Passarono i mesi e le due giovani instaurarono una confidenza molto forte con i due ragazzi che le avevano asciugato le lacrime, fatto compagnia quando dormivano e raccontato anche loro tutte le avventure che definivano "scorribande romane".
Non si resero neanche conto che tutti quei gesti non erano disinteressati infatti erano sintomo di qualcosa che a lungo andare si era trasformato in amore.... Su questo i loro ex mariti avevano ragione.
Poi come abbiamo visto Andrea e Giuseppe sparirono del tutto con le loro fiamme, altro che non vi libererete mai di noi come dire menomale che son spariti.
Dopo mesi si ritrovarono esattamente così....
La luce dell’alba filtrava tra le tende leggere di Villa Bernabei, tagliando la stanza in strisce dorate che sembravano voler svegliare Aelita prima ancora che suonasse la sveglia. Lei aprì gli occhi lentamente, con quella stanchezza profonda che solo una madre di sette figli può conoscere. Aveva ventisette anni, ma certe mattine se ne sentiva quaranta.
Si tirò su a sedere, i lunghi capelli biondi che le cadevano sulle spalle come seta stropicciata. Il suo corpo era magro, asciutto, segnato da gravidanze troppo ravvicinate, eppure conservava una bellezza fragile, quasi luminosa. Gli occhi azzurri, grandi e limpidi, erano la parte che tradiva di più la sua stanchezza.
Accanto a lei, il letto era vuoto.
Di nuovo.
Alessio non era rientrato.
Aelita sospirò, infilando i piedi nudi sul pavimento freddo. Non era sorpresa: suo marito aveva ventiquattro anni, un fascino romano e sfrontato che sembrava attirare guai come una calamita. Tatuaggi artistici gli correvano sulle braccia, sul petto, sulla schiena; un piercing sotto al labbro gli dava quell’aria da eterno ragazzaccio che aveva fatto impazzire mezza Roma… e che ora la faceva solo tremare.
Si avviò verso la cucina.
Il silenzio della villa era un lusso temporaneo: tra pochi minuti sarebbe esploso in un caos di voci, pianti, risate, zaini da preparare e scarpe da cercare.
Appena mise su il caffè, sentì il primo rumore di passi.
"Mammaaaa!"
Fabio, il primogenito, comparve con i capelli arruffati e gli occhi ancora mezzi chiusi. Dietro di lui arrivarono Valentina, Anna, Caterina, Katia, il piccolo Francesco — l’unico che portava un nome che le stringeva il cuore — e infine Ruggero, l’ultimo arrivato, ancora con il ciuccio in bocca.
Sette figli in un anno.
Una follia.
Una vita che nessuno avrebbe creduto possibile.
Eppure eccoli lì.
Aelita distribuì colazioni, baci, rimproveri dolci.
Era brava, in questo.
Era nata per amare, non per essere amata.
Quando finalmente la casa sembrò prendere un ritmo, la porta d’ingresso si aprì.
Alessio entrò con passo lento, la giacca di pelle buttata sulla spalla, il piercing che brillava alla luce del mattino. I tatuaggi sulle braccia sembravano più scuri del solito, come se la notte li avesse assorbiti.
" ’Giorno, raga."
Un sorriso storto ai bambini.
Nessuno sguardo per lei.
Aelita non disse nulla.
Non davanti ai figli.
Quando la tata arrivò e li portò tutti a scuola, la villa tornò silenziosa.
Un silenzio pesante, pieno di cose non dette.
Alessio si versò un bicchiere d’acqua.
Lei lo guardò.
Lui evitò i suoi occhi.
"Dove sei stato?" chiese Aelita, con una calma che non era calma, ma rassegnazione.
"Prove. Serata lunga. I Dear Jack devono preparare il tour."
"E mo li chiami "Dear Jack", poi in terza persona e le prove si fanno nei locali notturni?"
La sua voce era un filo, ma tagliente.
Alessio strinse la mascella.
"Non ricominciare."
Aelita non rispose.
Il suo sguardo era caduto sulla giacca di lui, abbandonata sulla sedia.
Dalla tasca interna spuntava un lembo di stoffa chiara.
Un nastro di seta bionda.
Non suo.
Non delle figlie.
Lo prese tra le dita.
Notò che era morbido, profumato.
Aveva un profumo dolce, femminile, che non apparteneva a quella casa.
Il telefono di Alessio vibrò sul tavolo.
Lo schermo si illuminò.
Arrivò un messaggio, fu una frase breve, comunque letale.
“Mi manchi già. Ieri notte era solo l’inizio.”
Aelita sentì il mondo inclinarsi.
Il respiro le si spezzò in gola.
Alessio afferrò il telefono troppo in fretta.
Come se fosse troppo colpevole.
Lei lo guardò.
Lui guardò il pavimento.
"Chi è?"
La sua voce era un sussurro.
Un sussurro che tremava.
Alessio non rispose.
E poi in quel silenzio, Aelita capì che la sua vita stava per cambiare.
Di nuovo.
E poi questa volta non in meglio.
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AELITA
Fanfiction🩷🗽 FANFIC PARZIALMENTE ISPIRATA A CODE LYOKO Questa storia percorre le vicende di Aelita Stonz una ragazza americana di circa ventidue anni che si ritrova a combattere in un mondo virtuale sconfiggendo il nemico feroce Xana. In queste sfide è aff...
