39. IO, SIGNORA NEUER?

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Roma aveva un'aria diversa quella sera.
Non era la città rumorosa e caotica che Aelita ricordava.
Era più morbida, più lenta, come se stesse trattenendo il fiato insieme a lei.

Manuel era arrivato da poche ore.
Non aveva portato valigie, solo uno zaino e quello sguardo che lei conosceva bene:
lo sguardo di un uomo che aveva qualcosa da dire e non sapeva come farlo.

Appena arrivato, come per sfogarsi, liberandosi da quello che aveva fatto, baciò Aelita sulle labbra, in maniera passionale. Poi la strinse fortissimo a sé e fecero l'amore esattamente nello stesso letto in cui lei stava al tempo con Alessio.

"Amore! Mi sei mancata!!"

"Ahh non lo avrei mai detto! Mi sei mancato tu, Manu!"

"Lo so!! Si vede! Questo corpo è meraviglioso, tu sei bellissima, sei....Sei mia, solo mia."

"Amore!! Sì, sono tua, è sempre così, sarà sempre così!"

"Promettimi che andrà tutto bene, che resteremo insieme, giura!"

"Manu? Certo che sì aahh, scemo, scemo!"

Dopo si rivestirono e andarono in centro. Passarono il pomeriggio insieme, camminando senza meta, parlando di tutto e di niente.
Aelita non sospettava nulla.
Era solo felice di averlo vicino, di sentire la sua mano nella sua, di respirare lo stesso ritmo.

Fu al tramonto, in un momento che non aveva nulla di speciale, che Manuel si fermò.
Non c'era una scenografia perfetta.
Non c'era un anello preparato ad arte, era una cosa semplice, ma di valore.
Non c'era un discorso studiato.

C'era solo lui.
E c'era lei.

Il cuore di Aelita iniziò a correre senza motivo apparente.
O forse il motivo c'era, e lei lo aveva sempre saputo.

Manuel la guardò come se stesse scegliendo il resto della sua vita.

"Amore. Mi vuoi sposare?"

Non c'era esitazione nella sua voce.
Non c'era paura.
C'era solo amore.
Un amore adulto, vero, che non aveva bisogno di frasi perfette.

Aelita non ebbe dubbi.
Non ebbe paura.
Non ebbe esitazioni.

"Sì."
Lo disse con il cuore, con la pelle, con il respiro.
Lo disse come se quel sì fosse sempre stato lì, pronto da anni.

Manuel la abbracciò forte, come se avesse paura che potesse svanire.
In quell'abbraccio, Aelita capì che la sua vita stava cambiando davvero.

*

Quando tornò a casa, ancora tremante per l'emozione, prese il telefono.
Aveva bisogno di dirlo a qualcuno.
Aveva bisogno di condividere quella gioia che le esplodeva nel petto.

La prima persona che chiamò fu Sammy.

La cugina rispose subito, come se avesse sentito il cuore di Aelita da chilometri di distanza.
E quando Aelita le raccontò tutto, Sammy reagì come solo lei sapeva fare:
con un entusiasmo travolgente, con una felicità sincera, con quella complicità che avevano fin da bambine.

"Ma woooow, complimenti!!!! Sono felice per te veramente! Complimenti!"

Aelita si sentì capita.
Si sentì sostenuta.
Si sentì felice.

*

Poi chiamò sua madre.

La madre rimase in silenzio per qualche secondo, un silenzio pieno di emozione.
Aveva visto la figlia soffrire, crollare, rialzarsi.
Aveva visto la luce spegnersi e poi riaccendersi.
E ora quella luce brillava più forte che mai.

"Dopo tutte la sofferenza, meriti di essere felice. Brava!"

"Grazie mamma!"

La madre pianse.
Non di tristezza.
Di gioia.
Di sollievo.
Di amore.

Aelita si sentì protetta.

*

Poi chiamò sua sorella.

La sorella reagì con un'esplosione di entusiasmo, di risate, di domande, di progetti.
Già immaginava l'abito, la festa, il viaggio, i dettagli.
Era felice per lei in un modo puro, totale, contagioso.

"Oh mio dio. Ti sposiiiii"

"Complimenti! Io non so cosa dire! Beh sarà bellissimo e tu sarai meravigliosa!"

Aelita si sentì parte di qualcosa.
Si sentì al centro di un amore familiare che non aveva mai dato per scontato.

*

Infine, chiamò suo padre.

Non era la telefonata più semplice.
Non era la più leggera, ma era necessaria.

"Devo venire a saperlo dall'altra parte della casa."

"Beh. L'importante è saperlo!"

"Amore mio. Auguri! Tanti auguri. Non ho altro da dire. Sei convinta?"

Continuò:
"Non conosci i suoi. Ti ho detto che potrebbe essere con tendenze naziste e tu che fai? Te lo sposi. Ma dici che vai contro di me, che è meglio. Dí che è una guerra contro di me."

"IO sposo Manuel perché lo amo. Che me ne frega delle tendenze, di tutto ciò che stai dicendo. Lui non è nazista, è solo tedesco. È un calciatore, non un soldato. Mi ama e mi tratterà meglio di Alessio lo sai. Lui sarà più buono."

La chiamata fu quella peggiore. Quella che precedeva un giudizio, una riflessione, una frase che poteva essere dura o sorprendentemente dolce.

"Io voglio solo che tu sia felice.... Non farti dire te l'avevo detto."

"Papà io lo amo, te l'ho detto. Non mi dirai te l'avevo detto, sta tranquillo!!"

Quando chiuse l'ultima chiamata, Aelita rimase seduta sul letto, con il telefono tra le mani e il cuore pieno.

Era felice.
Felice davvero.
Felice come non lo era mai stata.

E per la prima volta dopo anni, non aveva paura del futuro.
Lo desiderava.

 AELITA La tua prossima ossessione. Scoprilo ora