Cap. Extra: Famiglia Disfunzionale

284 10 5
                                        

Passarono quattro anni e ormai Carlotta e Ascanio erano in piena adolescenza. La casa, una volta colma di risate infantili e giochi spensierati, ora era spesso teatro di discussioni, porte sbattute e silenzi carichi di tensione. La verità era che a gestire tutto era principalmente Pietro. Era lui a occuparsi dei figli, ad ascoltarli quando litigavano tra loro o quando tornavano da scuola con i primi drammi adolescenziali, le delusioni, le pene d'amore e le insicurezze tipiche della loro età.

Flaminia, invece, era sempre più distante. Non perché non li amasse, ma perché la sua vita era stata, ed era ancora, dominata da un solo amore incondizionato: la danza. L'accademia che aveva costruito con le proprie mani, il suo lavoro, la sua missione personale di rivoluzionare il mondo del balletto la assorbivano completamente. Passava più tempo nelle sale da ballo, immersa nella disciplina e nella perfezione dei movimenti, che a casa con la sua famiglia. E questo, lentamente, iniziava a pesare sui gemelli.

Negli ultimi anni, Flaminia si era persa molte delle tappe importanti della crescita dei suoi figli. Non aveva assistito ai saggi di pianoforte di Ascanio, dove il ragazzo, con il suo talento naturale, incantava tutti con la delicatezza delle sue composizioni. Non era stata presente ai saggi di danza di Carlotta, che calcava il palco con una grazia impressionante per la sua età. La madre non li aveva mai illusi promettendo che sarebbe andata se poi non poteva esserci. Era stata sincera, diretta. Ma la sua assenza continuava a lasciare un vuoto difficile da colmare.

Pietro, dal canto suo, si trovava sempre in bilico. Da un lato, cercava di essere un padre presente, un punto di riferimento per Ascanio e Carlotta, sostenendoli in tutto. Dall'altro, si sentiva sempre più frustrato nel dover giustificare Flaminia con i ragazzi, nel dover essere quello che rattoppava i vuoti che lei lasciava. Non era un problema di amore: Flaminia amava i suoi figli, ma la sua mente e il suo corpo erano ossessionati dalla danza, dalla disciplina, da quel mondo che l'aveva resa ciò che era. E Pietro iniziava a chiedersi se, prima o poi, quella ossessione li avrebbe spezzati a lungo andare .

Quella mattina, dopo aver accompagnato i ragazzi a scuola, Pietro prese una decisione. Salì in macchina e si diresse direttamente all'accademia.

Sapeva dove trovarla. Flaminia, nonostante fosse la direttrice, passava più tempo in sala a provare che nel suo ufficio. Non aveva mai smesso di allenarsi, come se il tempo per lei non esistesse. Quando entrò nella sala principale, la trovò esattamente dove si aspettava: al centro dello spazio, con le luci che illuminavano il pavimento di legno lucido, intenta a ripetere una sequenza di passi con la solita precisione maniacale.

Il suono della musica classica risuonava nella sala, scandendo i movimenti della donna. Pietro si fermò vicino alla porta, incrociando le braccia al petto. Rimase lì per qualche secondo, osservandola in silenzio. Era ipnotica. Anche dopo tutti quegli anni, vederla ballare era qualcosa di mistico, magnetico. Ma oggi non era lì per ammirarla.

Fece qualche passo avanti e alzò la voce:
"Dobbiamo parlare."

Flaminia non smise di ballare. Continuò a muoversi, leggera e precisa come sempre, come se non l'avesse sentito. Pietro strinse la mascella. Era sempre così. Ogni volta che provava a toccare l'argomento, lei si rifugiava nel movimento, nel ritmo, nei passi perfetti che la proteggevano da tutto ciò che era fuori da quella sala.

"Flaminia." Questa volta il suo tono era più fermo.

Lei continuò. Un giro, un passo, un altro ancora. Il sudore le imperlava la pelle, i capelli raccolti in un perfetto chignon. La sua concentrazione era totale. Quasi ossessiva.

Pietro avanzò ancora di un passo. "Devi smetterla di scappare."

A quel punto, Flaminia rallentò leggermente. Pietro lo notò e colse l'opportunità. "Carlotta e Ascanio stanno crescendo senza di te."

OBSESSIONDove le storie prendono vita. Scoprilo ora