Rieccomi dopo pochi giorni!
Spero il capitolo non sia di contenuto poco piacevole, devo revisionare la grammatica e la sintassi, però volevo pubblicare il prima possibile e regalarvi questo capitolo scritto in tempi record (rispetto al solito) sopratutto in vista della ripresa delle lezioni tra sole poche ore.
Votate 🌟 e fatemi sapere cosa ne pensate!Reminder:
Alessio aka Lil Kaneki
Tiziano aka Gianni Bismark
Nicolò aka Tony Effe
Federico aka Franco 126
Bebbo/ Roberto aka Ugo Borghetti"Devi sentire 'sto pezzo, ho la base al telefono, te la faccio così, veloce" - disse Alessio entusiasta, ancora sulla porta, affannato.
Federico diede il consenso con un gesto: le dita affusolate, la voce roca per le troppe sigarette e che aveva bisogno di rischiararsi piuttosto spesso - e l'avevo capito dopo poco tempo con lui.
" Sangue san lorenzino, puzzo di mura romane/ non parlo con le guardie, liberate mio padre/ il mio amico ha detto che doveva esse' il primo/ ed è finito dentro solo per riempirsi il frigo. Ho scritto solo questo, che te ne pare?" - lo vedevo dubbioso.
Stessa città, ma mi sembrava che i due avessero una sorta di differenza nella cadenza; Alessio sbiascicava quando parlava e le vocali erano molto aperte, mentre Federico aveva il classico accento della capitale.
" A professoré"- mi salutò il ragazzo a suo modo, stranito dalla mia presenza ma non troppo.
Feci un cenno con il capo e poi mi allontanai per andare a sedermi vicino a Nicolò.
"No, non mi devi distrarre" - mi avvertí lui.
Mi guardai intorno, ma non sapevo proprio che fare.
"Beh ragazzi, io toglierei il disturbo, ci vediamo" - pronunciai imbarazzata.
"No Gré aspetta che ti accompagno" - mi propose Nicolò, senza però scollare gli occhi dal monitor.
"Rimani, chiamo un par d'amici e mettiamo su una seratina, fa freddo per stare in piazza."- cercò di scendere a patti il ragazzo con le lentiggini.
"Allora, avviso che non torno. Però forse passo comunque da casa e poi ci vediamo più tardi. Ti lascio il numero di telefono così ci sentiamo" - volli giocarmi bene questa carta e cercare di fare conoscenza, perché l'ultimo dei miei desideri era passare tra scuola e casa la mia permanenza qui.
"A quest'ora la gente sta uscendo dagli uffici, non si capisce niente, perciò vengo con te e poi se ti va andiamo a Fiumicino alla Pizzeria Sancho. Detto tra noi, se verrai starai molto simpatica a Gianni" - ammiccò- "È il suo locale preferito"
"Beh, allora lo faccio per Gianni" - risi.
"Alé, vai a casa a studiare. Regà stasera da Sancho, andiamo" - organizzò Federico.
"Se torno a San Lollo ti giuro che l'unica cosa che farò sarà studiare" - ironizzò il ragazzo.
"A Franchí lasciaci la chiave, appena finiamo la partita ce ne andiamo" - contrattò Tiziano
"No, ve ne dovete andare, muovetevi. Vado un attimo con Greta e ci vediamo sotto casa o direttamente a Fiumicino, fatemi sapere."- asserí, imponendosi.
I tre ragazzi svogliati si arresero e scendemmo tutti insieme, per poi dividerci.
Federico si avvicinò ad uno scooter, porgendomi uno dei due caschi e aiutandomi ad allaciarlo quando ebbi difficoltà.
Gli occhi erano di un colore non definito tra il verde e il marrone, una manciata di lentiggini copriva sul naso e le guance. Le piccole macchioline erano in contrasto con la pelle candida come fosse porcellana e si abbinavano invece ai baffi rossicci, quindi di qualche tonalità più chiara rispetto ai capelli, che invece erano castani e corti.
Sicuramente se fatti crescere sarebbe risultati mossi. La mascella era ben delineata e il pomo d'adamo ben pronunciato.
"Ecco fatto" - disse dopo aver sentito il click- "Dove siamo diretti?"
"Coppedé, mi sa che è lontano, non mi so orientare, anzi sono proprio una frana."- rivelai, ridendo.
"In venti minuti ce la facciamo, guidami tu quando vedi che stiamo nei paraggi".
Quando riconobbi i palazzi straordinari, iniziai a dare indicazioni precise per arrivare a casa.
Lo invitai a salire ma lui rifiutò e mi feve promettere che avrei fatto in un battibaleno. Difatti, avvertii mia nonna che sarei stata ancora fuori e rimase stupita dal fatto che già avessi degli amici.
Presi un giubbotto perché l'aria si stava veramente raffreddando e non sapevo quando sarei tornata.
Comunque, non avrei potuto fare tardi poiché il giorno dopo dovevo essere a scuola.
Scesi e in meno di mezz'ora arrivammo a Fiumicino.
Gianni irruppe nel locale, mettendo in evidenza quanto lungo fosse il suo periodo da cliente di quell'attività e anche l'amicizia con i nipoti dell'originale gestore.
Mi guardai intorno, ma mancava qualcuno.
"Non c'è Nicolò, lo chiamo?"- cercai di rendermi utile.
"Non viene stasera, ti dispiace? " - indagò lui-"Spero tu non ti senta a disagio per stare solo con noi. Tra un po' arrivano Bebbo e Beatrice, l'amici mia"
"No, non mi dispiace, figurati. Solo che avrei voluto stare di più con lui, non ci vediamo quasi mai in fin dei conti" - argomentai, cercando di fargli capire che, veramente, mi sentivo a mio agio.
Stavo totalmente facendo affidamento su di lui, che comunque mi sembrava un ragazzo a modo, poiché con Gianni non avevo parlato affatto.
"Volete un Peroncino?" - urlò quest'ultimo dall'interno.
"A me lo stai chiedendo?" - ironizzò Federico, facendo intendere la risposta positiva.
"Bionda, cosa prendi?" - si rivolse direttamente a me.
Alzai di poco la voce e confermai di volere una birra anche io.
Federico mi fece un cenno con la testa e ci sedemmo sul marciapiede vicino.
"Allora... da quanto sei qui?" - iniziò lui la conversazione.
"Bah, quasi una settimana. Però avendo mia nonna qui non è la prima volta che ci vengo, anzi. Poi come sai ci sono stata anche a settembre"
"Come ti sembra la scuola? Là, al Virgilio, ci siamo andati tutti noi della crew, facevamo sempre un casino" - rise, probabilmente al ricordo di esperienze passate.
"Beh, è stato oggi il mio primo giorno, quindi non posso dire molto, soprattutto perché con i ragazzi non ho interagito più di tanto. I colleghi e i collaboratori però sono stati gentili, perciò è stata una prima esperienza positiva" - raccontai, sentendomi libera di dilungarmi.
"Me pari una pischella in gamba alla fine, poi i ragazzi saranno cordiali già solo per il fatto che sei una persona conosciuta" - teorizzò, portandomi con la mente su una cosa che avevo veramente trascurato.
"Madonna Federí, che cosa mi hai fatto realizzare! Mi sta salendo l'ansia soltanto a pensarci" - risi, girandomi verso di lui che però aveva ancora lo sguardo puntato di fronte.
"Io non ce la farei proprio a fare il professore. Non fraintendermi: leggo tanto, sono interessato alla cultura generale. Però i ragazzi sono una responsabilità, già se racconti in una canzone che ti fumi le canne finisci sotto inchiesta, figurati se durante una lezione di educazione civica non puoi essere accusato di forgiare i loro ideali politici"- pronunciò le parole con tanta enfasi che sembrava avesse maturato queste considerazioni da tanto tempo e non si fosse poi mai sfogato.
"Però te hai tanti a che fare con i ragazzi, bene o male"- gli feci notare.
"Sì, ma non ho un ruolo educativo, incontro tanti fans qui a Roma, nei luoghi in cui tra l'altro è probabile trovarmi, nel negozio del merchandising che produciamo. Eppure il rapporto è quello di vecchi amici, se famo du chiacchiere, brindiamo co' 'na bira." - mi spiegò accennando un sorriso ogni tanto e guardandomi sempre dritto negli occhi.
" È bello che sia così. Secondo me il modo in cui ti poni con le persone condiziona il loro modo di porsi al cosiddetto "idolo" e se tu sei tranquillo anche i fan lo sono"- conclusi.
"Ma figurati, il problema non sono i fan ma tipo le scalatrici sociali... non sono Sfera Ebbasta, grazie a me non otterrai né free drink né ti porterò nei club. Come dice sempre Sean, noi siamo cuore, sangue e sentimento. Viviamo ancora come quando avevamo 15 anni."
Gli sorrisi perché mi sembrava che non sapesse nulla di me, sapeva solo che ero fidanzata con il fatidico Capo Plaza e non oltre, per questo mi aveva definita come una sorta di personaggio pubblico.
"Tutti immaginano il mondo degli artisti come fosse un mondo a parte, ma a tutti piace passare una serata buttato a letto" - tagliai corto.
"Noi ci speravamo agli inizi di svoltare e riuscire a rimorchiare qualche fregna" - mi rivelò sorridente, con una faccia da schiaffi.
"Fin quando non si vive come Barney Stinson è difficile rimorchiare così tanto da soddisfare le aspettative" - lo presi in giro.
"L'hai visto tutto? «How I met your mother», intendo"- si incuriosí, deglutendo l'ultimo sorso. Io ormai avevo lasciato la bottiglia a metà e non ne avrei più bevuta.
"Puoi scommetterci! Ho anche salvati da qualche parte gli episodi raccolti per occasione e quindi ogni tanto li riguardo" - rivelai, entusiasta per l'argomento.
"Quant'era bello guardare gli episodi su Italia il pomeriggio anziché studiare!" - mi fece ridere lui.
"'A Franchí"- chiamò da qualche metro di distanza un uomo tarchiato, accompagnato da una ragazza magra e alta.
Federico poggiò la bottiglia ormai vuota sul marciapiede e si alzò, si voltò verso di me e mi tese una mano per poter imitare le sue azioni.
Con le mani spolverai il tessuto dei pantaloni e poi le misi nelle tasche del giubbotto, imbarazzata.
Federico si avvicinò all'altro ragazzo, congiungendosi in un abbraccio breve che valeva come saluto e baciò le guance della ragazza.
"Lei è Greta" - mi intrudusse lui e io accennai un sorriso e un saluto con la mano.
Improvvisamente quelle figure mi mettevano in soggezione; mi ero completamente immersa nel dialogo con il mio nuovo amico.
"Piacere, Beatrice Chima" - mi porse la mano, sorridendomi cordialmente.
Il fatto che si stesse presentando anche col cognome avrebbe dovuto far suonare in me qualche campanello dall'allarme?
"Oh, Greta Mancini" - risposi, riprendendo i suoi modi.
"Io so' Bebbo, Bebbo e basta" - mi porse un pugno che feci scontrare con il mio.
Il ragazzone aveva un aspetto poco curato: la barba era incolta, delle scure occhiaie solcavano il contorno degli occhi, il viso era pieno. Tutto sommato però, gli occhi contornati da lunghe ciglia scure gli conferivano un aria quasi dolce.
La felpa nera abbinata ai pantaloni larghi stonavano un po' con i jeans a campana, attillati sulle cosce, della ragazza, che ai piedi portava dei bellissimi stivaletti e che a giudicare dal trucco leggero ma preciso, dalla tinta fatta ai suoi capelli e dai vari accessori che indossava, si era vestita con cura.
Diverse sezioni dei suoi capelli, a partire dalle radici, erano più chiare, decolorate. Aveva delle bellissime labbra, ben delineate e una pelle stupenda. Lo sguardo era penetrante e la sua presenza era prorompente.
Gianni uscì dalla pizzeria mangiando e porgendoci i cartoni con le pizze.
Tornammo di nuovo seduti sullo stesso marciapiede.
Iniziai ad ipotizzare che ci fosse del tenero tra Beatrice e Federico quando lui asseggiò un pezzo della sua pizza: lei gli manteneva il trancio con le mani curate, dalle dita affusolate e accompagnate da anelli vintage. Si guardavano con complicità e mi sentii così fuoriluogo che guardai il cellulare.
Avevo 7 messaggi da parte di Luca inviati durante tutto il pomeriggio e la sera, fino a quel momento. Cercai di rispondere velocemente, per non mancare di rispetto.
Iniziai anche a parlare con Gianni per la prima volta in tante ore e io, lui e Bebbo disquisemmo un po' del lavoro da artista, di come se la passava Mario a Milano.
Gli altri due tornarnarono con l'attenzione su di noi solo quando chiesi se ci fossero dei mezzi a quest'ora.
Probabilmente c'erano gli autobus che dall'aeroporto portavano a Termini ma sarei arrivata troppo tardi alla stazione principale per poter tornare a casa con i mezzi pubblici. Fu per questo motivo che ancora una volta Federico si trovò a farmi da chauffeur, prendendo in prestito la Smart di Beatrice per non esporci troppo al freddo.
Durante il tragitto mi finsi stanca e quasi dormiente, un po' per l'imbarazzo, ma poi mi rilassai quando partí una sua canzone nell'impianto stereo.
Ne riconobbi la voce e decisi che avrei assolutamente approfondito la sua discografia.06/01/ 2021.
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Ne è valsa la pena - Capo Plaza
Fanfiction#4 in sferaebbasta e #3 in capoplaza il 23/04/2021 Greta e Gionata sono diventati migliori amici quando avevano solo pochi anni e il loro rapporto non ha mai smesso di essere affiatato. Quando il loro più grande segreto non può più essere custodito...