Janina era al quinto mese di gravidanza e la pancia ormai si vedeva bene sotto il maglione largo. Quella sera avevano organizzato una cena tutti e quattro a casa loro, a Monaco. La tavola era piena di piatti: Aelita aveva cucinato il tiramisù e un po' di pasta al forno come ai vecchi tempi mentre i bambini giocavano nell'altra stanza.
Janina serviva il secondo con un sorriso tranquillo, ma i suoi occhi non smettevano di osservare. Vedeva come Johann e Aelita si guardavano ogni tanto. Non era niente di evidente, solo un secondo di troppo, uno sguardo che si incrociava e poi scappava via. Dentro di lei il sospetto cresceva, silenzioso e doloroso, ma lei non diceva niente. Non era il tipo. Voleva bene a tutti, anche ad Aelita. Preferiva tenere quel nodo nello stomaco piuttosto che rovinare tutto.
"Allora Manuel" disse Janina mentre si sedeva di nuovo,
"come sta andando con la squadra? Johann mi ha detto che hai fatto una bella parata. Poi c'è stato Lewandoski che ha segnato un gol bellissimo domenica."
Manu sorrise, rilassato, e si versò un altro bicchiere di vino.
"Va bene. Da capitano ho un sacco di responsabilità. Stiamo lavorando sodo. Tra Bayern e nazionale tedesca mi stanno tirando parecchio, però. A volte mi sembra di vivere più in aereo che a casa."
Johann rise piano.
"Dopo tutto ciò che abbiamo passato assieme, ora siamo diventati uomini. Oddio Manu sto per diventare padre...."
"Dai cretino. Sarai un padre bravissimo, esattamente come me! Dai che sarai bravo, sú!"
"Dai... Sarai un padre bravissimo, sarai bravo, sarai quello che sarai!!" Disse Aelita.
Manu posò la forchetta e guardò la moglie con un'espressione seria ma dolce.
"Amore, ho deciso una cosa" disse all'improvviso, davanti a tutti.
"Torniamo a Roma. Stabilmente, questa volta."
Aelita alzò la testa di scatto, sorpresa.
"Come... Roma?"
"Sì" continuò lui, stringendole la mano sul tavolo.
"Ti vedo, sai? Qui stai bene, sei tranquilla, ma ti manca il tuo bar, ti manca l'atmosfera di Roma, i tuoi amici, Ian, il tuo capo. Hai solo ventisette anni e sei già madre di tre figli. Meriti di tornare a lavorare, di sentirti di nuovo indipendente. Voglio che tu possa riprendere quella vita che hai lasciato.
Io mi sposterò per le partite importanti e per gli impegni con la nazionale. Tu ogni tanto verrai a Monaco con me. La nostra casa sarà di nuovo a Roma."
Nella stanza calò un silenzio denso.
Aelita aveva gli occhi lucidi.
"Manu... dici sul serio? Non lo fai solo perché pensi che io stia male?"
"Lo faccio perché ti amo" rispose lui semplicemente.
"Perché vedo che anche se sorridi, una parte di te è rimasta là. Voglio che tu sia felice davvero."
Janina sorrise con calore sincero, anche se dentro sentì una piccola stretta.
"È una decisione bellissima" disse piano. "L'amicizia che abbiamo costruito è troppo importante. Continueremo a vederci, vero? Cene a quattro, bambini insieme... non voglio perdere tutto questo."
Johann annuì, lo sguardo che sfiorò per un istante quello di Aelita.
"Certo. Noi ci saremo sempre."
La cena finì tra chiacchiere sul calcio, sul bar Roma e sui bambini. Sotto sotto rimaneva quella corrente elettrica che solo loro quattro sentivano.
Andati via da casa i loro amici, Aelita e Manu erano già sotto le coperte. La stanza era in penombra, illuminata solo dalla luce debole di una lampada sul comodino.
Lei si girò verso di lui e gli accarezzò il petto nudo.
"Grazie" sussurrò. "Non mi aspettavo che facessi una cosa del genere per me. Pensavo che Johann, la squadra, la nazionale... fossero troppo importanti."
Manu la attirò più vicino e le baciò la fronte.
"Tu sei più importante di tutto. Ho visto che stavi male, anche se cercavi di nasconderlo. Potremmo addirittura vivere con un unico stipendio, però ti conosco troppo bene, tu non ce la faresti a non lavorare. Questo lo apprezzo tantissimo. "
Si baciarono lentamente. Il bacio diventò più profondo, più urgente. Fecero l'amore con calma, ma con intensità. Aelita si sentiva amata, quasi venerata tra le sue braccia. Le piaceva il modo in cui Manu la toccava, il modo in cui la guardava mentre entrava dentro di lei. Si sentiva libera e allo stesso tempo sottomessa, perché era innamorata, ma lei non lo capiva. Questo dualismo non lo capirà mai.
Consapevole di avere una vita sua, un lavoro che desiderava, ma di aver scelto di restare a Gelsenkirchen per lui, per la sua carriera, per la famiglia. Adesso in quella stessa casa di Monaco lui le stava restituendo un pezzo di quella libertà, dicendole di ritornare a Roma.
Quando finirono, lei rimase con la testa sul suo petto, ascoltando il battito del suo cuore.
"Ti amo, Manu" disse.
"E io amo te" rispose lui, passandole le dita tra i capelli. "Andrà tutto bene a Roma."
Aelita chiuse gli occhi, ma nella sua mente passò per un secondo l'immagine di Johann. Non fu desiderio, fu solo quel legame strano, troppo profondo per essere solo amicizia, che non se ne andava del tutto.
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Janina, dall'altra parte della città a Gelsenkirchen, accarezzava la sua pancia e guardava il soffitto. Sospettava. Sentiva, però scelse ancora una volta di non scavare. Preferiva il silenzio al dolore.
E la vita continuò così, tra Roma, Gelsenkirchen e a Monaco, tra verità dette e verità taciute.
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AELITA
Fanfiction🩷🗽 FANFIC PARZIALMENTE ISPIRATA A CODE LYOKO Questa storia percorre le vicende di Aelita Stonz una ragazza americana di circa ventidue anni che si ritrova a combattere in un mondo virtuale sconfiggendo il nemico feroce Xana. In queste sfide è aff...
