23. Indolenzimento

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Una raffica di vento forte si abbattè sulle colline. Il lago alle loro spalle si increspò agitandosi come il mare in tempesta. La cascata si agitava impazzita sotto agli occhi di Alexander.

Alexander toccò il jewlarc, come se potesse invocare la spada, ma in quel momento sarebbe stato impossibile: se Riscke non gliel'avesse spezzata non si sarebbe sentito tremare le gambe, avrebbe affrontato qualsiasi cosa lo attendesse dietro quella tenda d'acqua senza alcuna remora. Strinse i pugni e incurante del vento sferzante discese la collina e arrivò al laghetto.

Le acque del dislivello assunsero la forma di un enorme pugno, che si abbatté velocemente su di lui. Si fece scudo con l'ala e proseguì. Le gambe gli sembravano di cemento e si costrinse a non pensare a quanto avesse voluto Roxen al suo fianco in quel momento.

Fermò un secondo pugno e con un incantesimo lo rispedì alla cascata e dal profondo della terra udì levarsi un urlo agghiacciante che gli squarciò lo stomaco. Fece appello a tutto il coraggio di cui dispone e si immerse nella cascata.

Dentro era nebbioso, le pareti luccicavano ai pochi riflessi di luce che riuscivano a far breccia all'interno della grotta. Il percorso era disseminato da formazioni calcaree che assumevano forme sinistre giocando con le ombre e la nebbia.

I suoi passi risuonavano alternandosi al gocciolio tetro dell'acqua stagnante. Camminava lento cercando di abituare gli occhi al buio. La spelonca curvò bruscamente e lui si ritrovò a sbattere la testa contro una stalattite e fece un balzo indietro accorgendosi improvvisamente di un'ombra. Intravide il corpo di una donna, dai lunghi abiti stracciati e ingrigiti dal tempo. Notò le sottili mani disegnate da piccole rughe poco profonde e capelli color cenere, arruffati, spenti, che ricadevano sulle spalle magre e sottili.

La sua voce graffiata dal tempo e dal pianto proruppe nel silenzio della caverna. - Se non te ne andrai entro tre secondi rimarrai qui per l'eternità insieme a me, è questa la tua sorte, straniero. -

Alexander fece un passo avanti, ignorando l'avvertimento - Sono qui per portarti dalla tua Falce, Sterminatrice - disse.

La donna mostrò il volto, avanzò verso la luce fioca e guardò Alexander con scetticismo. I suoi occhi si posarono sul braccialetto nero che il ragazzo portava al polso e parve riconoscerlo. Un velo nero le adombrò lo sguardo. Sembrò che uno spettro oscuro si fosse impossessato di lei. - Tu sei il nuovo Principe delle Tenebre! Come osi venire da me? -

Con un gesto della mano, la donna fece cadere le stalattiti una a una attorno ad Alexander, imprigionandolo. Lui inspirò cercando di mantenere la calma. La sua magia non sarebbe mai stata abbastanza potente da contrastare la Sterminatrice e poi non voleva combatterla, ma convincerla ad andare a Bran. - Sì, sono il nuovo Principe delle Tenebre - iniziò, cercando di spostare le stalattiti. - Ma non sono malvagio come gli altri! Sto cercando di rivoluzionare il modo di vivere dei vampiri e ci sto riuscendo! Ho molti seguaci... -

La donna gli fece cadere addosso altre stalattiti e innalzò le stalagmiti, rendendogli ancora più difficile liberarsi. - Sono solo fandonie, voi non cambierete mai! Ingannate il prossimo e lo lasciate marcire nella sua sofferenza. -

Alexander sferrò calci e pugni cercando di abbattere la sua prigione. Fece cadere alcune stalattiti, raggiunse a grandi passi la Sterminatrice e prima che potesse imprigionarlo nuovamente l'afferrò per le spalle. - Io ho la tua Falce! I tuoi oggetti stanno esaurendo la loro energia, devi venire con me a Bran! - La guardò in quegli occhi grigi e vitrei, che un tempo erano stati vivi e furbi.

Ma la donna urlò scaraventando Alexander a terra.

***

Prophecy - Sapphire [Completa]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora