Dormirono insieme.
Nello stesso letto.
Nella stessa stanza.
Ma non nello stesso amore.
Aelita piangeva in silenzio, girata di spalle.
Manuel non chiuse occhio.
Ogni volta che lei singhiozzava piano, lui tratteneva il fiato.
Ogni volta che lei si muoveva, lui si irrigidiva.
Non osava toccarla.
Non osava parlarle.
Non osava respirare troppo forte.
La notte era un muro tra loro.
La mattina, i bambini entrarono in camera.
"Mammaaaa! Papààà! Colazione!"
Aelita si asciugò gli occhi con la mano.
Manuel si tirò su dal cuscino come se avesse un macigno sul petto.
Lei sorrise.
Un sorriso finto, tirato, fragile.
"Arriviamo subito, amore."
Manuel annuì.
"Sì, certo... arrivo."
I bambini li guardarono.
Troppo a lungo.
Troppo seri.
Bruno sussurrò a Hans:
"Papà ha gli occhi rossi."
Hans rispose piano:
"Mamma pure."
Thomas li osservò con la saggezza dei piccoli.
"Hanno litigato."
Aelita si voltò di scatto rispose per non far cadere ulteriori s.
"No, amore... non è niente."»
Ma i bambini erano intelligenti.
E avevano capito tutto.
Dopo aver accompagnato i bambini a scuola, Aelita uscì di casa senza dire nulla a Manuel.
Arrivò da Sammy con il viso devastato.
Sammy aprì la porta e la vide.
"Aeli... mamma mia... vieni qui."
Aelita crollò tra le sue braccia.
"Sammy... non ce la faccio più... è successo di tutto... non so come siamo arrivati a questo punto..."
Sammy la fece sedere sul divano.
"Respira. Raccontami."
Aelita tremava.
"Ha detto cose terribili... e io... io non lo riconosco più... e poi... poi siamo tornati a Roma e c'era quel foglio... e lui è esploso... e io... io non so come proteggerci..."
Sammy le asciugò le lacrime.
"Aeli... non è colpa tua. È la pressione. È Marco. È tutto."
Aelita scosse la testa.
"Ma io sono incinta... e non posso vivere così... non posso...mi ha fatta cadere a terra. Io ho paura di lui adesso."
Sammy la strinse forte.
"Lo so. Lo so. E André... è uguale. Non dorme. Non mangia. Non parla. È come se avesse paura di tutto."
Aelita chiuse gli occhi.
"Marco ed Enrico... stanno vincendo."
Sammy abbassò lo sguardo.
"Sì."
Manuel era rimasto a casa, seduto sul divano, con le mani nei capelli.
Non riusciva a respirare.
Non riusciva a pensare.
Non riusciva a perdonarsi.
Prese il telefono.
Chiamò Johann.
"Johann... ho bisogno di te."
La voce gli tremava.
"Manu? Che succede?"
"Ho fatto un disastro... un disastro enorme... ho detto cose che non dovevo dire... ho perso il controllo... e Aelita... Aelita sta malissimo..."
Johann rimase in silenzio un attimo.
Poi disse:
"Arrivo. Non importa dove sei. Arrivo."
Manuel chiuse gli occhi.
"Non venire, mi basta sentirti e già questo mi tranquillizza!
Non so come rimettere insieme tutto... non so come proteggerla... non so come proteggere i bambini... non so come proteggere nessuno..."
Johann rispose piano:
"Manu... non devi proteggere tutto da solo. Non sei un muro come al Bayern. Sei un uomo."
Manuel si coprì il volto con le mani.
"Ma io... io non posso perderla."
Aelita andò al bar.
Non voleva, ma doveva.
Ian la vide entrare e capì subito.
"Aelita... sei uno straccio."
Lei cercò di sorridere.
"Sto bene."
"No. Non stai bene."
Lei si appoggiò al bancone.
"Ian... non so più chi sono."
Ian le mise una mano sulla spalla.
"Vuoi parlare?"
"No... voglio solo... non pensare."
"Se hai bisogno io ci sto. Tra un caffè e l'altro sono pronto ad ascoltarti"
Lei lo guardò.
Non perché volesse qualcosa.
Ma perché era fragile.
E quando si è fragili... ci si appoggia dove si può.
Ian le disse:
"Non devi affrontare tutto da sola."
E quelle parole la fecero tremare.
Marco era seduto sul divano, le gambe accavallate.
Enrico entrò con un sorriso.
"Hai visto?"
Marco annuì.
"Sì."
"Stanno crollando."
Marco sorrise appena.
"Non ancora, stanno iniziando. Hai visto che è caduta a terra..."
Enrico si sedette.
"Aelita è andata da Sammy.
Manuel ha chiamato Johann.
E al bar... lei non sta bene."
Marco chiuse gli occhi.
"Perfetto."
"E André?"
"André è fragile.
Sammy è fragile.
Basta una crepa."
Enrico sorrise.
"Allora... abbiamo vinto?"
Marco aprì gli occhi.
"No.
Si vince solo quando lei...
torna."
La sera, Aelita tornò a casa.
Manuel la guardò dalla porta.
Lei lo guardò.
Nessuno parlò.
I bambini corsero verso di lei.
"Mammaaaa!"
Lei sorrise. Espresse un sorriso finto.
Un sorriso che faceva male.
Manuel si avvicinò piano.
"Aeli... possiamo parlare?"
Lei scosse la testa.
"Non ora."
Si sedettero a tavola.
Mangiarono.
Risero per i bambini.
Fecero finta di niente.
Ma sotto la superficie...
la crepa cresceva.
E Marco ed Enrico, da lontano, osservavano.
Soddisfatti.
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AELITA
Fanfiction🩷🗽 FANFIC PARZIALMENTE ISPIRATA A CODE LYOKO Questa storia percorre le vicende di Aelita Stonz una ragazza americana di circa ventidue anni che si ritrova a combattere in un mondo virtuale sconfiggendo il nemico feroce Xana. In queste sfide è aff...
