La porta di casa si chiuse con un tonfo.
Aelita appoggiò la schiena al legno, respirando piano.
Manuel era rimasto immobile per qualche secondo, aveva le chiavi ancora in mano.
Poi si voltò verso di lei.
"Chi è?"
Disse lui con la voce che era calma, forse troppo calma.
Aelita poi parlò, aveva tante cose in mente, ma nessuna corrispondeva alla realtà, non sapeva cosa dirgli.
"Manu..."
"Chi è? Dimmi chi è?"
Lei si passò una mano tra i capelli.
"Marco Calanca."
Manuel posò le chiavi sul mobile.
"Perché ti guardava così, eh?"
"Perché... mi conosce da anni." Disse lei.
"Da quanti anni?" Chiese suo marito.
"Da prima di te da quando stavo con Alessio."
Manuel inspirò lentamente.
"Cosa voleva?"
Aelita rispose convinta.
"Manu... lui è sempre stato... preso da me."
Gli occhi di Manuel si strinsero.
"Preso?"
"Sì. Ma non è mai successo niente. Mai. Ci prova ma non riuscirà mai ad avermi."
"Perché non me ne hai parlato?"
"Perché non pensavo che sarebbe ricomparso."
Manuel fece un passo indietro.
"E..... invece eccolo lì. Nel tuo bar. Nel tuo mondo. Nel posto dove TU sei voluta ritornare."
Aelita sentì il cuore stringersi.
"Manu, non è colpa mia."
".... Ah. Non non è colpa tua?"
La sua voce si incrinò.
"Alora di chi è?"
Manuel si passò una mano tra i capelli, nervoso.
"Dimmi la verità.
È per questo che volevi tornare a Roma?"
Aelita sgranò gli occhi.
"Cosa?! Ma perché sputi veleno, eh?"
"Perché qui lavori, hai la tua indipendenza, fai quello che vuoi... e guarda caso, appena torni, spunta fuori questo tizio che ti guarda come se fossi sua."
"Manuel, smettila, sei troppo geloso."
"No. Rispondimi.
È questo che volevi?
Essere libera?
Essere... disponibile?"
Aelita lo guardò come se le avesse dato uno schiaffo.
"Come puoi pensarlo?"
"Perché non so più cosa pensare!"
La voce gli uscì spezzata.
".......... Ah... Se fossimo rimasti a Monaco, questo non sarebbe accaduto......"
Aggiunse lei:
"Ci avrebbe trovato lo stesso. Sa tutto di noi. Mi controlla a vista, lui sa tutto di me, di te, dei nostri bambini. È ossessionato.Non capisci?"
Aelita fece un passo verso di lui.
"Manu, io ti amo. Io sono tornata qui per ME. L'ho fatto per lavorare, per respirare l'ho fatto per noi, sinceramente l'ho fatto per non gravare su di te. Sei un cretino se pensi che l'abbia fatto per lui."
"E allora perché...... Perché non me ne hai parlato?"
"Perché non volevo darti un problema in più!"
"Io sono tuo marito, Aelita!
I problemi li affrontiamo insieme!"
Lei scosse la testa.
"Tu hai già la nazionale, la squadra, la tua famiglia, Johann... io non volevo aggiungere altro."
"Invece l'hai fatto!..... Comunque sei TU LA MIA FAMIGLIA"
Manuel si voltò di scatto e colpì il muro con il pugno, lo fece solo per sfogare ciò che non riusciva a dire.
I bambini comparvero sulla porta.
Bruno aveva gli occhi lucidi.
"Papà... sei cattivo!!!!"
Manuel si immobilizzò.
Il respiro gli si spezzò in gola.
"No... amore... no."
Si inginocchiò davanti a lui.
"Papà non è cattivo. Papà è... spaventato."
Hans si avvicinò ad Aelita.
"Mamma, perché papà urla?"
Aelita lo prese in braccio.
"Perché a volte gli adulti hanno paura. E quando hanno paura... fanno rumore. Tanto rumore, esattamente come il pulmino che usate per giocare! "
Thomas iniziò a piangere piano.
Manuel lo prese e lo strinse forte.
"Scusa... scusa, piccoli miei scusate... papà non voleva."
Quando i bambini furono nella loro stanza, Aelita e Manuel rimasero in cucina.
La luce era bassa l'aria era decisamente pesante.
"Manu..." disse lei piano.
"Marco non è una minaccia.
È solo un uomo che non ha mai accettato un no come risposta.
Ma io non lo voglio.
Io voglio te."
Manuel la guardò, aveva gli occhi lucidi, era incazzato, ma non aveva voglia di scagliare un altro pugno.
"E se lui non si dovesse fermare?"
"Mi fermo io, gli parlo. Cercherò di fargli capire che non lui non conta nulla e che ho una mia vita con te."
Manuel scosse la testa.
"Non voglio che tu lo affronti da sola."
"Non sarò sola. Ho te, mi sento forte."
Lui si avvicinò.
Le prese il viso tra le mani.
"Amore... io ho paura di perderti."
Lei gli appoggiò la fronte contro la sua.
"Non mi perdi. Non accadrà mai."
Manuel la strinse forte per non crollare.
"Scusami" sussurrò.
"Non volevo ferirti.
Non volevo spaventare i bambini.
Non volevo... essere il solito tedesco che si arrabbia..."
Aelita gli accarezzò la nuca.
"Tu non sei così! Non sei il tedesco incazzato!!
Tu sei l'uomo che mi ha riportata a casa. L'uomo che mi ha dato una famiglia. L'uomo che mi ama. Io ti amo come non ho mai amato nessuno."
Manuel chiuse gli occhi.
"Promettimi che se lui torna... me lo dici subito."
"Te lo prometto."
"Soprattutto promettimi che non ti allontanerai da me."
"Mai."
Nel frattempo Bruno sbucò dalla porta.
"Mamma... papà... avete fatto la pace?"
Manuel lo prese in braccio.
"Sì, campione. Abbiamo fatto pace."
Hans si avvicinò e disse:
"Papà, non sei cattivo!!! "
"No.
Papà ha solo urlato perché aveva paura.
Ma non succederà più."
Thomas si aggrappò alla gamba di Aelita.
"Io voglio stare con voi."
Aelita lo sollevò.
"E.... noi vogliamo stare con te."
La famiglia si abbracciò. Stavano tutti stretti. Erano tutti insieme e stavano tutti bene!!
Quella notte, mentre Manuel dormiva con un braccio attorno a lei, Aelita fissò il soffitto.
Marco era tornato, non sarebbe stato facile. Questa volta...non era sola.
Era una donna, una madre, una moglie.
Avrebbe protetto la sua famiglia a qualunque costo.
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AELITA
Fiksi Penggemar🩷🗽 FANFIC PARZIALMENTE ISPIRATA A CODE LYOKO Questa storia percorre le vicende di Aelita Stonz una ragazza americana di circa ventidue anni che si ritrova a combattere in un mondo virtuale sconfiggendo il nemico feroce Xana. In queste sfide è aff...
