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Le ragazze si guardarono negli occhi quando Cry in perfetta armonia con i pensieri e le emozioni della sua donatrice smise di succhiare. C'era una certa coordinazione nei loro gesti, i loro respiri uscivano all'unisono, i loro cuori battevano dello stesso ritmo. Come se non ci fosse bisogno di parlare, di dirsi altro, in una perfetta danza di consapevolezza reciproca, in una quiete ritualistica, importante. Lily allontanò il polso dalla sua bocca mentre Cry lo prese premendo i fori per dare il tempo al sangue di coagulare. Erano concentrate, sopraffatte dalle emozioni, incapaci di metterle a parole.

Quel incantesimo si spezzò quando Cry lasciò il polso di Lily e fece qualche passo indietro guardando il marchio che l'amica le aveva lasciato. Era coagulato particolarmente in fretta, doveva aver letto da qualche parte fosse a causa della saliva o di una sostanza particolare nella bocca dei vampiri, forse nei canini.

Lily si aspettava che Cry le chiedesse se andasse tutto bene, ma Cry non glielo chiese, rimanendo silente e riflessiva. Fece per aprire la porta del bagno e uscirono ancora in silenzio, in un silenzio che stava iniziando ad essere scomodo.
«Tutto bene?» chiese Lily dato che nessuno lo stava chiedendo a lei.
Cry come riportata a terra dalla sua voce annuì. C'erano emozioni estrane in lei, non riusciva proprio a capirle, la spaventavano, aveva paura di sentirle, di  saperne il significato.
Tutta quella profondità, quel calore, quel sangue dolce, perché le lasciava un gusto malinconico? Un bisogno, una paura di perdita? L'angoscia di perderne il controllo? Eppure quello che Lily aveva fatto per lei era così importante, ma proprio per questo le faceva paura.

Lilith percepì nel suo silenzio la tensione emotiva che Cry stava nascondendo, e anche se la paura di essere usata le scivolò lungo la spina dorsale, si obbligò ad ignorarla forzando un sorriso.
La verità era che erano entrambe così emotivamente instabili...
«Il mio vampirello si è saziato?» la punzecchiò prendendola a braccetto e appoggiando la testa alla sua spalla.
Cry sbuffò, rifiugiandosi nella loro quotidiana dinamica, lasciando perdere i pensieri.

«Devi mangiare ora...» le ricordó con rimprovero, nascondendo tra quelle parole un silente grazie.
«Andiamo alle macchinette» si appoggiò a lei e si incamminarono.
Era strano appoggiarsi a Cry e sentirla tanto stabile fisicamente, solitamente era deboluccia e la spostava solo col peso del proprio corpo. Almeno poteva essere lei quella stanca, per una volta.

La guardò e come sempre la vide bellissima, era proprio innamorata di lei... come non la era mai stata di nessun altro... era quello solo l'inizio di un suicidio? Sarebbe solo finita prosciugata del proprio sangue, delle proprie energie, del proprio amare? In cosa si era cacciata? Per quanto tempo ancora sarebbe riuscita a tenere tutto dentro quando solo a guardarla sentiva così intenso il desiderio di dirlo ad alta voce, di spiegarglielo nei dettagli tutto quello che sentiva per lei?

Alle macchinette si prese un bel po' di snack e del thè, non parlarono più di quel momento magico. Forse dovevano elaborarlo, capirlo. Lily prese la mano della vampira e la strinse seduta di fianco a lei, al tavolino, il suo cuore si agitò per il solo gesto, ma poi la lasciò andare veloce spaventata dall'emozione pura che provava. Temeva che Cry potesse sentire il suo cuore, o fiutare ombra del suo imbarazzo, della sua maniera ingenua di amare. Lo sentiva però, non poteva continuare così. Presto si sarebbe dichiarata. Ne aveva bisogno. Tutte quelle emozioni represse la stavano facendo impazzire.
Non era nemmeno uno scelta sua, era inevitabile. Prima o poi sarebbe successo, stava solo rimandando il momento. Non poteva più tornare indietro.

She Tastes So GoodDove le storie prendono vita. Scoprilo ora