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"Siccome siete tutti degli stronzi e nessuno ci ha risposto, io e Federico lo abbiamo fatto senza di voi" - registrai un audio sul gruppo Whatsapp, rimproverando Gianni e tutti gli altri
"Annatevelo a spizzà su Instagram che non ha fatto in tempo ad uscire dallo studio e già ha postato la foto"- si intromise Federico nella registrazione, sfottendomi e ridendo.

"Comunque fatevelo dire: siete proprio dei pezzi di fango" - ribadii a cena

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"Comunque fatevelo dire: siete proprio dei pezzi di fango" - ribadii a cena.
Eravamo tutti a casa nostra, mia e di Fede, e c'erano anche Alessio e Luca.
Il mio ragazzo aveva capito di avere un lavoro versatile e aveva deciso di seguirmi a Roma e tutto procedeva alla perfezione.
"Ma poi rosico perché tutte le pagine di gossip, le fanpage e cose del genere stanno elaborando teorie complottiste sulla L e sulla G. «Si riferiscono a Luca e Greta». Ma che cazzata! Noi semo Love Gang, voi siete solo degli stupidi sottoni." - scherzò Piero, assumendo però un'aria seria.
"Oggi ho letto una cosa che mi ha fatto morire" - iniziò Luca, già col sorriso sulle labbra prima di intraprendere la storia - "L'ho inviato in chat a Lollo, un attimo che lo recupero. Eccolo: «Grande scalpore ha suscitato il nuovo ed unico tatuaggio di Greta Mancini, nota al pubblico per essere la storica fidanzata di Sfera Ebbasta. Ad oggi, Greta sembra nuovamente fidanzata con Capo Plaza, dopo una rottura che aveva visto il giovane trapper salernitano coinvolto per un'altra volta con l'ex fidanzata Noamy. Il tatuaggio è composto da due lettere, la L e la G, che indicano proprio la sua iniziale e quella del suo ragazzo, il cui vero nome è Luca. Agli sguardi più attenti non è sfuggito l'anello che sembra avere un aspetto importante. Che i due dopo una pausa di riflessione non si stiano muovendo verso il matrimonio?». Ragazzi - fece una pausa guardando tutti negli occhi- "io stavo morendo dal ridere, non ce la facevo più" - continuò.
"Si si, proprio unico tatuaggio" - sorrisi, ripetendo le parole ascoltate poc'anzi, che erano false, poiché in luoghi più nascosti avevo altre tre G incatenate tra loro, che simboleggiavano il mio nome, quello di Gionata e Grace, quindi la nostra piccola famiglia.
"Però la devono smettere di associarti a Sfera"- si lamentò Luca, carezzandomi i capelli.
"Però la devono smettere di associarti a Naomy" - ribattei tracciando le linee dei tatuaggi sulle mani.
"Non iniziate di nuovo che poi finite a scopare ovunque! Sono degli animali regà..."- ci rimproverò Federico.
"Un'altra settimana e non mi vedi più, contento?" - gli sorrisi facendo una faccia da schiaffi.
"Sei proprio un'infame fracica, eh. Io senza te l'anno non lo passo" - riprese Alessio lo stesso discorso che mi ripeteva dalla fine di novembre.
"Alé conoscevamo il termine della mia esperienza. E l'anno lo passi che devi fare gli esami, ci siamo intesi?" - lo guardai nel modo più duro possibile per esercitare un po' di autorità.
"Scusa se te lo dico ma nun sei credibile co' 'na canna in mano" - rise Bebbo, bevendo un altro sorso di birra.
"Ci volevate voi a farla fumare, prima toccava le sigarette solo nelle occasioni speciali" - spiegò Luca e aggiunse: "E non so se mi piaccia'l' sta cosa, ora che ci penso".
"Sapessi quante cose non mi piacciono di te, eppure «Io non cambierò mai, no maaaaiii»." - lo presi in giro, canticchiando e muovendomi a ritmo sulle sue gambe.
"Sentiamo cos'è che non ti piace?" - ribatté e un coro di suspance si innalzò attorno al tavolo.
"Che ne so, che quando non hai niente da fare vai a farti un tatuaggio, che sei testardo, che non vuoi fare pace con Gionata, che non rispondi al cellulare quasi mai e potrei pure morire mentre aspetto che prendi il telefono..." - iniziai ad elencare, venendo interrotta proprio da Luca.
" Si si Greta, c'hai ragione ma se ti muovi un altro po' esplodo, alzati che mi fa male "- ci fece ridere tutti per la sua spontaneità.
Nonostante la diversità che intercorreva tra bagaglio artistico e caratteriale, i ragazzi avevano preso confidenza, tranne Beatrice che era gelosa che passassi troppo tempo con Luca oramai, ma in realtà ritagliavo sempre del tempo per lei.
La nonna era interdetta per la fine del mio soggiorno nella città eterna ed evitava il discorso ad ogni cena settimanale per cui ci eravamo accordate.
Anche lei, quasi quanto me, era al settimo cielo per il mio ritorno con Luca perché si era resa conto che sia ora che a settembre con lui ero felice, mentre quando aveva incontrato Gionata non aveva percepito nessuna scintilla, nessun sentimento forte.
Mi sarei sicuramente affidata (anche) alle sue parole. Avrei potuto garantire a chiunque di amarlo. Ero così euforica all'idea che volevo dirglielo ogni secondo che passava.
Finalmente ero felice nella mia vita, però gli squilibri del mio umore non si erano placati e avevo scoperto un mio lato odioso in ambito romantico: la paranoia.
Avevo una paura fottuta che Luca mi abbandonasse nuovamente e ora che vivevamo praticamente insieme, almeno fino alla settimana successiva, ogni reazione era amplificata.
Dormire assieme era una cosa impossibile: con il silenzio della notte il cervello ci andava in tilt, e con il viso sul suo petto, col tempo scandito dai suoi battiti accelerati dovevamo discutere di come ci sentivamo o del primo argomento che ci veniva in mente per smaltire o per evitare l'ansia.
Dopo aver cenato insieme e chiacchierato fino a mezzanotte, i ragazzi erano andati via, compreso Franco, poiché non avevano degli orari rigidi l'indomani e potevano rimanere a far caciara fino alle luci del mattino.
Mi spogliai, rimanendo in intimo, e andai in bagno per prepararmi per la notte.
Mi stavo struccando, mentre Luca accanto stava lavando i denti.
Ad azione terminata, mi si parò dietro senza che neanche me ne rendessi conto e quando mi piegai per sciacquare il viso e lo toccai, l'eccitazione raggiunse livelli altissimi all'interno di quella casa.
Purtroppo la cosa mi metteva un'ansia assurda: non ce lo eravamo detti esplicitamente, ma eravamo molto provati dal fatto che l'uno e l'altra fosse andato a letto con qualcun altro e non avevamo ancora avuto nessun rapporto.
I baci erano sempre passionali e coinvolgenti, mai sbrigativi e i preliminari sì, li facevamo - motivo per cui Franco ci aveva etichettato come animali, a causa dei gemiti mal trattenuti- ma nel momento vero e proprio di unione ci tiravamo indietro, spesso con la scusa di essere già stanchi.
Ansimai, continuando ad asciugarmi il viso, ma lui con audacia mi fece voltare, stregandomi con i suoi occhi, delle profonde pozze di petrolio.
La perfezione dei suoi lineamenti mi mandava in estasi e mi feci trasportare dal suo tocco, cercando sempre di mantenere gli occhi aperti per bearmi della sua vista, di cui non ne avevo mai abbastanza.
"Cazzo Lu..." - sospirai, riuscendo a parlare solo dopo avergli morso il labbro proprio per prendere fiato.
In tutta risposta aumentò la presa sui miei glutei, accogliendo le mie gambe sulle sue anche e camminando verso la camera da letto, con un sorrisetto stampato in faccia.
Si sedette sul letto, continuando a tenere le mani ben salde sul mio fondo schiena e incitandomi a strusciarmi su di lui, sul suo membro ormai duro e insistente sui miei vestiti.
Quando mi avvicinai di più a lui con il viso, non mi diede nemmeno il tempo di lambire il suo collo che mi fece stendere, sovrastandomi.
Si sfilò i pantaloni, con un po' di goffaggine per la foga, e portò le mie dita sull'orlo dei suoi boxer.
Glieli tolsi e lo spogliai anche della felpa e della t-shirt.
Decisi di soddisfare la sua volontà, che poi coincideva con la mia e senza esitazione presi il suo membro tra le mani, portandomelo alla bocca.
Inizia a lubrificarlo, leccando lungo tutta l'asta  e spingendolo con prepotenza sul materasso e succhiando con avidità in una posizione comoda.
Guardava verso l'alto, al soffitto, mentre mi spingeva la testa, per questo scoprii i denti - fino a pochi secondi prima nascosti per non fargli del male- e, uscito da uno stato di trance, incastrò i suoi occhioni nei miei.
Vederlo godere mi mandava al manicomio, ma impazzii veramente solo quando recupererò il cellulare dalle tasche dei jeans appena sfilati e con nonchalance rispose alla chiamata.
"Sí, scusami sono impegnat- oh... Ti richiamo, tranquillA" - liquidò velocemente il mittente osservando la curiosità e il fastidio sul mio viso e la smorfia di disappunto delle mie labbra, ormai ben lontane dal mio corpo.
Tuttavia la conversazione continuò:
"Certo bella, so di poter contare su di te, poi ne discutiamo"- ridacchiò cordialmente.
Volevo spaccargli la faccia, ma preferii alzarmi.
"Dai vieni qui" - mi attirò a sé incastrando le dita della sua mano tra le mie, ma subito mi divincolai.
"E tu vieni da solo!" - gridai, tornando tra le ante aperte dell'armadio a mettermi in tenuta da notte.
"Non fare così!" - si alzò, indossando nuovamente i boxer.
"Chi cazzo è?" - domandai ironicamente, avendo già dedotto chi fosse la ragazza dall'altra parte della cornetta.
"Nessuno! Lo so, ho sbagliato, non dovevo rispondere in un momento del genere ma è stato istintivo. Se non sto a Milano non mi sento tranquillo per il lavoro" - mi spiegò cercando di avvicinarmi.
Eravamo nella stessa condizione, con il petto nudo, che gesticolavamo in preda all'agitazione.
"È solo una prova dopotutto. Quando vuoi puoi andartene, sai dov'è la porta no? Nessuno ti impone di fare delle rinunce" - continuai a gridare, frugando nell'armadio confusa e girandomi ogni volta per aggiungere qualche altra cattiveria nei suoi confronti.
Presi un suo paio di jeans, non accorgendomi nemmeno fossero i suoi jeans che mi andavano pure stretti e iniziai a saltellare per riuscire ad infilarli.
Mi arresi e mi piegai per raccoglierli da terra.
La mano di Luca si scaraventò su una delle mie natiche.
Mi voltai, con la volontà di fare lo stesso contro il suo viso.
Mi fermò quando ero ad un palmo dalla sua guancia e mi strattonò per il braccio.

Ne è valsa la pena - Capo PlazaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora