Cap. Extra: Carlotta

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Era passato un anno e mezzo, e tante cose erano cambiate, anche se altre sembravano essere rimaste esattamente uguali.
Le cure di Logan, ormai, erano a carico completo della famiglia di Ascanio. Pietro e Flaminia, nonostante tutto, avevano deciso — o forse accettato — di farsi carico delle spese mediche del ragazzo, non solo per umanità, ma soprattutto perché avevano visto come Logan fosse diventato una parte fondamentale dell'equilibrio emotivo del figlio.

Da quando era entrato nella vita di Ascanio in modo stabile, il ragazzo sembrava più sereno, più stabile. Era tornato a suonare — il pianoforte, la chitarra, qualsiasi cosa gli capitasse sotto mano. Le dita correvano veloci e leggere, come se la musica fosse di nuovo una lingua che gli appartenesse davvero. Logan gli faceva bene, lo teneva con i piedi per terra, ma gli ricordava anche che era vivo, che aveva un cuore, che c'erano cose per cui valeva la pena restare.

Intanto, Flaminia e Pietro erano ancora distanti, divisi non solo dalla separazione formale, ma da anni di parole non dette, ferite mai rimarginate e rabbie covate nel silenzio.
Flaminia ormai era confermata paraplegica, non avrebbe più camminato: una realtà che aveva dovuto imparare a digerire giorno per giorno, tra fisioterapie inutili, giorni storti e altri peggiori. Viveva a casa di nonna Carla, che la assisteva e le teneva compagnia, offrendo quell'aiuto che Flaminia, con orgoglio e rabbia mescolati, rifiutava spesso, ma che alla fine accettava in silenzio.

Pietro invece aveva scelto di esserci comunque, sempre.
Continuava a lavorare come prima, ma ogni pausa, ogni finestra di tempo libero, la dedicava a lei, anche se Flaminia lo teneva a distanza. Non lo voleva accanto, almeno non ufficialmente, non apertamente. Ma lui c'era. Quando andava a trovarla, la sera principalmente, sedeva in cucina anche solo per un caffè con Carla e quando la donna si allontanava si alzava e le sistemava il plaid sulle gambe quando pensava dormisse. Non cercava di convincerla a nulla, ma non se ne andava mai davvero.

E poi c'era Carlotta.
Carlotta che ormai era diventata grande in silenzio, lasciandosi crescere da sola. Continuava a studiare danza classica con determinazione feroce, inchiodata all'idea che quella doveva essere anche la sua strada.
Aveva iniziato a capire, con una lucidità che faceva male, che qualcosa nel suo rapporto con il cibo non andava più bene. Lo sapeva. Non mangiava abbastanza, controllava tutto, pesava ogni briciola, si sentiva in colpa dopo ogni piccolo sgarro. Ma non voleva parlarne.

Già in passato il padre e Ascanio le avevano detto che c'erano, che avrebbero fatto qualsiasi cosa per lei. E lei ci aveva creduto.
Ma adesso Pietro aveva Flaminia da proteggere, Ascanio aveva Logan da amare e sostenere, e lei... lei non voleva essere un altro peso da portare.
Così taceva. Stringeva i denti, si allenava, sorrideva quando serviva, e si lasciava a se stessa nel resto del tempo.

In famiglia si parlavano, certo. Si vedevano. Si abbracciavano persino, ogni tanto.
Ma ognuno sembrava vivere la propria battaglia personale, incrociandosi nel corridoio come naufraghi su zattere diverse, vicini ma non insieme davvero.
Era passato un anno e mezzo.
E la vita, pur non tornando mai com'era prima, aveva imparato a scorrere comunque

Prima di rivolgersi a un medico, prima ancora di dover mettere in parole qualcosa che lei stessa non era certa di sapere come spiegare, Carlotta fece quello che fanno in molti, in silenzio, quando la paura supera il coraggio: andò su Internet.

Digitò termini vaghi all'inizio, come "problemi con il cibo", "controllo calorie", "stanchezza da dieta", ma presto l'algoritmo capì meglio di lei cosa stava cercando.
Fu così che si ritrovò in forum dove ragazze come lei parlavano di sé. Di come passassero ore a leggere le etichette nutrizionali, di quanto contasse ogni caloria, ogni grammo, ogni sgarro vissuto come un crimine. Di come si pesassero tre, quattro volte al giorno.
Man mano che leggeva, il sangue le si gelava nelle vene.

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