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Tre mesi dopo

Quando ero piccola lo avevo sognato spesso. Ogni volta, nel "porto sicuro" che immaginavo, c'era il mare. Ricordo il giorno in cui lo vidi per la prima volta. Ero in viaggio dopo la morte dei miei genitori, su una berga, mentre la Paige mi spiegava cosa fosse la CATTIVO. Era blu ed infinito. Era così che credevo fosse la libertà. Il mare lascia liberi di immaginare cosa ci sia oltre, dove non possiamo vedere.

Mi svegliai con il suono delle onde che si infrangono sugli scogli. Il mio preferito. Scesi dall'amaca e i piedi nudi toccarono il legno del pavimento sporco si sabbia. Mi stiracchiai e guardai fuori dalla vetrata che dava sulla spiaggia.
Era solo l'alba e la città stava dormendo.

Avevo costruito quella capanna con le mie stesse mani. Le mancavano i primi mobili, ma potevamo sopravvivere anche dormendo appesi al soffitto. Thomas non c'era. Io e lui eravamo gli unici mattinieri di quel posto, come nella radura.

Lui si svegliava e andava a correre, io mi svegliavo e andavo a nuotare.

Jorge mi aveva cucito di vestiti con cui adoravo dormire, o rilassarmi. Era la prima volta che indossavo delle gonne dal giorno della mia nascita. Erano fatti con una stoffa simile al lino ed erano freschi e larghi. Harriet mi aveva fatto le treccine ai capelli qualche giorno prima, diceva che mi avrebbero dato un aspetto più esotico. Le legai con una cordicella che tenevo al polso in sostituzione agli elastici. Mi tolsi i vestiti e restai in biancheria intima, che poi era il mio costume da bagno.

La sabbia era fresca e non appena toccò la pianta dei miei piedi sospirai dal piacere. Aveva fatto tanto caldo quella notte.

Senza più aspettare, iniziai a correre e mi tuffati in acqua non appena fu abbastanza profonda da non sbattere la testa.

"Il nostro sangue? Mi stai dicendo che abbiamo guarito Newt, che gli abbiamo salvato la vita?!"
La donna mi guardò e sorrise. Non l'avevo mai vista farlo in modo più sincero. "Hai raggiunto il tuo obbiettivo Cleo." Non fu proprio la frase più giusta che potesse pronunciare. "Il mio obbiettivo era fare in modo che non morisse più nessuno."
Il mio sguardo si perse nell'immagine nitida degli occhi blu di Teresa, che ancora erano impressi nella mia mente con inchiostro indelebile.

Nuotavo sempre a rana e senza prendere fiato tra una bracciata e l'altra. Andavo sott'acqua e ci rimanevo il più possibile. Spesso mi passavano di fianco piccoli pesciolini che si illuminavano con la lieve luce del sole.

"Come fai ad essere vivo?" Guardai Gally con sospetto e lui sbuffò. Sicuramente dovevano avergli fatto quella domanda altre mille volte. "Dopo il labirinto, la CATTIVO mi ha salvato il culo, ha fatto dei test al mio sangue e subito dopo essersi accertati che non possedessi la cura, mi hanno rispedito nella zone bruciata. È stato il braccio destro ad accogliermi."

Mi passò a fianco una piccola medusa, grande forse come la mia mano e cercai di girarle attorno. Non appena fui esausta, mi fermai in mezzo alla distesa di acqua salata e galleggiai nella posizione del morto per almeno dieci minuti. La luce del sole si faceva sempre più calda e le onde aumentarono leggermente.

"Non sarai più in grado di sforzare la gamba come prima." Ava mi tolse definitivamente la fasciatura, dove era rimasta una grande voragine chiusa dai punti. "E avrai delle belle cicatrici dopo tutta sta storia." Feci spallucce. Non mi era mai importato troppo delle cicatrici.

Poi scoprii che guardarmi allo specchio sarebbe stato sempre più difficile.

Tornai indietro solo dopo aver ripreso fiato per bene e ripercorsi la stessa strada, con la stessa facilità e velocità. Quando arrivai alla spiaggia, Aris mi stava aspettando con un telo fra le mani. Mentre uscivo dall'acqua scossi la testa sorridendo e sciolsi io capelli per strizzarli come se fossero uno straccio bagnato. "Hai allungato il tragitto" Mi riproverò porgendomi l'asciugamano "non fa bene alla tua gamba, lo sai. Sei fortunata che al mio posto non ci fosse Thomas. Ti avrebbe uccisa."

𝓣𝓱𝓮 𝓜𝓪𝔃𝓮 𝓡𝓾𝓷𝓷𝓮𝓻//𝓗𝓸𝓹𝓮Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora