#4 in sferaebbasta e #3 in capoplaza il 23/04/2021
Greta e Gionata sono diventati migliori amici quando avevano solo pochi anni e il loro rapporto non ha mai smesso di essere affiatato.
Quando il loro più grande segreto non può più essere custodito...
Prima di uscire di casa con Luca indossai un paio di jeans e una tshirt, non mi andava di vestirmi in modo impegnativo ed ero sfiancata sia psicologicamente che fisicamente.
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Mentre eravamo fermi ad un semaforo Luca colse l'occasione per farmi una domanda. "Ma ce l'hai la patente, Gre?"- si voltò qualche secondo verso di me per poi tornare con gli occhi sulla strada, infatti scattò il verde. "Certo, ho quasi ventitré anni, veda un po' lei"- ridacchiai. "Mh capisco, però non ti ho mai vista alla guida, ce l'hai l'auto?"- continuò a chiedermi. Tentennai, indecisa se raccotare tutto o meno. "Ora no, prima però avevo una fantastica Mini. Si avvicinava il compleanno di Gionata, perciò la vendetti per qualche migliaia di euro e gli feci il regalo con quei soldi"- deglutii e aspettai la sua reazione. "Che cretina, a Gionata sarebbe bastato anche solo un muffin con una candelina sopra, d'altronde tutto ciò che fai o dici per lui è oro colato. E poi per te lo stesso."- increspò le labbra lui. "Sì, mi ha ripetuto a lungo di essere stata una stupida però non volevo sembrare inadeguata rispetto ai suoi amici ricchi e non volevo chiedere così tanti soldi ai miei, anche se a dir la verità mio padre si infuriò quando seppe che mi ero sbarazzata di un loro regalo." - mi incupii, ma poi ripensai all'ultima frase di Luca. "Ma sei geloso per caso? Di Gionata?"- ridacchiai. "Perché dovrei essere geloso di Gionata? Spiegamelo!"- Luca iniziò ad agitarsi, nel mentre accostò, parcheggiando. Sapevo di piacergli, forse parecchio, ma non volevo essere io a dire ad alta voce il perché di un'ipotetica gelosia. Scendemmo dall'auto e lui venne dal mio lato della strada, cercando la mia mano che intrecciai alla sua. "Ti porto da Simone Tadiello, un mio amico fotografo, forse è ancora in studio, gli altri negozi saranno chiusi, son quasi le nove."- spiegò, attraversando, e io annuii. Ci avvicinammo ad un locale con la serranda per metà abbassata da cui traspariva una voce fioca. Luca citofonò grazie al campanello adiacente all'entrata e si identificò quando una voce maschile rispose, forse la stessa che ci facilitò l'accesso alzando del tutto la serranda. Entrammo in questo studio arredato modernamente e con le tinte del nero e del bianco. Luca proseguì, facendomi capire che conosceva il posto e si voltò per farmi cenno di seguirlo. Il ragazzo, Simone, era giovane, forse aveva qualche anno più di me, ed era di bell'aspetto. Luca spiegò le nostre esigenze dopo aver fatto le presentazioni. Feci fare tre copie di ogni foto selezionata nel formato polaroid, che era tutto tascabile e perciò comodo. Ringraziammo Simone e lo ricompensai per il disturbo. Quando tornammo in auto, sistemai la bustina che conteneva le fotografie nella mia borsa e poi ringraziai anche Luca per la disponibilità. "Non c'è di ché. Devi tornare a casa o ti va di venire da me?"- propose lui. "A dir la verità non lo so, sento Gionata e chiedo se deve uscire, perché se così fosse andiamo da lui e metto a dormire Grace e noi ce ne stiamo tranquilli"- pensai. "Domani è l'ultimo giorno che Grace passa qui, cosa avete intenzione di fare?"- incalzò lui, apparendo realmente interessato. Feci spallucce, ancora non c'era niente in ballo ma qualcosa ci saremmo inventati. Gionata non tardò a rispondere, spiegando di dover rimanere a casa perché non aveva fatto in tempo ad organizzarsi. "Se è ancora valida la proposta possiamo stare da te, Lù"- chiarii io. "Certo, non siamo distanti, comunque credo che dovrai sopportarmi da sola perché Erika è fuori"- ridacchió lui. "Fa bene, la sto trascurando un po' in quest'ultimo periodo"- iniziai a rimuginare fino a quando non notai che Luca stava uscendo dall'auto e riconobbi fuori dal finestrino il suo complesso condominiale. Passammo dalla portineria e salutammo l'uomo di turno. Quando fummo a casa di Luca riconobbi l'odore di quella abitazione. Mi invitò ad andare in terrazza con lui che a sua detta aveva troppo bisogno di fumare. Lo seguii e conoscendo quella casa come le mie tasche e perciò sentendomi a mio agio, presi posto sulla confortevole sedia a sdraio in legno. Luca prese posto al mio fianco e si accese una sigaretta: osservai ogni movimento e sorrisi quando aggrottò le sopracciglia mentre azionava l'accendino. Smezzammo la sigaretta e ad ogni passaggio la distanza diminuiva. Ciccai nel posacenere sul tavolino di fronte e quando tornai indietro col busto, Luca mi cinse i fianchi con le dita affusolate. Mi voltai e istintivamente mi avvicinai per baciarlo. Nell'ultimo periodo era stato il mio antistress, invece di essere il responsabile della causa, e avevo riscoperto un ragazzo gentile, disponibile e molto empatico e comprensivo. Anche Grace ne era rimasta folgorata. Continuammo a pomiciare ancora per un po', ma senza andare oltre se non per qualche palpata da parte sua. Quando ci staccammo lui si alzò quasi con fretta. "Rimani qui stanotte? Non mi va di prendere di nuovo la macchina e tornare da solo e non voglio che tu prenda il taxi"-spiegò. Annuii, alzandomi a ruota anche io. "Vuoi mangiare? Dovrebbe esserci qualcosa in frigo"- chiese lui, poggiato con una mano al muro mentre si toglieva le scarpe che lasciò sparse per il pavimento. Scossi il capo spiegando che di non aver fame e di non volermi appesantire cenando alle ventitré. Lui annuì e mi chiese se fosse un problema dormire con lui perché pigro com'era non gli andava di preparare la stanza degli ospiti. Feci un cenno col capo, presi al volo la t-shirt del suo merchandising e mi preparai per dormire.