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"Ridere non è solo contagioso, ma è anche la migliore medicina."
— Robin Williams.

"— Robin Williams

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24.

M a d d i e


L'aria fresca all'esterno dell'edificio riesce a farmi riprendere totalmente dal mio stato di trance, dovuto principalmente al sogno con cui ho dovuto fare a pugni la nottata passata. Fortunatamente Jona ha provveduto a farmi tornare, in qualche breve istante, il buonumore e persino il sorriso. Stare in sua compagnia non è per niente semplice se si contano i suoi continui e repentini sbalzi d'umore, ma di una cosa sono certa: se non ci fosse stato lui, sicuramente sarei rimasta chiusa in camera mia a piangere e a pensare e ripensare all'accaduto.

Mentre il flebile e timido sole illumina il viso chiaro del ragazzo, si presta ad appoggiare sul naso un paio d'occhiali scuri per riuscire a ripararsi gli occhi dai raggi solari. I lineamenti marcati e pronunciati della mascella sono rilassati mentre porta la sigaretta alla bocca, tenendola tra le dita lunghe e costernate da tatuaggi. Sorrido involontariamente nel guardarlo, sorseggiando in modo lento il mio caffè; da quando ci siamo seduti al tavolo non abbiamo scambiato molte parole, ma il solo averlo accanto totalmente rilassato riesce a far distendere i miei muscoli e a spegnermi il cervello.

«Che lezioni hai oggi?» mi domanda improvvisamente, interrompendo il silenzio che dominava tra di noi. Alzo le spalle e mi mordo successivamente il labbro, estendo dal mio zaino il foglio contenente l'orario scolastico. Mentre leggo minuziosamente, sento i suoi occhi scrutarmi il viso, mandandolo quasi in fiamme. Lancio un veloce sguardo al corvino seduto di fronte a me, riuscendo a non farmi vedere, trovandolo esattamente come mi aspettavo: concentrato sul mio viso, con gli occhi che spuntano leggermente da dietro agli occhiali da sole.

«Matematica» sbuffo prima di lasciar ricadere il foglio in malo modo tra tutto il materiale scolastico. Guardo il ragazzo che, trattenendo una risata, annuisce semplicemente prima di far cadere nel posacenere la sigaretta ormai finita. Il mio umore è drasticamente cambiato alla notizia della mia prima materia; cominciare la giornata con innumerevoli calcoli e formule non è esattamente una buona cosa.

«Vedi il lato positivo, almeno c'è Haley con te» annuncia semplicemente, prima di cominciare a riprendere tutte le sue cose dal tavolino; stamattina, appena arrivati, ha avuto la brillante idea di svuotare il suo intero zaino per cercare le cuffie — a detta sua smarrite. Alla fine si trovavano nel fondo della cartella, ingarbugliate in modo quasi permanente al suo portafogli.

Classico.

«Meno male che c'è lei» mi oso a dire, lasciandomi sfuggire successivamente un timido sorriso. Non sono mai stata abituata ad avere conversazioni con persone denominate amici, tantomeno a parlare di uno di essi. Haley è stata la prima persona ad essere riuscita, senza alcuno sforzo, ad entrare nella mia vita, migliorandola radicalmente. È una ragazza di cui, sono sicura, tra poco tempo non potrò fare a meno.

Lui è come il nero Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora