangue è un momento molto... serio» non trovò un termine migliore.

«Andiamo dimmi sti effetti collaterali, tanto non li hoooo» le diede una schicchera fastidiosa sulla fronte facendola imbronciare. La vampira si risistemò subito la frangia sulla fronte.
«Soni tantissimi! Stanchezza, fame, vomito, insonnia, svenimento, problemi a concentrarti, sonnolenza»
«Vabbè, stanchezza e fame. Sticazzi!
Amo, è come fare il prelievo del sangue, quando fai gli esami o lo doni. Secondo me è la stessa cosa, basta che non me ne togli troppo che muoio, e bona.
Mi mangerò un panino e dormirò di più, non mi sembra chissà quale fatica, eh. Letteralmente tu stavi per svenire in classe, avevi i tremori, eri gelata e stavi per sboccare prossima alle convulsioni. Senti mi sembra ovvio, che il male minore sia questo. Ti giuro che non mi fai male, non sono nemmeno stanca!» mentì.
«Mi viene solo una fame porca, e al massimo tu segui le lezioni per entrambe mentre io svaligio le macchinette aggratis» sbadigliò stiracchiandosi.
«Visto! Sei stanca! Non va bene!»
«Amooooooo! Ero stanca anche prima! Sono stanca sempre perché non dormo, mica sei stata tu. E poi non sono stanca, è solo l'abbiocco da merenda.» le spiegò calmandola.

«Vabbè, ma c'erano anche altri effetti collaterali... più legati alla sfera emotiva e psicologica...» si fece silenziosa.
«Eh, quali?» chiese spazientita.

She Tastes So GoodDove le storie prendono vita. Scoprilo ora