49. Nuova alba

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Alexander era sdraiato sul letto. Ora che era passata l'adrenalina, tutte le ferite, antiche e nuove, bruciavano senza dargli tregua. Teneva il filo di Roxen stretto nel pugno, posato sul petto e ripensava alla delusione provata quando l'aveva sentita parlare con Mirijana. Non si sarebbe mai aspettato che la sfidasse a dividere i fili, lui che invece aveva fatto di tutto per evitare che ciò accadesse. Ora si sentiva dolorosamente vuoto.

La prima cosa che aveva fatto entrando in camera era stata togliersi gli abiti ufficiali, non li avrebbe retti un momento di più. Si era infilato i pantaloni della tuta e la maglietta, ma appena la stoffa era entrata in contatto con la ferita che gli aveva inferto Patrick, tutta la pelle aveva iniziato a bruciare. Anche se Merlino lo aveva curato e gli aveva dato la pozione rinvigorente, la cicatrice era rimasta così come tutte le altre fatte da armi anti-vampiro. Ma non era solo quello a farlo soffrire.

Udì Roxen che lo chiamava con disperazione dall'altra parte del muro e fu un'ulteriore afflizione: in quel momento non aveva intenzione né di parlarle, né di starla ad ascoltare. Roxen, però, era testarda e si mise a bussare con foga. Lui sapeva che non avrebbe mollato finché non l'avesse fatta entrare.

Si decise ad aprire la porta e vide Roxen davanti a lui, munita di un timido sorriso.

- Non voglio parlarti. -

Avrebbe voluto essere più duro anche nell'atteggiamento, ma gli occhi lo tradirono: li puntò in quelli di Roxen e lei dovette interpretarlo come un invito, perchè entrò nella stanza e si chiuse la porta alle spalle. Lui si allontanò frustrato, ma lei lo seguì e, preoccupata, gli toccò la ferita.

- Alex? Ma questa... -

Non le diede il tempo di finire la frase che le scostò bruscamente la mano e le diede le spalle. Non riusciva a guardarla in faccia senza avere l'impulso di chiederle "perché?".

- Armi anti-vampiro, Roxen. - Si limitò a rispondere.

- Smettila di chiamarmi così! -

Il tono isterico di Roxen avrebbe dovuto allarmarlo, ma invece le rispose duro. - È il tuo nome. Come diavolo dovrei chiamarti? -

- Non so se lo hai notato - continuò a infierire - ma non abbiamo più il doppio marchio, non abbiamo più niente che ci lega, a parte la missione. Sei libera, contenta? Finalmente non sei più legata a un vampiro. -

Pronunciare quelle parole gli costò così tanto che si sentì mozzare il fiato, ma colpirono con altrettanta ferocia anche lei, perchè Alexander la vide sbiancare e correre davanti lo specchio per guardarsi il collo: era bianco e lattiginoso, senza il simbolo del Sangue di Rosa. Una lacrima le cadde lungo le guance e lui ebbe l'impulso di asciugargliela, ma si ritrasse subito sentendola inveire contro di lui.

- È colpa tua se siamo arrivati a questo punto - gli urlò contro.

Alexander era incredulo e l'amarezza tenuta a bada fino ad allora esplose. - Colpa mia? Colpa mia? Io stavo solo cercando di proteggerti... ma come al solito ti salvi sempre da sola! Non hai mai avuto bisogno di me, né mai ne avrai. Io... sono perfettamente inutile! E me lo hai dimostrato stanotte facendo separare i fili! -

Dio, quanto faceva male aggredirla in quel modo, lei che era la persona di cui più si fidava al mondo!

Roxen gli fu davanti in pochi passi e lo sorprese guardandolo dritta negli occhi scuri e lui sentì il suo dolce profumo, un profumo che non gli provocava più sete, ma voglia di accarezzarla. I loro nasi si sfiorarono e Alexander si accorse di tremare, ma non di rabbia, di desiderio... per lei.

- Non sei inutile - la sentì dire con voce flebile - Io non volevo separarci per sempre, io ho... bisogno di te... - A quelle parole lui sentì il cuore battere più velocemente, mentre lei arrossiva come una ragazzina.

Prophecy - Sapphire [Completa]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora