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85.NUOVE AVVENTURE

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I giorni a Dubai scorrevano lenti e dorati, come se il tempo stesso avesse deciso di regalar loro una tregua.

Una mattina Aelita e Manuel decisero di portare i bambini a una gita in barca lungo la costa. Sammy invece era rimasta in giro per Dubai con André e i suoi bambini, volevano visitare la famosa torre che vedevano dalla spiaggia dove andavano sempre.

Bruno, Hans e Thomas indossavano i giubbotti di salvataggio con l'entusiasmo di chi non aveva mai visto il mare da quella prospettiva. Hannah, nella sua seggiolina, osservava tutto con gli occhi azzurri spalancati.

Manuel teneva il timone con una mano e con l'altra stringeva quella di Aelita.

"Guarda come sono felici", disse lui a bassa voce.

Aelita sorrise, aveva i capelli biondi mossi dal vento.

"Sì. E tu? Sei felice?"

"Quando ti vedo così, sì."

"Così come!"

"Quando stai con me, con noi, ci proteggi. Sei una bravissima ragazza! Ho scelto proprio bene. Sei poi tra le altre cose una grande barista, poi una madre e moglie."

In quel momento un uomo sulla barca vicina si voltò un po' troppo a lungo verso Aelita. Manuel lo notò immediatamente e la mascella gli si tese.

"Manu", lo richiamò lei dolcemente, stringendogli le dita. "È solo uno sguardo."

"Lo so." La voce era calma, ma gli occhi azzurri erano diventati più scuri. "Però non mi piace."

Aelita gli appoggiò la testa sulla spalla.

"Non c'è niente di cui preoccuparsi, scemo."

Lui annuì, ma per il resto della gita tenne la mano. Era troppo geloso e sbagliava, lui lo sapeva ma era più forte di lui.

Nel pomeriggio le due famiglie si ricongiunsero e mentre i bambini giocavano in piscina sotto lo sguardo attento delle due famiglie, Manuel e Aelita si sedettero all'ombra. Lei indossava un costume semplice e un pareo leggero. Più di un uomo, passando, rallentò lo sguardo su di lei.

Manuel non disse niente per un po'. Poi, a voce bassa:

"Se potessi, ti terrei sempre con me. Così nessuno potrebbe guardarti."

Aelita lo fissò, un sorriso dolce e un po' stanco.

"E io avrei bisogno di aria, ogni tanto. Lo sai. Manuel se non la smetti..... Io torno a Roma."

"Lo so che hai bisogno d'aria. No. Manuel no. Vuoi litigare dopo stanotte??" Lui le prese la mano e se la portò alle labbra.

"No non voglio ma... Mi fai sentire in gabbia. Amore mio non sembro libera come dici. Non ti basta?"

"Ma cosa non mi basta? Sapere che stiamo sempre assieme finché non ci stremiamo e che hai la fede al dito?"

"Sì. Esatto. Se continuassi così, giuro che ti lascerei."

"Nah. Non lo faresti perché mi ami troppo."

"Sei un grandissimo bastardo."

"Mh ok. Me la tengo questa!"

"Sì! Devi tenerti tutto amore mio. Tanto lo sai che resto qui e non mi muovo. Ti amo, ma sono allergica alla gelosia!"

"È un guaio. Io mi sento così strano. Dopo tutto quello che è successo... faccio fatica a non essere geloso."

"Allora ricordati di questo." Lei si sporse e gli lasciò un bacio lento sulla bocca, sotto gli occhi dei bambini che risero. "Sono qui, con te e con loro."

"Allora ok! Cercherò di calmarmi ma non ti assicuro niente"

"Adoro il fatto che ti importa di me, adoro che mi ami, adoro tutti i nostri momenti meravigliosi assieme dentro e fuori dal letto, ma ho bisogno di spazio perché mi sento in trappola."

Quella sera, dopo che i piccoli si furono addormentati, Aelita e Manuel rimasero ancora una volta sulla terrazza. Il vento caldo portava l'odore del deserto e del mare.

Manuel la strinse da dietro aveva il mento appoggiato sulla sua spalla era chiaro ciò che dopo sarebbe accaduto.

"Mi sei mancata anche oggi. Mentre giocavi con i bambini, mentre ridevi... mi sei mancata."

Aelita si voltò tra le sue braccia e gli accarezzò il viso.

"E tu sei mancato a me. Anche quando sei geloso in modo ridicolo, senza fondamento e senza senso."

"Ridicolo, senza fondamento e senza senso, eh?" Le disse abbracciandola abbastanza forte.

"Un po'." Sorrise. "Mi piace sapere che ti importa così tanto di me." Gli disse lei ricambiando l'abbraccio.

Si baciarono piano, a lungo, senza fretta. Era un bacio fatto apposta per mettere pace dopo il litigio avuto poco prima.
Dopo mesi di paura, di lontananza e di ombre, poi dopo i primi mesi che lui passò bloccato in Germania con l'emergenza Covid, poter stare così aveva il sapore di un miracolo.

Intanto, a migliaia di chilometri di distanza, due uomini osservavano uno schermo.

Marco, il biondo con il tatuaggio maori che gli copriva il braccio, scrollò le informazioni sul telefono.

"Sono ancora a Dubai."

Enrico, gli occhiali che gli scivolavano sul naso, annuì con aria cupa.
Oramai era molto difficile riconoscersi dopo i mesi di carcere che avevano vissuto.

"E le donne?"

"Sembrano... felici." La parola gli uscì come un insulto. "Comunque si sa che la felicità non dura per sempre."

Marco strinse i pugni.

"Hanno dimenticato chi eravamo e chi siamo."

"Allora glielo ricorderemo." Enrico sistemò gli occhiali.

"Piano e senza fare rumore. Prima raccogliamo tutto e poi... quando torneranno a Roma, o in Germania... ci saremo, li riprenderemo."

Marco fissò le foto sfocate delle due famiglie in vacanza. Aelita che sorrideva e Sammy che teneva per mano i bambini.

"Non sanno ancora che li stiamo guardando."

"Meglio così", rispose Enrico. "Il primo errore lo hanno già fatto. Pensare di essere al sicuro."

"A frequentarmi sei diventato come me."

"È vero. Stiamo diventando uguali Marco."

A Dubai, sulla terrazza illuminata dalle luci della città, Aelita non sapeva niente di tutto questo.
Sentiva solo le braccia di Manuel intorno a lei e il battito del suo cuore contro la schiena.

"Promettimi che resterà così", mormorò.

Manuel le baciò i capelli.

"Farò di tutto perché resti così."

Lei chiuse gli occhi e si abbandonò a quella promessa.

Non sapeva che, lontano da loro, due ombre avevano già iniziato a muoversi di nuovo. Non sapevano che la tregua, prima o poi, sarebbe finita.

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⏰ Ultimo aggiornamento: 3 days ago ⏰

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