Maddie Wilson ha visto cose di cui non doveva sapere nulla.
La ragazza fugge da una vita che tutto le ha tolto e niente le ha dato; scappa lontano dai peccati e dai segreti dei suoi genitori, gli stessi genitori che sempre avrebbero dovuto protegge...
"Le nostre paure sono come mine che esplodono non appena qualcuno vi poggia il piede sopra." — Emanuela Breda.
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41.
M a d d i e
Percorro velocemente il corridoio che mi separa dalla scalinata per salire nell'ala dei dormitori, sotto la stretta sorveglianza della receptionist che non mi toglie gli occhi di dosso finché finalmente non sparisco dal suo campo visivo; a due a due, salgo gli scalini che mi porteranno da Jona. Ho ricevuto una sua chiamata poco dopo essere tornata dal centro commerciale con Austin, e se in quel momento l'ansia mi stava mangiando viva, dopo aver sentito la voce preoccupata e timorosa del ragazzo è salita alle stelle. Con la voce tremante, mi ha chiesto di raggiungerlo nella sua stanza; la novantadue. Entrare nell'ala maschile non mi è mai piaciuto neanche in compagnia di Haley, figuriamoci da sola.
Fortunatamente, essendo le sette di sera passate, quasi tutti gli studenti sono barricati nelle camere per la cena oppure negli appositi ristoranti della struttura, e rilascio un sospiro di sollievo non appena i miei occhi incontrano il corridoio del reparto maschile totalmente vuoto; lo percorro velocemente, ispezionando con attenzione ogni singola porta per trovare quella giusta. Ci metto qualche secondo a trovarla, ma quando mi ci trovo davanti rimango immobile. Ci sono troppe cose che vorrei chiedere al ragazzo, e ognuna delle domande che mi girano per la testa mi stanno facendo venire l'emicrania. Con tutto il coraggio che possiedo, batto piuttosto forte la mano stretta in un pugno sulla superficie della porta.
Dall'interno comincio a sentire dei passi piuttosto svelti avvicinarsi verso di me, finché la porta non si apre completamente con uno scatto fulmineo; Jona mi osserva attentamente per qualche secondo, con il viso ancora protagonista delle ferite che non sono ancora guarite, mentre io rimango immobile aspettando un gesto da parte sua, che non tarda ad arrivare: velocemente si avvicina a me, stringendomi in un forte abbraccio; cerco di consolarlo, anche se non sono ancora a conoscenza di cosa lo faccia sentire male, passando leggermente le mani sulla sua schiena in modo circolare.
Dal giorno in cui l'ho visto dal cancello dell'Istituto, i miei occhi non hanno più incrociato i suoi; ho avuto solo alcune notizie da Haley e Austin sul suo stato di salute e i suoi ultimi movimenti. Hanno provato a convincerlo per tornare a frequentare qualche lezione, per uscire dalla camera in cui è stato barricato per alcuni giorni, ma senza alcun successo. Non ne ha voluto sapere; probabilmente non voleva farsi vedere dagli altri nostri compagni d'istituto in questo stato, di cui ancora non so nulla. Appoggio entrambe le mani sulle sue spalle per allontanarlo leggermente dal mio corpo, giusto il necessario per poterlo guardare negli occhi; i suoi sono lucidi e molto gonfi, e li contornano due spesse righe verdognole.
«Entra, Maddie» annuncia sottovoce, staccandosi definitivamente dal mio corpo, per poi lasciarmi lo spazio necessario per entrare nella sua stanza; mi fermo nel centro di essa non appena mi rendo conto che questa è la camera dove Haley mi ha fatto entrare il primo giorno che ho messo piede in questo complesso scolastico. Cerco di non dare a vedere il mio imbarazzo mentre mi accomodo sulla parte inferiore del letto e rimango un po' rigida; non mi sento per niente a mio agio, soprattutto con Jona che continua a fare avanti e indietro per la sua stanza in modo nervoso.