63.HANNAH NEUER?

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Era una mattina calma, una di quelle in cui Roma sembrava respirare piano.
Aelita era in bagno, seduta sul bordo della vasca, con il test di gravidanza tra le mani.

Appena fu possibile vide quelle fatidiche due lineette chiare ed inequivocabili apparire.

Era felicissima, avrebbe voluto davvero a tutti i costi una femmina, dopo tutti quei maschietti. Tutta la felicità fu risucchiata, suo malgrado, dalla tristezza e dalla mancanza di sicurezze che improvvisamente fecero spazio a sconforti vari ed altro che teneva sotterrato nei pensieri suoi.

"No..." sussurrò, portandosi una mano alla bocca.
"No... davvero?"

Quello non era un "no" di rifiuto. Era un "no" incredulo, stupito, tremante che nascondeva la difficoltà di mettere al mondo un figlio in un mondo che è completamente sbagliato.

Si potrebbe pensare che loro vivono in una bellissima città che è la capitale d'Italia. È esattamente una città ricca di storia, bellissima, è detta la città eterna per questo perché il suo fascino è eterno e dunque non svanisce mai.
Ovviamente però nessuno è costretto a vivere con il costante pensiero che Marco ed Enrico possano rovinarti l'esistenza, nessuno poi può costringere i figli a crescere prima del tempo solo per imparare a difendersi.
Purtroppo lei e suo marito lo stavano facendo nonostante abbiano vissuto per un bellissimo periodo indefinito in Germania.

Una cosa almeno è certa: Aelita non poteva lasciare il lavoro al bar, per far vivere i figli in grazia di Dio in Germania e per agevolare suo marito con il lavoro ed i suoi affetti.
Non doveva sacrificarsi per la causa, non doveva più.

Nel frattempo la ragazza continuava a rimanere assorta nei suoi pensieri e non sapeva che fare era una situazione difficile e non era una questione che non voleva il bambino perché fosse indesiderato o non era una questione perché più immaginava non fosse di suo marito era solo una questione del perché vivendo a Roma aveva paura che Marco potesse farle del male.

Improvvisamente Manuel bussò piano alla porta, poiché non vedeva sua moglie uscire.

"Aeli? Tutto bene?"

Lei chiuse gli occhi, prese un bel respiro e solo poi aprì la porta.

Manuel la guardò. Era abbastanza confuso non stava capendo granché. La conosceva e non era difficile capire che c'era qualcosa che non andava.

"Amore... che succede? Sei pallida. Ma che hai visto un fantasma? Amore! Sono Manu."

Aelita gli porse il test senza dire una parola.

Manuel lo guardò, poi guardò lei e poi di nuovo il test.

"Aeli... sei...?"

Lei annuì con gli occhi lucidi.

"Sì."

Manuel rimase immobile per un secondo. Poi le prese il viso tra le mani.

"E se fosse una bambina?" sussurrò, come se avesse paura di dirlo troppo forte.

"Credo e spero di sì."

Lui la strinse forte sollevandola da terra.

"Aelita... amore mio...
Sarebbe meraviglioso avere una bambina..."

Lei rise e pianse insieme.

"Manu... ho paura."

"Di cosa?"

"Di tutto.
Di Marco.
Di Enrico.
Di Roma.
Di... di non farcela.
Forse se restavamo a Monaco, nasceva in Germania e forse avremmo avuto problemi minori, per non dire proprio nessuno."

 AELITA La tua prossima ossessione. Scoprilo ora