74.LA PERMANENZA

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Le giornate sembravano essersi spezzate in due realtà completamente diverse.

Da una parte c'era la casa di Aelita.

Per qualche settimana, Sammy si era trasferita lì insieme alle sue bambine e al figlio piccolo. Nessuna delle due aveva il coraggio di restare sola.

Tra quelle mura cercavano di proteggere i più piccoli da una verità troppo grande per essere compresa.

Bruno, Hans e Thomas correvano in giardino, rincorrendosi tra le risate. Delphine, Sarah e il piccolo Antoine li seguivano ovunque, trasformando ogni angolo della casa in un enorme campo da gioco.

I bambini continuavano a ridere.

Non sapevano e da piccoli quali erano non potevano sapere.

Ogni tanto uno di loro chiedeva:

"Quando torna papà?"

Aelita abbassava lo sguardo.

"Presto, amore."

Era una bugia detta con il cuore spezzato, era una lieve bugia che però serviva.

Anche Sammy sorrideva ai figli, ma bastava voltarsi perché le lacrime prendessero il sopravvento.

Le due donne, entrambe con il peso della gravidanza e dell'angoscia, cercavano di farsi forza a vicenda.

La sera, quando i bambini finalmente dormivano, il silenzio della casa diventava insopportabile.

"Secondo te stanno bene?" domandò Sammy con la voce rotta.

Aelita rimase qualche secondo in silenzio.

"Devono star bene. Io mi fido di Manu. Lui è forte, lui è grandissimo."

Non ci credeva nemmeno lei.

Molti chilometri più lontano, in Germania su una zona diroccata e malandata Manuel e André avevano ormai perso completamente la cognizione del tempo.

Le giornate iniziavano prima dell'alba e terminavano solo quando era ormai buio.

Dormivano in una baracca fredda e spoglia, su brandine rigide, con coperte sottili che non bastavano a ripararsi dal freddo della notte.

Il cibo era scarso, poi le ore di lavoro sembravano non finire mai.

Venivano costretti a scavare, trasportare pesanti materiali e svolgere lavori estenuanti, sempre sotto la sorveglianza armata delle guardie.

Le mani, un tempo curate e abituate ai campi da calcio, o abituate ai guantoni, erano ormai ricoperte di tagli, vesciche e lividi.

Le spalle facevano male e ogni muscolo bruciava. I due non dovevano e non potevano, poiché se lo avessero fatto, avrebbero attirato Karl.

Il giovane supervisore sembrava trarre soddisfazione dall'esercitare il proprio potere.

Passava lentamente tra i lavoratori osservandoli uno ad uno, pronto a intervenire appena qualcuno rallentava.

Una mattina André si piegò sulle ginocchia per riprendere fiato, non erano passati nemmeno cinque secondi.

Karl gli fu davanti.

"Ti sei già stancato?"

André alzò lentamente lo sguardo.

"Sto solo respirando."

Karl lo fissò senza alcuna emozione.

"Qui non si respira. Qui si lavora."

Con un gesto brusco lo costrinse a rialzarsi e gli indicò il cumulo di terra ancora da spostare.

"Muoviti."

Manuel fece un passo avanti.

"Lascialo stare."

Karl si voltò verso di lui.

Sul suo volto comparve un sorriso freddo.

"Vuoi prendere il suo posto?"

I due calciatori si scambiarono uno sguardo e poi continuarono a lavorare.

Le provocazioni di Karl diventavano ogni giorno più pesanti.

Sembrava divertirsi a cercare una loro reazione.

Un pomeriggio si fermò davanti a Manuel.

"Sai... Manuel continuo a pensare a tua moglie."

Manuel smise di scavare.

Karl proseguì con assoluta calma.

"Se dipendesse solo da me, farei arrivare anche lei qui."

André serrò i pugni e Manuel stava per saltargli addosso, tramortendo anche quel po' di forza che aveva.

Karl li guardò entrambi.

"Le vostre mogli farebbero qualsiasi cosa pur di salvarvi."

Fece una breve pausa.

"E questo le rende vulnerabili."

Manuel lo fissava con un odio che non aveva mai provato per nessuno.

"Non nominarle."

Karl sorrise appena.

"Perché? Hai paura?"

Il silenzio che seguì era carico di tensione.

André parlò con voce bassa.

"Se solo usciremo vivi da qui..."

Karl lo interruppe.

"Se."

Poi si allontanò lentamente.

Quando fu abbastanza distante, André lasciò cadere la pala a terra per un istante.

"Come fa...?"

Manuel scosse la testa.

"Ha solo ventitré anni."

"Eppure non prova nulla."

"Non ho mai conosciuto una persona così fredda."

André osservò Karl in lontananza mentre impartiva ordini ad altre guardie.

"Sembra incapace di avere pietà."

Manuel abbassò lo sguardo verso la fede che portava ancora al dito.

Pensò ad Aelita, alla bambina che doveva ancora nascere e anche a tutto quello che stava succedendo.

"Resisteremo."

André annuì lentamente.

"Per loro."

Era l'unica promessa che riuscivano ancora a farsi, mentre ogni giorno sembrava portare via un altro pezzo della loro forza.

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⏰ Ultimo aggiornamento: 16 hours ago ⏰

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