Il silenzio calò nella casa come una coltre pesante, soffocante. Carlotta e Ascanio varcarono la soglia, aspettandosi di vedere il padre come sempre, magari intento a cucinare qualcosa o seduto sul divano con il telefono in mano. Ma invece, c'era solo lei.
Flaminia.
Seduta composta sulla poltrona del soggiorno, la madre li attendeva con un'espressione che non prometteva nulla di buono. Carlotta si fermò sulla soglia, istintivamente, come se l'aria intorno fosse diventata improvvisamente irrespirabile. Ascanio, accanto a lei, strinse gli occhi come per cercare una spiegazione, mentre lo zaino gli scivolava lentamente dalla spalla.
"Dov'è papà?" chiese con un filo di voce.
Flaminia inspirò lentamente, poi batté una mano sul divano accanto a sé.
"Sedetevi."
I gemelli esitarono, ma alla fine si sedettero davanti a lei, sentendosi per la prima volta in vita loro due bambini di fronte a un'estranea.
Carlotta aveva già un brutto presentimento. Lo sentiva nello stomaco, nelle ossa.
La madre li osservò per qualche secondo. Poi iniziò a parlare.
"Vostro padre non tornerà. O almeno, non tornerà a vivere qui...almeno finché io sarò qui."
Ascanio si irrigidì. Carlotta sentì un brivido gelido risalirle la schiena. Nella loro testa, i loro genitori erano sempre stati un'unità, indissolubili anche nelle differenze, anche nel loro amore complicato e difficile.
"Perché?" chiese Ascanio, la voce dura.
Flaminia si passò una mano tra i capelli, poi incrociò le gambe, mantenendo lo sguardo fisso su di loro.
"Perché io ho un'altra relazione."
Il tempo si fermò.
Carlotta sentì il cuore crollarle nel petto. Il cervello si rifiutava di processare quelle parole, di accettarle. Le dita cercarono istintivamente la mano di Ascanio, stringendola con forza, aggrappandosi a lui come unica ancora di stabilità.
"Stai scherzando..." sussurrò, ma Flaminia scosse la testa.
"No."
Carlotta avrebbe preferito qualsiasi altra risposta.
"Da quanto?" domandò Ascanio, la voce piatta, gelida.
Flaminia mantenne la sua solita calma glaciale.
"Un anno e mezzo."
Carlotta trasalì. Un anno e mezzo.
Un anno e mezzo in cui loro erano rimasti fedeli all'immagine della madre ballerina, forte, incrollabile. Un anno e mezzo in cui avevano giustificato ogni sua scelta, accettato ogni sua assenza, ogni sua mancanza. E tutto per cosa?
Per un uomo che non era il loro padre.
"Inizialmente era solo sesso."
Carlotta chiuse gli occhi, sentendo la nausea montarle in gola. Come poteva dire quelle cose con tanta freddezza? Come se fosse una confessione qualunque, come se non stesse distruggendo il mondo sotto i loro piedi.
Flaminia proseguì, con lo stesso tono calmo e misurato.
"Ma con il tempo, ho iniziato a provare qualcosa di più. Sentimenti... forti."
Carlotta scattò in piedi. Non poteva più stare seduta ad ascoltare quelle parole.
"Tu stai mentendo."
La madre la guardò.
"No."
Carlotta sentì il cuore esploderle nel petto. Si voltò verso Ascanio, in cerca di un appiglio, di una reazione, di una qualsiasi cosa. Ma lui era impietrito.
