Le strutture di Ibrahimovic rappresentano quei luoghi più silenziosi dove nascono le idee peggiori.
"È qui" disse Marco, fermandosi davanti al cancello.
Enrico guardò la struttura, esitante.
"Non mi piace." Proferì.
"Non deve piacerti," rispose Marco, tirando fuori le chiavi. "Deve funzionare."
Il cancello si aprì con un rumore lungo e metallico.
"Non venivi qui da tempo, vero?" chiese Enrico.
"Abbastanza da dimenticare l'odore" disse Marco entrando. "Ovviamente non ho scordato la funzione."
Enrico lo seguì lentamente.
"Le avevi trasformate in garage..."
"Sì" annuì Marco. "Ed è una copertura perfetta."
"E adesso?" chiese Enrico.
Marco si fermò al centro del cortile. "Adesso le usiamo nel modo giusto."
Enrico incrociò le braccia.
"Spiegati meglio."
Marco lo guardò. "È per mettere quei senza spina dorsale dei mariti."
"Solo loro?" chiese Enrico.
"Solo loro" confermò Marco. "Sono il punto debole."
"Le donne?" domandò Enrico.
Marco accennò un sorriso freddo. "Fuori."
"Così le lasci libere?" chiese Enrico, perplesso.
"Libere di scegliere" rispose Marco.
"Che tipo di scelta?" insistette Enrico.
Marco si avvicinò lentamente. "Quella che vogliamo noi."
Enrico lo fissò. "Vuoi quindi fare in modo che?"
"Voglio spingerle." corresse Marco.
"È la stessa cosa" ribatté Enrico.
"No" disse Marco. "È solo più elegante."
Enrico scosse la testa. "Se rifiutano?"
Marco sorrise appena. "Allora soffriranno di più."
"Non lo faranno" disse Enrico. "Quelle due non cederanno."
Marco lo guardò con calma glaciale. "Tutti cedono."
"No" rispose Enrico. "Non tutti."
Marco inclinò la testa. "Allora vedremo quanto resistono."
Camminarono lungo il corridoio.
"Qui" disse Marco aprendo una porta, "li metteremo."
Enrico guardò dentro. "È vuoto."
"Deve esserlo" rispose Marco. "Niente appigli. Niente conforto."
"E separati, immagino," aggiunse Enrico.
"Sempre" disse Marco. "Nessun contatto tra loro."
"Così li isoli completamente."
"Così li rompo" disse Marco.
Enrico deglutì. "Pensi che questo basti?"
Marco si voltò verso di lui. "Non serve molto. Basta colpire nel punto giusto."
"Quindi il nome?" chiese Enrico, cambiando tono.
Marco fece un mezzo sorriso. "Resta lo stesso."
"Strutture di Ibrahimovic," disse Enrico a bassa voce.
"Un nome che non dice nulla... Forse il famoso calciatore ahahah" commentò Marco. "Perfetto."
"Ovviamente dentro succede tutto," aggiunse Enrico.
Marco annuì. "Esatto."
Uscirono di nuovo nel cortile.
"Quando li portiamo qui?" chiese Enrico.
Marco infilò le chiavi in tasca. "Presto."
"Le donne?" chiese ancora Enrico.
Marco lo guardò. "Aspetteranno."
"Capiranno subito?" domandò Enrico.
Marco scosse la testa. "No. All'inizio no."
"E poi?"
Marco sorrise, freddo. "Poi capiranno cosa devono fare."
Enrico rimase in silenzio per qualche secondo. "Sei davvero convinto che funzionerà."
Marco fece un passo verso il cancello. "Funzionerà."
"Perché?"
Marco si fermò, senza voltarsi. "Perché non lascio alternative."
Il cancello si richiuse con un colpo secco.
"E se resistono?" chiese Enrico per l'ultima volta.
Marco abbassò appena lo sguardo.
"Allora durerà più a lungo," disse.
Il silenzio tornò a riempire lo spazio, mentre il piano prendeva forma, freddo e preciso come la mente che lo aveva ideato.
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AELITA
Fiksi Penggemar🩷🗽 FANFIC PARZIALMENTE ISPIRATA A CODE LYOKO Questa storia percorre le vicende di Aelita Stonz una ragazza americana di circa ventidue anni che si ritrova a combattere in un mondo virtuale sconfiggendo il nemico feroce Xana. In queste sfide è aff...
