8. Si riparte

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In quelle pagine, Alexander aveva scoperto l'esistenza di una pietra dagli enormi poteri magici, custodita all'interno di una grotta, nascosta dietro una cascata nel nord Europa, nelle isole Fær Øer della Danimarca.

Le storie su quella cascata erano molteplici: alcune raccontavano di una ninfa che addormentava i viandanti per appropriarsi dei loro averi, altre di un mostro che si cibava del cuore dei cavalieri che osavano sfidarlo, altre ancora parlavano di una divinità decaduta che soffriva di solitudine e che attraverso l'ipnosi costringeva i poveri sventurati a farle compagnia fino alla loro morte.

- Diciamo che non è sicuramente il luogo in cui andare in vacanza. - Scherzò preparando lo zaino per andare nella Foresta Incantata mentre Samuel studiava il libro da cui il suo amico aveva tratto quelle informazioni.

- Non ci andrai da solo, spero? - L'amico inarcò un sopracciglio con disappunto.

Alexander tirò la corda chiudendo il primo scomparto dello zaino, poi guardò Samuel sconfortato. - Devo andare per forza da solo. -

L'amico si alzò dalla scrivania a cui era seduto, chiuse il libro e si avvicinò ad Alexander. Nel suo abito elegante sembravo decisamente più maturo del suo sovrano, nonostante avesse un centinaio di anni più di lui. - Verrò io! - Dichiarò sicuro - Hai bisogno di qualcuno che ti guardi le spalle e io ne sono in grado. - Asserì volenteroso.

Alexander sorrise, ma scosse la testa mettendosi lo zaino in spalla. - Devi stare accanto a Sara, lei ha sicuramente più bisogno di me. -

Samuel fece spallucce e con una mano fece segno di non preoccuparsi. - È tornato Christian, ci penserà lui per un po'... e non è detto che Sara non si unisca a noi! - lanciò un'occhiata furbetta all'amico, probabilmente aveva in mente qualcosa per riappacificare Sara e Alexander.

- No, Samuel, non voglio costringerla, è passato davvero troppo poco tempo dalla morte di Lio. Se vuoi venire tu per me va bene, ma non coinvolgerla, ok? - Alexander fu fin troppo chiaro perchè Samuel potesse andare contro la sua richiesta, per cui il vampiro dagli occhi di ghiaccio sbuffò annuendo e lasciandolo uscire dalla camera.

- Non vuoi che venga con te alla Foresta, vero? - Era più una domanda di cortesia che altro. La Foresta incupiva Samuel e quei dannati folletti erano sempre dispettosi e furbi. Non li sopportava!

Alexander infatti rise conoscendo fin troppo bene l'avversità del compagno di giochi verso la Foresta - Tranquillo, Sam, se tutto va bene ci vediamo domani! -

Samuel lo accompagnò fino alle porte del Castello, poi salutandosi presero strade diverse, dirigendosi uno verso casa di Sara e l'altro alla Foresta.

***

Christian era rimasto alla tenuta, solo perchè Sara lo aveva pregato di non ripartire per almeno una settimana. Aveva bisogno di lui, la sua presenza la calmava e le permetteva di vedere le cose più lucidamente.

Il ragazzo era dotato di una straordinaria empatia, per cui sentiva chiaramente che la sorella aveva sì necessità di lui, ma anche di riprendere in mano la sua vita e non di stare a crogiolarsi nella sofferenza in camera da letto, o sfogare la sua rabbia sul padre ottuso.

- Sara, io credo tu abbia sbagliato a tornare qua. - Nonostante lo avesse detto con tono pacato, Christian non aveva usato molti giri di parole.

Sara lo guardò sorpresa. Era distesa sul letto a fissare il soffitto, mentre la sua mente stava rimuginando in un replay continuo l'ultimo giorno di vita di Lionel.

Una volta ottenuta la sua attenzione Christian proseguì. - Tu sei troppo indipendente per richiuderti in queste quattro mura, lasciarti viziare da nostra madre e sgridare da nostro padre. -

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