70.M+A

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La mattina dopo, la casa era più silenziosa del solito.
Questa volta non era il silenzio pesante del dolore.
Era un silenzio... in attesa.

Aelita preparava la colazione.
Manuel la guardava da lontano, come se avesse paura di avvicinarsi troppo.

I bambini li osservavano con occhi attenti.

Bruno sussurrò a Hans:
"Oggi mamma non piange."

Hans rispose piano:
"Papà non urla."

Thomas si avvicinò alla madre e le toccò la pancia.
"Mamma! La sorellina è contenta?"

Aelita sorrise appena.
"Credo di sì."

Manuel si avvicinò piano. Lo fece come se ogni passo fosse una domanda.

"Aeli... posso aiutarti?"

Lei lo guardò, non con rabbia, ma solo con stanchezza.

"Sì."

La prima crepa che iniziò a richiudersi.

Dopo aver accompagnato i bambini a scuola, rimasero soli in cucina.

Aelita si sedette.
Manuel rimase in piedi, come se non sapesse dove mettere le mani.

Poi parlò.

"Aeli... io... ho sbagliato tutto.
Ho detto cose che non penso.
Ho fatto male, ti ho ferita, ti ho buttata a terra. Giuro che non me lo perdonerò mai."

Lei abbassò lo sguardo.

"Manu... anche io ho detto cose brutte.
Non volevo ferirti.
Ero... esasperata, spaventata.
E adesso sono stanca."

Manuel si sedette accanto a lei.

"Non sei tu la colpevole.
Sono io che ho perso il controllo. Scusami, sono crollato."

Lei sospirò.

"Siamo crollati entrambi."

Manuel le prese la mano.

"Aeli... io ti amo."

Lei chiuse gli occhi.

"Lo so, dobbiamo amarci con le parole e con i fatti."

Manuel parlò piano, come se avesse paura di rompere qualcosa.

"Aeli... possiamo... prenderci del tempo?
Per noi.
Per respirare.
Per ricordarci chi siamo."

Lei lo guardò sorpresa.

"Che intendi?"

"Serate solo nostre.
Cene a lume di candela.
Un film.
Una passeggiata.
Anche se sei incinta.
Anche se è inutile.
Anche se siamo stanchi.
Io voglio... tornare a quando eravamo noi. Quei pazzi di Monaco."

Aelita si morse il labbro.
Gli occhi le si riempirono di lacrime.

"Manu... io voglio tornare a noi. Voglio tornare a quando eravamo felici. A noi due."

Lui sorrise.
Un sorriso piccolo, fragile, ma vero.

"Allora facciamolo."

Quella sera, dopo aver messo a letto i bambini, Manuel preparò la tavola.

Una tovaglia bianca.
Prese due candele.
Preparò un piatto semplice: pasta al tonno, la preferita di Aelita quando era incinta.

Lei entrò in sala da pranzo e si fermò.

"Manu... ma che hai fatto?"

Lui si passò una mano tra i capelli, imbarazzato.

"Niente di speciale... solo... noi."

Aelita si avvicinò.
Si sedette.
Lo guardò negli occhi.

"È bellissimo."

Manuel sorrise.

"Se vuoi... possiamo farlo ogni sera."

Lei rise piano.

"Ogni sera no... ma... spesso sì."

Mangiarono.
Parlarono piano.
Si guardarono come non si guardavano da giorni.

E quando lui le prese la mano, lei non la tolse. Si baciarono e ovviamente dormirono insieme come non accadeva da tempo. Ritrovarono la loro comfort zone di coppia.

Il giorno dopo, i bambini entrarono in cucina e li trovarono vicini.

Bruno sorrise.

"Mamma e papà non litigano più."

Hans annuì.

"E ora la sorellina è contenta."

Thomas si avvicinò a Manuel.

"Papà... non piangere più."

Manuel lo abbracciò.

"Promesso."

Aelita li guardò.
E per la prima volta dopo giorni... sorrise davvero.

Quella sera, mentre si preparavano per dormire, Manuel si avvicinò piano.

"Aeli... posso... abbracciarti?"

Lei lo guardò.
Poi annuì. Non c'era bisogno di chiedere!

Lui la strinse.
Non forte.
Non disperato.
Solo... con amore.

Lei appoggiò la testa sul suo petto.

"Manu... non voglio perderti."

"Ehi sono io che non voglio perderti."

Si addormentarono così.
Vicini.
Uniti.
Feriti, ma insieme.

E Marco ed Enrico, da lontano, osservavano.

Erano convinti di aver vinto ma non avevano capito niente.

Perché l'amore, quando è vero,
quando è profondo,
quando è fatto di vita e di figli e di casa e di quotidianità... Non lo separi, mai.

 AELITA La tua prossima ossessione. Scoprilo ora