14.

1.3K 56 7
                                    

Tornammo di nuovo a Isola, perché non ritenemmo opportuno andare a Ciny dalle nostre famiglie, al contrario pensammo di far ambientare Grace.
La piccoletta aveva dormito come un angioletto, rimanendo immobile e continuando a dormicchiare anche giunti a casa.
"Papà, io soffro un po' di mal d'auto"- farfugliò, col capo poggiato sulla spalla di Gionata, ancora in dormiveglia.
Gio scattò una foto di noi tre nel riflesso dello specchio dell'ascensore.
"Greta, sono le otto e mezza, so che dovrebbe conoscere prima i familiari ma che ne dici se chiamiamo Luca, Erika e il resto?"- propose il rosso.
"Sì dai, prendiamo una pizza, ti va Grace?"- domandai carezzandole una guancia.
All'udire quelle parole spalancò gli occhi: "Ja, völlig!"- pronunciò cambiando lievemente tono di voce.
"Eh no Grace, il tedesco no"- la rimproverò appena Gio.
"Significa che voglio tutta la pizza del mondo"- la sua era una risata dolcissima.
Gionata la mise a terra per aprire la porta e nel frattempo la guardava come fosse la cosa più bella del mondo. E a dir la verità quasi lo era.
Partirono vari messaggi di invito e appena finimmo di darci una rinfrescata il campanello suonò.
C'erano Luca, Erika, Dref e Charlie.
Ognuno di loro ci salutò con un lungo abbraccio.
"Vi devo presentare una personcina"- esordii sorridente.
Mi guardai intorno e non la vidi.
"Grace, sii educata e staccati dalla mia gamba"- Gionata tratteneva a stento le risate.
Quella timidona si stava nascondendo.
Mi avvicinai tendendole la mano.
"Allora, lui è Paolo, il migliore amico di papà e spesso lo chiamiamo Charlie; lei è Erika, la mia migliore amica; questo invece è Luca, il suo fratellino ed è un tipo davvero molto scemo- lei ridacchiò- e questo è Elia".
Ad ognuno di loro mandò un saluto con la mano.
Si avvicinò ad Elia, picchiettandogli sulla gamba. Di fianco a lui sembrava una pulce.
Il ragazzo abbassò lo sguardo perplesso. "Mi prendi in braccio?"- domandò lei con la sua vocina delicata.
Lui si piegò appena, esaudendo i desideri della marmocchia.
Lei prese a toccargli i dreads colorati, poi passò le mani sui vari piercing.
Si avvicinò al suo orecchio e senza realmente sussurrare disse "Lo sai che il mio papà ha lo stesso orecchino al naso?"
Tutti noi ridemmo e Elia annuì energicamente.
Prendemmo tutti posto e nel frattempo Gionata ordinò le pizze.
Luca incitò Grace a sedersi sulle sue gambe picchiettando con le mani su di esse.
Lei mi guardò, come a chiedere il consenso, e io annuii.
"Allora Grace, fammi sentire, quanti anni hai?"- domandò simpaticamente.
Grace scandì "sette" e non contenta mostrò gli anni sulle dita delle mani.
"E quindi fai la seconda elementare?"- si interessò ancora.
"Si, però Thomas mi ha spiegato che qui in Italia ci sono solo 5 anni di scuola primaria, mentre io ne farò 6."- parlò con una certa eloquenza che sembrava avere almeno tre anni in più di quelli che aveva.
"E come sono i compagni di classe? Chi sono le amichette? Ce l'hai il fidanzatino?"- Pensai si stesse divertendo molto e lo lasciai fare.
Grace rimase quasi interdetta, ma alla fine rispose.
"A scuola mi prendono in giro perché Monika e Daniel non sono la mia mamma e il mio papà. Certe volte mi prendono anche in giro perché non ho fratellini, però c'è un'altra bambina che si chiama Ruth ed è come una sorellina, solo lei gioca con me. A scuola sono la più brava ma non faccio mai copiare nessuno così imparano"- mise le braccia conserte e fece il broncio.
"Io non ero molto bravo a scuola e mi faceva comodo copiare ma sai che ti dico? Fai proprio bene!"- le sorrise e le carezzò la guancia.
Io e Gionata ci scambiammo uno sguardo veloce che stava a significare "dobbiamo parlarle".
Subito dopo ci vennero consegnate le pizze e in fretta tra una chiacchiera e una risata passammo la serata in tutta tranquillità e senza fare uso di alcool o sostanze stupefacenti.
Quando Grace fu stanca andaii a prepararle il letto in cui avrebbe dormito e mi appuntai mentalmente di dover disfare la sua valigia e di dover sistemare i vestiti nell'armadio.
Solo in sua assenza uscii in balcone a fumare una sigaretta, seguita a ruota da Luca. Immersa nei mille pensieri, nemmeno mi accorsi della sua presenza. La avvertii solo quando iniziò a parlare:"È una bambina piuttosto loquace e sa parlare perfettamente italiano."
"Si, sta nel Canton Ticino ecco perché, ma sa anche il tedesco."- gli spiegai velocemente e aspiraii un altro tiro. Appena finita quella sigaretta la spensi nel portacenere e ne accesi un'altra.
"Sei nervosa, eh? È un fardello grande da sopportare, posso solo immaginare al momento"- provò a...non so, calmarmi? Una cosa del genere.
"Comunque, sapere che sei già diventata mamma ti rende davvero sexy"- ridacchiò, per sminuire il tutto.
"Luca!"- strabuzzai gli occhi e gli diedi una manata, ridendo.

Ne è valsa la pena - Capo PlazaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora