Cap. Extra: Principino

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Quella mattina Ascanio si era svegliato con un solo pensiero in testa: non aveva voglia di andare a scuola. E, per quanto fosse meschino usare la madre come scusa, sapeva che sarebbe stata la via più semplice per convincere suo padre.

A colazione, con un'aria vagamente abbattuta, aveva detto a Pietro che voleva passare più tempo con sua madre, che stare a scuola lo faceva sentire distante da lei e che avrebbe preferito esserle accanto, anche solo per starle vicino. Pietro non aveva obiettato. Nonostante sapesse che saltare la scuola non era la soluzione migliore, non ebbe il cuore di dirgli di no. Così, dopo avergli dato un buffetto sulla testa, lo accompagnò davanti all'ospedale e lo lasciò lì.

Appena entrato, la prima cosa che fece Ascanio fu dirigersi nella stanza della madre. Era un'abitudine ormai. Passò dalla reception per ritirare i fiori che aveva ordinato e si avviò verso la sua camera, cercando di farsi largo tra infermieri e pazienti nei corridoi. Entrò silenziosamente, posò i fiori nel vaso accanto al letto e si avvicinò a lei.

"Buongiorno, mamma."

Il solito silenzio fu l'unica risposta. Il bip costante dei macchinari era l'unico suono nella stanza. Ascanio sospirò, prese la sua mano tra le sue per qualche secondo, poi la lasciò andare con delicatezza. "Oggi salto scuola per stare qui. O almeno, così ho detto a papà. Ma in realtà..." fece un sorrisetto, "...in realtà vado a vedere Logan."

Come se sua madre potesse sentirlo e rimproverarlo, si voltò in fretta, sistemò meglio i fiori e uscì dalla stanza, dirigendosi dritto verso quella di Logan.

Aveva con sé una busta piena di colori, di ogni tipo: matite, pastelli, pennarelli, acquerelli. Non aveva idea di cosa gli servisse di preciso, quindi aveva comprato tutto. Appena arrivato davanti alla porta della stanza di Logan, però, si accorse che il ragazzo stava dormendo.

Un sorriso malizioso gli incurvò le labbra.

Questa era un'occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire.

Si avvicinò piano al letto, trattenendo a stento la risata, e poi, con voce improvvisamente alta, quasi urlata, esclamò: "LOGAN!"

Il ragazzo si svegliò di soprassalto, spalancando gli occhi e scattando in posizione semi-eretta nel letto come se fosse appena stato catapultato in un campo di battaglia. "CHE CAZZO!"

Ascanio scoppiò a ridere. "Buongiorno, dormiglione."

Logan impiegò un paio di secondi a realizzare cosa fosse successo. Poi strinse gli occhi, fissando Ascanio come se stesse decidendo in quale modo ucciderlo. "Tu. Sei. Morto."

Ascanio, ancora ridendo, gli lanciò addosso la busta dei colori. "Ti ho portato quello che volevi. Avanti, ringraziami."

Logan sbuffò, afferrando la busta e sbirciandoci dentro. Poi alzò un sopracciglio, decisamente meno irritato rispetto a pochi secondi prima. "Hai comprato qualsiasi cosa esistente nel reparto cancelleria?"

"Non sapevo cosa ti servisse, quindi ho preso tutto."

Logan scosse la testa, ma un sorriso gli incurvò le labbra. "Principino, sei ufficialmente pazzo."

Ascanio si sedette sulla sedia accanto al letto. "Solo perché ho speso soldi per te? Consideralo un investimento."

Logan lo guardò con sospetto. "Un investimento per cosa?"

Ascanio si appoggiò allo schienale con aria soddisfatta. "Per vedere cosa riesci a disegnare con tutto questo. Voglio vedere se vali davvero qualcosa o se sei solo un grande bluff."

Logan rise. "Ah, vuoi sfidarmi? Bene, allora preparati, principino. Ti dimostrerò che sono un dannato genio."

Ascanio incrociò le braccia. "Vedremo."

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