I mesi in Germania passarono più veloci di quanto Aelita avesse immaginato.
Non erano partiti con l’idea di costruire una vita insieme, non subito almeno.
Era iniziato tutto come una fuga, una pausa, un respiro dopo anni di soffocamento.
Invece il giorno dopo giorno, Monaco era diventata casa.
La casa di Manuel non era enorme, ma era luminosa, ordinata, piena di dettagli che parlavano di lui: c'erano i guanti da portiere lasciati ad asciugare vicino alla finestra, le maglie piegate con cura maniacale, le foto della squadra appese al muro, i libri di tattica sul tavolo, i trofei in giro per casa.
Aelita si era ritrovata a muoversi in quello spazio come se fosse sempre stato suo.
All’inizio con timidezza, poi con naturalezza, poi con quella confidenza che nasce solo quando due persone iniziano davvero a condividere una vita.
Le mattine erano lente, piene di caffè, di risate, di abbracci rubati prima degli allenamenti, di baci che erano preludio ad altro.
Le sere erano tranquille, fatte di film in lingua, di cene improvvisate anche con la squadra e le mogli dei calciatori del Bayern, di passeggiate lungo l’Isar quando la città diventava silenziosa.
Era tutto bello da preludio a ciò che poi sarebbe successo tra le mura domestiche, quella dolcissima pratica che entrambi amavano. Dovevano stare assieme fino allo sfinimento, questo rappresentava amore, rappresentava un esempio devozione sia per lei che soprattutto per lui. Lui era sempre stato molto freddo, molto duro semplicemente era tedesco e quindi non era molto bravo ad esprimere le sue emozioni ad esprimere ciò che sentiva, differentemente da lei che invece era molto passionale, con una forte libertà in tutti i sensi, era dolce, innamorata, piena di risorse, sapeva amare come nessuno.
Molti erano i momenti in cui Aelita si fermava a guardarlo e si chiedeva come fosse stato possibile sentirsi così al sicuro accanto a qualcuno che conosceva da così poco.
Molte volte c’erano giorni in cui la nostalgia la colpiva all’improvviso, come una fitta allo stomaco.
Pensava ai bambini, alle loro voci, ai loro abbracci, alle loro domande.
Pensava alla casa di Roma, ai rumori familiari, alla routine che aveva lasciato andare. Certo non pensava ad Alessio, perché era stato un uomo piccolo che praticamente l'aveva lasciata con un messaggio, non era quindi una cosa positiva giustamente.
Aelita non ha mai pensato di ritrovarsi di colpo Alessio vicino a lei nel letto, perché poi con Manuel era rinata.
Manuel lo vedeva. Vedeva come stava lei, come si sentiva, anche quando era colta dalla nostalgia, lui percepiva tutto.
Non servivano parole: bastava il modo in cui lei si stringeva le braccia, o il modo in cui guardava il telefono senza toccarlo.
Lui non la forzava mai.
Non le chiedeva di restare né le chiedeva di scegliere tra Roma e Monaco.
Le lasciava spazio, tempo, respiro, proprio per questo motivo lei restava.
Anche Sammy viveva qualcosa di simile a Berlino, con André.
Le due cugine si vedevano spesso, si chiamavano ogni giorno, si raccontavano tutto.
Era come vivere una doppia vita: una in Germania, piena di novità e libertà; una in Italia, piena di responsabilità.
Ma il tempo non si ferma per nessuno.
E dopo qualche mese, arrivò il momento che entrambe avevano cercato di rimandare: tornare a Roma.
Non fu una decisione presa con leggerezza.
Il lavoro le aspettava.
La vita vera bussava alla porta.
Il giorno della partenza, Monaco sembrava più grigia del solito.
Aelita preparò la valigia lentamente, come se ogni maglietta piegata fosse un addio.
Manuel la osservava in silenzio, appoggiato allo stipite della porta, con quello sguardo che diceva tutto senza dire niente.
"Amore. Io so quanto è dura. Tanto ci rivedremo, io verrò. Mi mancherai."
Non ci furono promesse impossibili.
"Manu lo so! Mi fido, ci conto. Non fare cazzate. Mi manchi tantissimo, anche se sono ancora qua." disse lei.
Ci fu solo un abbraccio lungo, stretto, pieno di tutto ciò che non riuscivano a dire.
E la consapevolezza che quella non era una fine.
Era un passaggio.
Il volo per Roma fu silenzioso.
Aelita guardava le nuvole e cercava di immaginare come sarebbe stato tornare in quella casa che era sua.
Era una casa piena di ricordi, di fantasmi, di cose lasciate a metà.
Quando arrivò, tutto sembrava uguale e diverso allo stesso tempo.
Le stanze erano le stesse, i mobili erano gli stessi, i rumori erano gli stessi.
Era lei che non era più la stessa.
E mentre posava la valigia sul pavimento, capì che la Germania non era stata una fuga, bensì era stata una rinascita.
Ora doveva solo capire come vivere tra due mondi, tra due città.
Era contenta di come stava e aveva avuto tutto sotto controllo, aveva trovato un fidanzato, aveva trovato un equilibrio che era andato perso il primo giorno di Germania.
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AELITA
Fanfiction🩷🗽 FANFIC PARZIALMENTE ISPIRATA A CODE LYOKO Questa storia percorre le vicende di Aelita Stonz una ragazza americana di circa ventidue anni che si ritrova a combattere in un mondo virtuale sconfiggendo il nemico feroce Xana. In queste sfide è aff...
