10 - Affetto e apprensione

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Sarei voluta andare a controllare con le mie stesse mani che l'arcangelo dell'Est fosse davvero sparito nel nulla, ma le gambe non mi tennero e mi ritrovai seduta a terra a tremare. In un secondo Uriel era accanto a me, preoccupatissimo.

«Mi dispiace, ti sei spaventata?».

Prima ancora di rispondergli, presi di nuovo la sua mano per assicurarmi di aver visto bene. Era... perfettamente guarita!

«Non è possibile! Eri ferito, l'ho visto!» tentai di capacitarmi.

Uriel fermò il mio gesticolare nervoso stringendo le mie mani. Chissà come riusciva ad avere movimenti lenti e rassicuranti anche in un momento del genere...

«Ora sto bene, non devi preoccuparti».

«Ma era una ferita gravissima, non può essere già guarita! E poi come potevi essere così calmo?».

Mi augurai che non mi rispondesse di nuovo "ci sono abituato" o avrei potuto mettermi a piangere dalla frustrazione in quel preciso istante.

«Calmati, Azalee. Raphael sa curare le ferite, per questo ero tranquillo».

La pacatezza della sua voce non fece che aumentare la confusione che provavo in quel momento. Il potere di guarire... in effetti una volta ne avevo sentito parlare, ma non ero riuscita a crederci davvero. Invece ora mi sembrava, improvvisamente, quasi inevitabile. In fondo era già la seconda volta in pochi giorni che Uriel si feriva gravemente...

«Quanto spesso ti fai così male?» mi preoccupai non appena me ne resi conto.

«Non stare in pena per me, per favore. Ho sbagliato mentre sperimentavo un nuovo potere, tutto qua».

Non mi aveva risposto, e se avevo iniziato a conoscerlo significava che si faceva male spesso. Lo trovavo così ingiusto... non riuscivo ad accettare che un bambino così buono dovesse sopportare tutte quelle cose orribili.

Mi lasciai guidare dall'istinto e mi avvicinai a lui fino a premere il viso sulla sua spalla. Lo sentii sussultare, sorpreso da un gesto che in effetti non mi ero più concessa da quando avevo scoperto la sua identità, eppure non mi allontanò come credevo. La sua vicinanza mi aiutò a calmarmi e così, finalmente, tornai a ragionare con lucidità.

«L'arcangelo Raphael sarà spesso con te perché è il tuo maestro, non è vero?» realizzai con una certa apprensione.

La sua freddezza mi metteva a disagio, Raphael corrispondeva perfettamente al prototipo di arcangelo gelido e spaventoso che tutti conoscevano.

Uriel annuì appena. «Già. Sono un po' preoccupato, a dire il vero. Ti capiterà ancora di incontrare Raphael e capiterà ancora che io torni ferito; ho paura che tutto questo per te sia troppo stressante».

Mi scostai quel tanto che bastava per scorgere i suoi begli occhi chiari. Uriel non era nemmeno libero di dormire la notte, si feriva continuamente per aiutare dei protetti che riuscivano solo a temerlo e... si preoccupava per me? Che assurdità. Non potevo permettere che la mia vicinanza gli creasse altre preoccupazioni e soprattutto non volevo rischiare che mi giudicasse troppo debole per continuare a vederlo, per cui respirai profondamente per calmarmi e cercai di fronteggiare il problema un pezzo alla volta, costringendomi a fissare i suoi occhi chiari per mostrarmi forte.

«Pensi che dovrei aver paura di Raphael?» iniziai.

«Certo che no. Non sarà mai di molte parole, ma non hai motivo di temerlo».

«Allora va bene così, mi abituerò ad incontrarlo. E per quanto riguarda le ferite... Odio sapere che stai male, ma quando guarisci mi sento meglio anch'io, perciò non devi preoccuparti per me».

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