28. NUOVE LEVE

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La presenza di Marco Calanca ed Enrico Belli non era un caso.
Non erano comparse.
I due giovane infatti non erano strumenti improvvisati.
Erano il risultato di un piano studiato da tempo, preparato con pazienza, con una precisione quasi chirurgica.

I due anziani burattinai, esattamente gli stessi che per anni avevano tentato di manipolare le vite delle ragazze, avevano capito che il vecchio metodo non funzionava più.
Aelita e Sammy non erano più ingenue.
Non erano più manipolabili con la facilità di un tempo.
Servivano uomini diversi.
Dunque sì servirono di uomini capaci di insinuarsi nelle crepe, non di crearle con la forza.

Ed ecco che erano arrivati loro.

Marco Calanca

Marco aveva trentatré anni, ma portava sulle spalle un peso che sembrava molto più antico

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Marco aveva trentatré anni, ma portava sulle spalle un peso che sembrava molto più antico.
Suo nonno era stato un dittatore austro-tedesco, responsabile di alcune delle pagine più oscure della storia.
Marco non aveva mai provato orgoglio per quel legame di sangue.
Al contrario, lo viveva come una colpa ereditata, qualcosa da cui prendere le distanze con ogni parte di sé.
Non lo giustificava, non lo perdonava. Lo odiava per ciò che aveva fatto.
Eppure, c’erano tratti in lui che non riusciva a ignorare.
Un certo modo di imporsi, il controllo sulle emozioni, la capacità di leggere e influenzare gli altri.
Non li considerava doni, ma ombre difficili da spegnere.

Marco era alto, imponente, con lineamenti scolpiti e un fascino glaciale che non lasciava spazio a interpretazioni.
I suoi occhi azzurri erano la prima cosa che colpiva.
Non trasmettevano calore, ma una calma rigida, quasi innaturale.
Un controllo che sembrava più una difesa che una scelta.
Sul braccio sinistro portava un tatuaggio maori, un intreccio di linee e simboli che raccontavano una storia che nessuno conosceva davvero.
Non era solo un segno di forza, ma anche un tentativo di definirsi al di fuori di ciò da cui proveniva.

Suo padre, Hans Calanca, gli aveva insegnato la disciplina come unica forma di sopravvivenza.
Un uomo rigido, autoritario, incapace di affetto.
Marco era cresciuto in un ambiente dove l’errore non era contemplato e la debolezza veniva punita.

Sua madre, Amelie, era stata una figura ancora più complessa.
Cresciuta in un contesto ideologico estremo, aveva interiorizzato una visione del mondo dura e spietata.
Marco aveva assorbito parte di quella mentalità, ma non senza conflitto.
Dentro di lui, quella visione si scontrava continuamente con qualcosa che cercava di resistere.
Non era cattivo per natura.
In lui esisteva ancora una parte capace di scegliere.

Era diventato duro perché la vita non gli aveva lasciato alternative.
Rifiutato, modellato dalla durezza, aveva imparato a sopravvivere.
Ma, a differenza di chi lo aveva preceduto, non era disposto ad accettare tutto ciò senza metterlo in discussione.

Enrico Belli

Enrico aveva la stessa età di Marco, ma aveva un aspetto completamente diverso

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Enrico aveva la stessa età di Marco, ma aveva un aspetto completamente diverso.
Portava occhiali sottili, aveva lineamenti marcati e un'eleganza che sembrava studiata.
Non era bello nel senso classico del termine, ma aveva un fascino strano, inquietante, che derivava dalla sua intelligenza.

Era figlio di Assad Belli, un uomo dalle radici arabe, noto per il suo passato ambiguo e per la sua capacità di muoversi in ambienti pericolosi senza mai lasciare tracce.
Sua madre, tedesca, era stata una donna rigida, severa, ossessionata dall'ordine e dalla perfezione.

Enrico era cresciuto tra due mondi opposti: da un lato c'era la disciplina militare e dall'altro invece c'era la freddezza analitica.
Aveva sviluppato una mente strategica, capace di osservare, catalogare, prevedere.
Se Marco era l'azione, Enrico era il pensiero.
Se Marco era il colpo, Enrico era il piano.

Insieme erano perfetti.
Due metà della stessa ombra.

Il momento della convocazione
Quando i due anziani li convocarono, Marco ed Enrico non chiesero spiegazioni.
Non ne avevano bisogno, in verità. Sapevano già che dovevano fare.

"Non dovete attaccare direttamente" fu detto loro.

"Dovete insinuarvi. Entrare nelle loro vite. Farle crollare dall'interno."

Marco sorrise appena.
Un sorriso che non arrivava mai agli occhi.

Enrico annuì.
Aveva già capito tutto.

Il loro obiettivo non erano solo Aelita e Sammy.
Praticamente erano i loro mariti e le loro famiglie.
Dovevano minare il loro equilibrio.

Per farlo, avrebbero usato ogni mezzo.

Non agirono da soli.
Ma furono affiancate da due bellissime donne, Elena e Carmen.
Elena è la rossa, Carmen è la mora. Due donne completamente magnetiche.

Elena e Carmen

Elena e Carmen entrarono nel piano come pedine perfette

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Elena e Carmen entrarono nel piano come pedine perfette.
All'apparenza erano modelle, accompagnatrici, donne di successo.
In realtà, abituate a muoversi in ambienti dove la verità era un optional e il ruolo da interpretare cambiava a seconda della necessità.

Loro non erano vittime.
Non erano ingenue, bensì erano complici.

Il loro compito era semplice. Dovevano avvicinarsi ai mariti, insinuarsi nelle loro vite, creare confusione.

Non si trattava solo di seduzione.
Si trattava di destabilizzare.

Quindi infatti ogni parola, ogni gesto, ogni sorriso era studiato.

Il primo incontro
Quando Aelita e Sammy incontrarono Marco ed Enrico, capirono subito che qualcosa non quadrava.

Non usarono formalità.
Non si nascosero dietro maschere.

"Ciao, Marco."

"Ciao, Enrico."

Il "tu" era voluto.
Diretto.
Una dichiarazione di guerra silenziosa.

Marco li osservò con calma.

"Siamo qui per capire meglio la situazione."

Aelita lo fissò negli occhi.

"No. Siete qui per crearne una nuova."

Enrico rimase in silenzio.
Studiava.
Analizzava.
Calcolava.

Aveva già capito che con loro non sarebbe stato semplice.

Da quel momento, tutto cambiò.

Le coincidenze iniziarono a moltiplicarsi.
Incontri casuali.
Messaggi ambigui.
Presenze inspiegabili.

Elena e Carmen entrarono gradualmente nella quotidianità dei ragazzi, con una naturalezza che era tutto fuorché naturale.

Marco ed Enrico, invece, restavano un passo indietro.
Muovevano i fili senza farsi vedere troppo.

Non era una guerra aperta.
Era un gioco psicologico.
Aelita e Sammy lo sapevano benissimo. Sapevano che tutto questo era scaturito da un rifiuto che Aelita diede a Marco e Sammy ad Enrico. Era tutto chiaro, si sapeva tutto e bene.

Ma questa volta non erano più le ragazze di un tempo.

E non avevano alcuna intenzione di cadere nella trappola.

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