29. ELENA E CARMEN

9 2 0
                                        

Non erano nate cattive, infatti nessuno lo era veramente.
Loro avevano imparato presto che nel mondo reale la bontà non protegge, non salva, non paga.
Così avevano scelto la strada che garantiva sopravvivenza, potere, controllo.

Non erano modelle.

Non erano ciò che mostravano.

Erano ciò che serviva.

Carmen osservava il proprio riflesso nella finestra dell'attico.
La città si stendeva sotto di lei, piena di luci e ombre.
Le piaceva guardarla dall'alto: le dava la sensazione di essere intoccabile.
Un brivido le percorse la schiena mentre le dita sfioravano il vetro, come se volesse catturare la luce della città e tenerla per sé.
Il cuore le accelerava leggermente, un battito che non era paura, ma eccitazione.

"Ti stai preparando?" chiese una voce alle sue spalle.
Enrico era in piedi, le braccia incrociate, lo sguardo analitico di chi non perde mai un dettaglio.
Carmen non si voltò.

"Mi preparo sempre."

"Non sembrava" rispose lui, con un tono neutro.
Lei sorrise appena, un sorriso sottile, carico di sfida e seduzione.

"Tu non capisci. Per entrare nella vita di qualcuno, devi prima entrare nella tua parte."

Enrico si avvicinò un passo, la sua mano sfiorò appena il bordo del tavolo vicino al corpo di Carmen. Il gesto era minimo, quasi casuale, ma sufficiente a farle percepire un brivido lungo il braccio.

"E qual è la tua parte, oggi?"
Carmen si voltò lentamente, i capelli le caddero sulle spalle come una cortina.

"Quella che serve."

Non aggiunse altro.
Non serviva.
Dietro la sua sicurezza c'era un vuoto che nessuno aveva mai colmato.
Un vuoto che lei riempiva con ruoli, maschere, identità temporanee.
Ogni volta una donna diversa.
Ogni volta una versione di sé che non esisteva.
Eppure, in quel vuoto, c'era anche la sua forza.
Ogni volta che la città dormiva sotto di lei, sentiva il potere mescolarsi a una solitudine che sapeva di ricordo mai cancellato.

Elena era diversa.
Più silenziosa, più calcolatrice, più pericolosa proprio perché non sembrava tale.
Era seduta sul divano, le gambe accavallate, un libro aperto sulle ginocchia.
Non lo stava leggendo, forse lo stava usando soltanto per pensare.
Quando Marco entrò senza bussare, Elena sentì un calore improvviso alle gambe quando i loro piedi si sfiorarono per caso.
Un contatto breve, innocente, eppure sufficiente a farle accelerare il cuore.

"Ti vedo concentrata."

"Sto riflettendo" rispose lei, senza alzare lo sguardo.
Il modo in cui Marco si mosse accanto a lei, avvicinandosi allo spazio del divano, la fece percepire la sua presenza come una corrente elettrica.

"Su cosa?"

"Su di loro."

"Le mogli?"

"I mariti" precisò Elena.
"Sono più fragili di quanto sembrino."

Marco sorrise, e appoggiò la mano sul bracciolo vicino a lei, così vicino che la loro pelle quasi si sfiorava.

"Tutti gli uomini lo sono."
Elena chiuse il libro.

"Non tutti... In realtà alcuni uomini sono solo... vuoti."

Marco la guardò con attenzione intensa.

"E loro?"

"Loro sono in bilico" disse Elena.
Fece una pausa, poi continuò.
"È il momento perfetto per entrare."

Marco annuì, e la sua mano scivolò appena sul bordo del divano, vicino alle gambe di Elena, senza essere invadente ma lasciando intendere consapevolezza e controllo.

 AELITA La tua prossima ossessione. Scoprilo ora