72. AD IBRAHIMOVIC

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Era una mattina grigia, di quelle che sembrano presagi.
Aelita era ancora a letto, era stanca, mentre lui le stava vicino. La teneva stretta come se avesse paura di perderla, oramai avevano fatto pace.
Manuel poi si alzò e ricevette una chiamata dalla dirigenza del Bayern.
André, pochi minuti dopo la ricevette dal Dortmund.

"Capitano servi tu oggi. Dobbiamo allenarci per la Champions"

Manuel si irrigidí, perché non era pronto a lasciare sua moglie incinta dopo aver fatto pace, però dovette andare!

Aelita lo guardò mentre lui chiudeva la chiamata.

"Che succede?"

"Amore devo tornare a Monaco per allenarmi. Non solo la partita di campionato è imminente. Poi abbiamo la Champions."

"Ok. Ma.. amore mi mancherai, anzi ci mancherai"

"Anche voi. I ragazzi dormono non li svegliare!"

"Papà, non te ne andareeee!" Dissero i tre piccoli in coro.

"Senza salutarvi non me ne andavo, bambini miei. Non volevo svegliarvi!"

"Papà poi torni vero?"

"Certo che torno!! È una partita su!"

I ragazzi si prepararono.
Portarono le valigie immense, i documenti, i passaporti e tutto era pronto per Monaco e per Dortmund.

La Germania li aspettava.
O almeno... così sembrava.
Arrivarono all'aeroporto ma improvvisamente qualcosa andò storto.

Entrarono nella macchina di Manuel e andarono verso l'aeroporto di Roma. A metà strada ricevettero un messaggio sul telefono di André.

"Cambio destinazione.
Non dirigetevi né a Monaco e né a Dortmund.
Verrete prelevati."

Manuel frenò di colpo.

"Prelevati da chi?"

André lesse il messaggio più volte.
"Non lo dice."

Un furgone nero comparve dietro di loro, poi davanti e di lato.

Manuel strinse il volante.
"Non mi piace per niente. Chi sono questi?? Che vogliono da noi?"

"Manu boh. Ho paura ma restiamo calmi."

Il furgone li portò lontano dalle città, dopo che i due passeggeri muniti di passamontagna, li attendevano. Li costrinsero a salire sul furgone.

Li portò alle strutture Ibrahimovic che furono camuffati ad arte.
Parevano centri amministrativi, archivi, uffici, luoghi burocratici della federazione calcistica tedesca.

Manuel scese dal furgone con la mascella serrata.

"Perché siamo qui?"

Nessuno rispose.

Dalla porta principale uscì un uomo alto, elegante, glaciale.

Karl Berg, era un giovane ragazzo tedesco, alto, magro e molto bello. Era un uomo attraente, quanto arrogante e davvero cattivo. Era il braccio destro di Marco Calanca e di Enrico Belli.

Manuel riconobbe subito il pericolo, il sangue gli si gelò.

Karl era diverso da tutti gli altri uomini, era freddo, rigido, burocratico, inflessibile, ambiguo e profondamente legato a un passato tedesco che Manuel rifiuta.

Karl si avvicinò.

"Signor Neuer."

Manuel si irrigidì.
"Non chiamarmi così."

Karl sorrise appena.
Un sorriso che non era un sorriso.

"Le strutture sono state violate.
Qualcuno cerca qualcosa.
E voi siete stati convocati per chiarire."

André si avvicinò.
"Chiarire cosa?"

Karl li fissò.
"Chi vi sta seguendo."

Manuel strinse i denti.
"Non siamo venuti qui per questo, non dovevamo stare qui, noi."

"Eppure siete qui."

"E dicci..... perché stiamo qua?"

A Roma, Aelita e Sammy erano tranquille, ignare.

Quando Manuel e André rientrarono, le trovarono sedute sul divano, con le mani sulle pance.

"Che è successo?" chiese Aelita.

Manuel si sedette accanto a lei.
Le prese la mano.

"Non siamo arrivati a Monaco e nemmeno a Dortmund."

"Come... non ci siete arrivati?"

"Ci hanno deviati.
Portati altrove.
Alle strutture Ibrahimovic."

Aelita impallidì.
"Ma cosa sono?
Manu... io sono incinta... non posso vivere così..."

Sammy si portò una mano alla bocca.
"André... io... ho sentito una fitta..."

Le due donne erano in stato avanzato di gravidanza.
Il rischio era reale.
Il panico immediato.

Manuel si avvicinò ad Aelita.
"Respira.
Non succede niente.
Non ti succede niente."

André prese Sammy tra le braccia.

"Non ti lascio mai."

Quella notte, mentre la casa dormiva, Manuel uscì sul balcone.
Guardò Roma, il cielo e
guardò la luna. Capì che qualcosa stava cambiando.

Karl Berg era entrato nella loro storia.
Le strutture Ibrahimovic erano state violate.
La Germania dove si sarebbero dovuti recare, non era un luogo sicuro.
Marco osservava da lontano.
Enrico sorrideva nell'ombra.

La famiglia era di nuovo in pericolo.

Manuel strinse i pugni.

"Non vi lascio.
Non vi lascio mai."

La notte era nera.
La città era silenziosa.
Le ombre si muovevano.
Manuel capì che la pace che avevano costruito...
non sarebbe durata.

Non perché non si amassero o perché non perché non fossero forti.
C'era qualcuno, da lontano, stava muovendo i fili. Ovviamente era Marco che muoveva il tutto, ugualmente faceva Enrico.

 AELITA La tua prossima ossessione. Scoprilo ora