Maddie Wilson ha visto cose di cui non doveva sapere nulla.
La ragazza fugge da una vita che tutto le ha tolto e niente le ha dato; scappa lontano dai peccati e dai segreti dei suoi genitori, gli stessi genitori che sempre avrebbero dovuto protegge...
"Ricorda che ogni persona che incontri ha paura di qualcosa, ama qualcosa e ha perso qualcosa." — H. Jackson Brown Jr.
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36.
M a d d i e
La Domenica mattina, quando abitavo sotto lo stesso tetto dei miei genitori, era la giornata per eccellenza: mi costringevano ad indossare il mio abito migliore, chiamando parrucchiere ed estetiste pronte per darmi la solita ripulita settimanale. Arrivavano sempre alle otto e trenta della mattina, pronte per occuparsi di me e del mio corpo. Mia madre veniva trattata proprio come me — comedelleregine, secondo mio padre — perché il pranzo della Domenica è sempre stato simbolo di nuovi orizzonti.
Secondo i miei genitori, avrei dovuto fare colpo su uno dei figli delle famiglie più facoltose e nobili delle loro conoscenze; ovviamente pensavano a tutto loro. Non a caso, ad ogni pranzo, mi ritrovavo ad essere sempre l'oggetto dell'attenzione di tutti i presenti al tavolo, che non erano di certo pochi. Invano cercavo di raccontare aneddoti imbarazzanti e persuasivi per distogliere gli sguardi curiosi e altezzosi su di me, e non solo dei ragazzi giovani. A ripensarci mi vengono i brividi.
Dovevo essere sempre perfetta. Nessuno doveva notare un minimo difetto in me, né caratteriale né tantomeno fisico; il trucco doveva essere adatto e curato nei minimi dettagli per farmi sembrare il più naturale possibile. Il vestito veniva scelto di volta in volta da mia madre — curatrice di ogni particolare — e doveva calzarmi come un guanto. Una sorta di bambola tenuta e comandata con dei fili immaginari.
Scuoto appena la testa cercando di evitare l'argomento, e quando mi rendo conto di essere ancora alle undici della mattina sdraiata comodamente sul letto, mi ricordo di essere libera. Nessuno potrà più dirmi quello che devo fare. Nessuno sarà più in grado di comandarmi a bacchetta; o almeno è quello che spero. Per ora mi limito a pensare a come passerò beatamente questa Domenica in tranquillità.
Mentre digito velocemente sulla tastiera rispondendo ad un messaggio di Haley, la mia mente non fa che continuare a vagare verso Jona. Nonostante i miei sforzi che cercano di tenerla sempre occupata, riesce in ogni modo a ritornare a lui, come se fosse un punto fisso. Una strana sensazione allo stomaco mi suggerisce che qualcosa, in lui, non va.
Che sia per colpa di quel bacio ancora dubbioso?
Mi ritrovo a scuotere la testa; non mi sembra assolutamente un ragazzo del genere. Da quello che i miei occhi hanno potuto vedere, Jona non è altro che un uomo semplice e dal cuore d'oro. Me ne accorgo ogni volta che i suoi occhi si posano su di me che possiede qualcosa di speciale; sarà il modo in cui mi fa sentire compiendo anche solo un piccolo ed inutile gesto. Saranno proprio i suoi occhi cupi e in qualche modo vuoti che trapassano il petto e ti studiano, ti scrutano a fondo.