12. Camelot

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Roxen fissava dubbiosa Merlino, riflettendo su come il mago più potente del mondo fosse stato catturato da un demone e tenuto prigioniero da due mostri con tanta facilità: lei stessa aveva sconfitto i due aguzzini con estrema facilità, impossibile che Merlino non avesse tentato di liberarsi. Cos'era che non le stava dicendo?

Lo osservò parlare con una certa familiarità con Eros, davano l'impressione di conoscersi da tempo. Passeggiò avanti e indietro per l'angusta costruzione, senza mai staccare loro gli occhi di dosso: non si fidava di nessuno dei due e se Merlino le stava facendo perdere tempo, lo avrebbe abbandonato e avrebbe cercato qualcun altro in grado di liberare Milacre dalla dimensione infernale. Si avvicinò interrompendo il loro confabulare - Ehm! - Tossicchiò attirando l'attenzione - Merlino? Si ricorda, vero, perchè sono venuta a cercarla? - Più che una domanda sembrò un'accusa.

Il mago sorrise facendo muovere la barba attorno al suo viso rosato. - Ma certo, cara! E per liberare Milacre occorre che io faccia ritorno a Camelot, lì ho tutti gli strumenti necessari. -

La flemma con cui Merlino le aveva risposto mise a dura prova la già scarsa pazienza di Roxen, che si costrinse a contare fino a dieci e fare respiri profondi prima di riprendere a parlare. - Benissimo, come facciamo ad arrivare a Camelot? A me era stato detto di incontrarla a Stonehenge, non saprei neanche come trovarla Camelot! - Il proposito di non agitarsi stava sfumando molto velocemente. - È protetta da un incantesimo occultante molto potente, che immagino abbia lanciato lei, giusto? -

Merlino si batté una mano sulla fronte, come se avesse ricordato solo in quel momento della concreta difficoltà di raggiungere la sua terra. Si guardò attorno, come se stesse cercando qualcosa di utile, poi il suo sguardo s'illuminò puntando l'arpione che aveva usato Roxen. Lo prese, lo esaminò con cura e infine annuì soddisfatto. - Questo è perfetto! - Esclamò entusiasta.

Il mago iniziò a fare dei solchi circolari sul pavimento, con la punta dell'arpione. Erano cerchi concentrici e collegati gli uni agli altri, secondo uno schema ben preciso. Roxen lo guardò attentamente, seguendo ogni simbolo disegnato e vide i segni sfavillare e agganciarsi gli uni agli altri come un motivo musicale.

Quando Merlino ebbe finito gettò il bastone da un lato, invitò Roxen ed Eros a unirsi a lui attorno ai cerchi, li prese per mano e li guardò sorridente, come se stesse per dare il via a una caccia al tesoro. - Questo è un portale per Camelot, al mio tre salteremo all'interno del disegno. Non dovrete mai lasciare la mano dell'altro, soprattutto la mia che diverrà pietra. Atterreremo direttamente dentro il castello, i miei druidi vedendomi pietrificato penseranno che siete nemici, voi mostrategli questo... - si tolse un medaglione che aveva gli stessi cerchi concentrici del disegno sotto i loro piedi, e lo infilò al collo di Roxen. - Farà capire loro che siete amici. – 

Prima che i due ragazzi potessero rendersi conto di quello che stava per accadere Merlino iniziò a contare. Al tre i solchi nel pavimento si illuminarono di un'intensa luce blu, che investì e accolse le tre figure al suo interno. Roxen, Eros e Merlino divennero evanescenti, i loro corpi divennero improvvisamente leggeri e sentirono la terra mancare da sotto i piedi. Una sensazione di vuoto li afferrò allo stomaco, come se si arrotolassero attorno all'ombelico, i loro corpi si rimpicciolirono e allargarono. 

Il sangue divenne gelido e percorse a ritroso le vene, poi come un fiume in piena che rompe gli argini, una dirompente ondata di fluido caldo tornò in circolo e a quel punto la mano di Merlino divenne rigida e dura. Un tonfo, la luce blu e sotto i piedi qualcosa di solido: erano giunti a Camelot.

La luce soffusa che rifletteva sulla nebbia costrinse Roxen a ripararsi gli occhi con un braccio. Rabbrividì notando al suo fianco la statua di Merlino, la maledizione era vera. La testa e le gambe le procuravano un dolore terribile, come se avesse corso una maratona senza allenarsi e avesse i postumi dello sforzo con conseguente carne greve.

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