38. LA DISTANZA

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La vita a Roma riprese con una lentezza strana, come se ogni gesto fosse un ricordo di qualcosa che non apparteneva più a nessuno. 
Aelita tornò al lavoro.
La casa era la stessa, ma lei no. 
Ogni stanza le ricordava ciò che era stata, ciò che aveva sopportato, ciò che aveva perso.

Eppure, ogni sera, quando il telefono vibrava e compariva il nome di Manuel, tutto sembrava più leggero.

"Amoreee!"

"Ehi ma quanto sei bella!!!"

"Che hai fatto oggi!?"

"Solito. Vari allenamenti insopportabili, il mio coach è bravissimo, ma esigente, decisamente troppo. Specialmente per il capitano prevede un sacco di cose in più. Ora sto per andare a fare una doccia. Vorrei fossi qui con me!!. E te che fai invece?"

"Manu qui c'è il solito tran tran.... Soliti clienti, solite persone. Sono contenta poiché ci sono ritornata. Aahh oddio che proposta indecente. Vorrei tanto essere là con te, mi manchi tantissimo. Non sai quanto!! Vorrei.... Hai capito benissimo cosa vorrei."

"Sì o prendi il primo volo oppure...... sesso virtuale. Ma no non sono il tipo, lo sai benissimo."

"E .... Allora nessun primo volo, si aspetta, arriverà il momento in cui verrai qui, sarà meravigliosa l'attesa!!!"

"Ok tesoro mio, se la pensi così,va bene. Fammi vedere Roma!!"

"Certo amore!! Eccola qui. È bellissima e aspetta te, esattamente come me. Mi manchi tantissimo!!"

"Anche tu. Questa maglietta ti sta da Dio, te la toglierei, mamma miaaa!"

"Sei ancora a torso nudo non sai che ti farei io. Ora però smettiamola, sale la voglia e lo sai.. Senza di te io non resisto oltre."

"Lo so ahahahah. Lo so amore!!" Arriverò dai, arriverò. Non smetteremo più, sarà bellissimo."

Lui infatti  era rimasto a Monaco. 
Allenamenti, partite, ritiri, conferenze stampa gli scandivano i giorni. 
Infatti aveva una vita piena, scandita da orari precisi, da impegni che non lasciavano spazio all’improvvisazione. 
Eppure, in mezzo a tutto questo, trovava sempre un momento per lei.

All’inizio era facile destreggiarsi tra vita tedesca e fidanzata. 
Con Aelita portava avanti chiamate lunghe, videochiamate che duravano ore, messaggi che arrivavano a qualsiasi ora del giorno. 
Insieme ridevano, si raccontavano tutto, si mancavano.

Poi, lentamente, la distanza iniziò a farsi sentire. Non per mancanza di amore, bensì per mancanza di tempo.

"Amoreee!!"

"Aeli ho da fare.. vedi come sono sudato? Mi devo allenare, scusa, ti richiamo dopo, ti amoo!"

"oh amore va bene, ti amo tanto anche io!!"

"A più tardi!!!!"

"Ti amo!"

Manuel era stanco. 
Aelita era stanca. 
Le giornate si accorciavano, le notti diventavano più silenziose, e le chiamate si trasformarono in messaggi veloci, in vocali lasciati a metà, in promesse di “ti richiamo dopo” che spesso non arrivavano.

Non era colpa di nessuno. 
Era la vita.

Un giorno, Manuel iniziò a pensare a qualcosa che non aveva mai pensato davvero. Lui era un uomo libero di natura, sfuggente per scelta, ma con una responsabilità.
Pensava che voleva sposarla, forse era arrivato il momento. Per una volta l'uomo che non si legava mai, era pronto a fare il passo più lungo della gamba.

Non era un’idea improvvisa. 
Era nata piano, nei dettagli. 
Era nata nello stesso modo in cui lei gli sistemava il colletto della giacca quando era distratto, o quello della camicia attenta a non macchiargliela col rossetto.  Ovviamente accadeva prima delle cene col Bayern.

Aveva persino iniziato a immaginare come sarebbe stato: 
Insieme a lei a Monaco, a vivere in una casa insieme, quella sua, con i bambini che correvano nel giardino, una vita nuova, una vita loro.

A lungo andare più l’idea cresceva, più cresceva anche la paura.

Manuel aveva paura di non essere abbastanza, paura di non riuscire a darle ciò che meritava.  Temeva di portarla via dalla sua città, dalla sua famiglia che mal vedeva la loro storia e soprattutto dal suo lavoro al Bar Roma. 

Manuel non aveva alcuna voglia di ripetere gli errori del passato,non aveva voglia di  diventare come Alessio e di farle del male senza volerlo.

Preso dall'ansia, dalla paura di non essere abbastanza, invece di avvicinarsi, iniziò a tirarsi indietro.

Non lo faceva apposta. 
Non lo faceva per cattiveria. 
Lo faceva perché non sapeva come gestire ciò che provava.

Aelita lo sentì subito. 
Non servivano parole. 
Lo vedeva nei silenzi, nelle pause, nei messaggi più brevi, nelle chiamate rimandate.

La distanza non era più geografica. 
Era emotiva.

Un giorno, dopo una partita particolarmente pesante, Manuel rimase nello spogliatoio più del solito. 
Era stanco, confuso, pieno di pensieri che non riusciva a mettere in ordine.

Fu lì che incontrò Lorena.
Bella ma niente di paragonabile alla donna che aveva al suo fianco.
Bionda anche lei, rappresentò una presenza leggera, una collega della società, una ragazza che sapeva ascoltare senza fare domande. 
Non successe nulla quel giorno. 
Né il giorno dopo. 
Né quello dopo ancora.

Purtroppo la crepa era aperta. 
La distanza tra lui e Aelita diventava ogni giorno più grande.

A Roma, Aelita cercava di non pensarci. 
Si diceva che era normale, che era solo un periodo, che la distanza era difficile per tutti. 
Si diceva che lui la amava, che non c’era nulla da temere.
Dopo tutto quello che succedeva tra loro era difficile non amarsi anche da lontano.

Anche Aelita in verità aveva paura. 
Paura di perderlo. 
Paura di non essere abbastanza. 
Paura che la storia con Manuel finisse come tutte le altre, con lei che restava sola.

Eppure, nonostante tutto, non smetteva di crederci. 
Non smetteva di sperare. 
Non smetteva di amarlo.

Quella distanza non li stava separando, sicuramente li stava mettendo alla prova.

Nessuno dei due era pronto per ciò che sarebbe successo dopo.

 AELITA La tua prossima ossessione. Scoprilo ora