Maddie Wilson ha visto cose di cui non doveva sapere nulla.
La ragazza fugge da una vita che tutto le ha tolto e niente le ha dato; scappa lontano dai peccati e dai segreti dei suoi genitori, gli stessi genitori che sempre avrebbero dovuto protegge...
"Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore." — Italo Calvino.
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3.
M a d d i e
Il piccolo ristorante dove mi ha portato mio fratello è un locale meraviglioso: tantissime lanterne illuminano l'atmosfera creando un gioco di colori rossastro, le poltroncine nere e i tavoli ricavati da assi di legno spesse. Entro dietro di lui che subito va a sedersi in uno dei tavoli messi più all'angolo del locale; una finestra meravigliosa ci permette di avere una visuale completa del parco poco distante da noi.
«Buongiorno e benvenuti, ragazzi!» una voce squillante proveniente dalle mie spalle mi fa sobbalzare leggermente; mio fratello davanti a me ridacchia divertito mentre io mi giro con un sopracciglio alzato per capire che cosa stia succedendo. Una ragazza dai capelli rossi fuoco e nelle vesti da cameriera mi sta guardando con un bloc-notes in mano e una penna nell'altra. Mi pento subito di aver reagito d'impulso e mi rimetto a sedere comoda sulla poltroncina di pelle nera.
«Ciao Sasha» annuncia monocorde mio fratello, lanciandomi una veloce occhiata prima di tornare a guardare il menù; la ragazza intanto si avvicina sempre di più a noi per prendere le ordinazioni. Brad ordina un piatto di cui non sarei neanche in grado di pronunciarne il nome per entrambi, e la cameriera ci annuncia che ci vorranno poco più di dieci minuti.
«Andiamo a fumare una sigaretta intanto, dai» propone mio fratello prima di alzarsi in piedi e mettersi il suo leggero giubbotto di pelle nera; annuisco e faccio gli stessi movimenti, prendendo le sigaretta dalla tasca della felpa che lascio appesa sullo schienale. A passo veloce e felpato, per non disturbare gli altri clienti, usciamo dal locale.
Il parco che ci si presenta davanti è gremito di persone; bambini che giocano spensierati e si spingono sulle altalene rosse e ridono beati dei loro anni più belli. I genitori che, in disparte, rimangono seduti sulle panchine e gli osservano con occhi lucidi ma ben attenti. Un sospiro di malinconia mi esce spontaneo dalle labbra non appena i miei occhi vedono un bambino ed una bambina rincorrersi per tutto il parco, ridendo divertiti.
«Ci pensi mai che avremmo potuto avere un'infanzia come la loro, se le cose fossero andate diversamente?» do voce ai miei pensieri, facendo girare di scatto la testa a mio fratello prima verso di me e successivamente verso la direzione in cui sto guardando. Lo scorgo annuire con la coda dell'occhio prima di vederlo aspirare con un tiro profondo la sigaretta, per poi rilasciare una piccola nube di fumo dalle labbra.
«Se solo non fossero immischiati in quelle dannate cose... Probabilmente avremmo avuto una vita diversa — » si blocca per qualche istante, alzando il viso verso il cielo che ha cominciato a tuonare, promettendo un'imminente temporale. « — Ci sarebbe stato meno dolore, nella nostra vita...» sussurra infine, facendomi salire un groppo in gola.