Maddie Wilson ha visto cose di cui non doveva sapere nulla.
La ragazza fugge da una vita che tutto le ha tolto e niente le ha dato; scappa lontano dai peccati e dai segreti dei suoi genitori, gli stessi genitori che sempre avrebbero dovuto protegge...
"E mi piace la notte ascoltare le stelle... sono come cinquecento milioni di sonagli." — Antoine de Saint-Exupéry.
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28.
M a d d i e
La gelateria si trova appena fuori al complesso scolastico dove trascorriamo la maggior parte delle nostre giornate; appena entro, noto che sembra il classico locale dove gli studenti vanno per rilassarsi dopo una stressante sessione di studio. Ci sono parecchi ragazzi accomodati sulle poltrone rosse del locale, intenti a gustarsi una deliziosa cioccolata calda o una coppa enorme di gelato.
Mi viene istintivamente l'acquolina in bocca nel vedere la tazza di cioccolata calda fumante nel vassoio con cui mi passa davanti un cameriere. La continuo a fissare con gli occhi spalancati finché non arriva alla sua destinazione, ovvero davanti ad una bambina che, appena la vede, strabuzza gli occhi e comincia a ridere felice, alzando addirittura le piccole manine verso l'alto. Il padre, davanti a lei, scuote leggermente la testa con un sorriso divertito sul volto.
«Tra qualche minuto avrai la sua stessa identica reazione» mi comunica divertito il corvino, distante da me appena qualche passo. Lo guardo con un sopracciglio alzato, lasciandomi poi andare in una risata isterica; ha perfettamente ragione. Sarei anche capace di saltellare come una stupida sul posto a sedere se mai mi arrivasse una cosa del genere davanti al viso.
Compiendo qualche passo in avanti, ci ritroviamo di fronte al piccolo bancone in legno rossastro; un'anziana signora ci sorride gentilmente prima di sistemarsi sul viso i grossi occhiali con la montatura blu. Noto Jona al mio fianco trattenere una piccola risata, e questo mi costringe a tirargli una gomitata nello stomaco. Il corvino scatta verso di me con un'espressione indecifrabile sul viso, prima di tornare ad ordinare qualcosa di cui non conosco neanche il nome all'anziana.
«Cos'hai ordinato?» chiedo circospetta una volta seduti ad un tavolino, esattamente davanti ad una finestra che affaccia su un piccolo giardino, dove in questo momento stanno giocando tranquillamente dei bambini. Il ragazzo si toglie il giubbotto di pelle — identico a quello che ha dato a me — e lo appoggia con fare annoiato allo schienale della sedia, tornando poi a guardarmi con un piccolo sorriso.
«Tra poco vedrai» risponde semplicemente, costringendomi a roteare gli occhi verso il cielo. Nasconde una piccola risata oscurandosi la bocca con il palmo della mano; gli occhi scuri brillano leggermente quando si lascia andare. «Ma intanto che aspettiamo... Conosciamocimeglio» ammicca verso di me una volta tornato alla sua solita calma; appoggia le mani sotto al mento e mi fissa intensamente, mettendomi leggermente a disagio.
«C-Che vuoi sapere?» domando lentamente, sentendo il cuore pulsare alla velocità della luce mentre i suoi occhi fissano ogni parte del mio viso. Non mi è mai capitato di sentirmi così a disagio con una persona; questa capacità la possiede solo Jona. Alza di poco il busto, mettendosi a sedere normalmente, mentre le sue labbra carnose e rosse si arricciano in una smorfia.