18. La falce

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La camera da letto dei suoi genitori era rimasta chiusa da quella notte. Nessuno si avvicinava a quella stanza, neanche i servi per pulirla o farle prendere aria. Era sigillata ed era l'ideale per nascondere e proteggere qualcosa di molto prezioso, come la falce.

Alexander si era teletrasportato all'interno della stanza chiusa con la Falce: nessuno avrebbe saputo della teca, nemmeno i suoi servi. Il passaggio dalla biblioteca alla camera dei suoi genitori era avvenuto nel silenzio totale da parte di tutti i suoi amici.

Sospirò stringendo i pugni: doveva illuminare la stanza e ritrovarsi faccia a faccia con i ricordi di quella tremenda notte. - Che la luce ci illumini - recitò, mentre il buio si ritirava lasciando spazio agli oggetti sparpagliati a terra: i segni di una colluttazione importante.

Alexander vide davanti a sè lo scenario che aveva accolto la morte dei suoi genitori: il letto disfatto, le lenzuola macchiate di sangue e polvere, la culla che sosteneva i suoi sogni infantili riversa e spezzata a metà sul pavimento e infine i segni di graffi sulle ante del vecchio armadio in ciliegio.

Passò le dita su quegli intagli col cuore che gli martellava nel petto. Non voleva permettere ai ricordi di riaffiorare: non poteva assolutamente lasciarsi andare. Scrollò le spalle e ritornò nei pressi della teca. La osservò con attenzione, era come se la Falce vibrasse di vita propria.

- Che cosa hai combinato in passato, per spaventare Vlacu? - domandò a vuoto, facendo strisciare le mani sulla superficie e fermandole sul cristallo ambrato.

Invocò diversi incantesimi di protezione tra cui uno che rendeva la teca e la falce invisibili ad altri occhi che non fossero i suoi o quelli di Flin, in quel modo non avrebbe messo in pericolo altre persone, ma solo se stesso.

Rimase con gli occhi incollati all'arma, che sembrava quasi chiamarlo. Provò lo strano impulso di rompere la teca e afferrare la Falce, ma se l'avesse fatto che cosa sarebbe accaduto? Forse lo avrebbe incenerito all'istante, o forse avrebbe risvegliato il suo lato peggiore. Non era più sicuro di volerlo scoprire.

Frustrato diede un calcio al piede del letto e chiuse gli occhi per una manciata di secondi, durante la quale l'immagine di Roxen che piangeva gli attraversò la mente. Maledizione! imprecò tra sè e sè, Testarda che non sei altro! Come pensi che possa salvarti se sei in un'altra dimensione? Avrebbe voluto urlare dalla rabbia, ma si trattenne, sarebbe stato inutile e controproducente se qualcuno lo avesse sentito.

Non si era fermato un solo secondo a pensare a quanto gli mancassero sia lei che Lionel. Aveva cercato di andare avanti, occupando il tempo con studi e ricerche, andando nella Foresta Incantata e vedendosi appioppato il compito di proteggere la Falce, per poi ritrovarsi in quella stanza, dove o si fermava ad affrontare il passato o pensava al futuro, e il futuro non sembrava affatto più luminoso.

Si lasciò scivolare a terra, accanto al letto, affondando la testa fra le mani. Vagò con la mente dalla morte di Lionel e Patrick, all'abbandono di Roxen e infine la scoperta dei suoi genitori uccisi proprio dal fratello che lo aveva gettato in un caos emotivo senza capo né coda. Come avrebbe fatto a resistere ancora senza impazzire?

Ancora una volta non ebbe il tempo di soffermarsi su quanto gli era accaduto, perchè la teca vibrò e la Falce si illuminò. Alexander pensò che l'arma stesse reagendo alla presenza del Principe delle Tenebre e che non fosse il caso di permanere oltre in quella stanza, ma la Falce si illuminò di nuovo e risuonando come un'eco attraversò la teca e creò un collegamento col sigillo di Alexander, che riverberò di luce a sua volta.

Alexander sentì il braccio farsi caldo e una voce ultraterrena, dal tono confortante si infiltrò nelle sue orecchie richiedendo il suo aiuto. - Trova la mia creatrice - disse la voce - trova la mia padrona e troverai la seconda pietra! - rivelò accorata.

Prophecy - Sapphire [Completa]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora