Alexander si era barricato dentro la Sala del Trono. Aveva imposto un incantesimo su tutte le porte che vi davano accesso: nessuno poteva entrare né uscire.
Dopo l'incontro con Mirijana non era stato in grado di affrontare le domande degli altri e li aveva evitati accuratamente. Avrebbe voluto evitare anche colui che stava facendosi strada nella sua mente, ma era piuttosto difficile. Lo aveva sentito smaniare per uscire, per ridurre in poltiglia quella donna davanti a sè e doveva ammettere che era stato seriamente tentanto di liberarlo. Alla fine era riuscito a tenerlo a bada, ma non sapeva per quanto ancora ci sarebbe riuscito.
In quel momento se ne stava sdraiato supino nel bel mezzo della Sala, fissando il soffitto pieno di affreschi raffiguranti antichi vampiri guerrieri, che affrontavano fiamme, belve e mostri.
La mente iniziò a ripercorrere tutta la sua vita, da quando aveva memoria fino al presente. Si era lasciato andare alla deriva dagli eventi, senza mai prendere seriamente una decisione che potesse aiutarlo a cambiare la sua vita. L'unica volta in cui aveva fatto una scelta, dettata da un suo desiderio, era stata quella di usare la magia del Sangue con Roxen per rintracciare suo fratello Patrick. E ne avevano tutti pagato le conseguenze. Forse non era capace di prendere decisioni, forse era così abituato a eseguire che non era in grado di fare scelte oculate o perlomeno sagge.
Gli bastava ripensare al volto di Mirijana e subito veniva scosso da una collera indomabile. Ancora una volta era costretto a decidere, non per se stesso, ma per altri. Ancora una volta senza una via di fuga. Non poteva permettere che Roxen morisse, il solo pensiero gli perforava il cuore. Doveva tenerla lontana e al sicuro, di nuovo. Era stanco di starle alla larga, il richiamo del Sangue di Rosa si faceva ogni giorno sempre più forte: la notte la cercava colto da sete insaziabile, di giorno sentiva il suo profumo ovunque e ogni volta era un pugno allo stomaco. Gli mancava ed era certo che, una volta vista in carne e ossa, non ci sarebbe stato sigillo o Sacerdotessa che tenesse: l'avrebbe morsa. Avrebbe suggellato definitivamente il loro legame e nessuno più avrebbe osato toccarla, all'infuori di lui.
Si drizzò di colpo, mettendosi a sedere, soffermandosi solo in quel momento sulla profondità dei propri pensieri per poi cacciarli con veemenza dalla testa. Non era il momento di pensare alla sua sete! Si costrinse a concentrarsi sulle rifiniture delle finestre, sui bordi che incorniciavano gli affreschi, proseguì sui ricami dei lampadari per poi fermarsi sul quadro che ritraeva suo padre. Gli occhi dipinti del genitore sembravano osservarlo e la bocca era incurvata in un mezzo sorriso, come se volesse incoraggiarlo.
Alexander ricordava davvero poco di suo padre: sapeva che era uno dei sottoposti dell'ultimo Principe delle Tenebre e da quel poco che rammentava aveva sempre sostenuto il suo sovrano.
- Cosa vuoi dirmi? - domandò, come se il ritratto potesse rispondergli. - Devo prendere in mano la situazione? Sì? È questo che mi stai dicendo? - Continuò a parlargli, a fissare quegli occhi neri come i suoi, nella speranza che si muovessero che gli dessero qualche segnale. - Cosa dovrei fare? - E non seppe se stava rivolgendosi a se stesso o ancora un volta al padre.
Un voce estranea si levò nella Sala interrompendo lo sproloquio di Alexander. - Ti sei lamentato finora, che non hai preso mai una vera decisione e ora chiedi a un quadro cosa fare? -
Non era stato il dipinto a parlare, di questo ne era certo perchè aveva riconosciuto immediatamente il suo interlocutore e ne rimase piacevolmente sorpreso.
- Lio? -
L'amico era lì, davanti a lui, seduto su un piede del tavolo capovolto. Gli corse incontro senza esitazione, ma si fermò vedendo che Lionel faceva segno di non avvicinarsi.
- Buono, buono! - gli disse sorridente - Non posso stare molto, mi hanno concesso di venire solo perchè la situazione è veramente disperata... - spiegò Lionel, alzandosi in piedi.
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Prophecy - Sapphire [Completa]
VampiriSecondo libro della Saga Prophecy. Abbiamo lasciato tutti i membri della squadra in partenza, ognuno con il cuore colmo di dolore per la morte di un caro amico. Le loro vicissitudini non sono però terminate: ostacoli imprevisti, pietre da ritrovare...
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