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"Thomas dai aspettami!"
Urlai per centesima volta.
La mia voce era di poco più acuta, probabilmente non dovevo avere più di tredici anni. "Avanti lumaca" rispose quello, girando il viso verso di me. Non aveva ancora fatto la muta e sembrava quasi un bambino di nove anni. "Ma perfavore, lo sai che sei troppo veloce, l'unico che sa starti dietro e quel pive di Minho"
Si fermò in mezzo al corridoio illuminato solo da poche lampade a neon.

"Sei tu che sei troppo lenta"
Mi sfidò tornando sui suoi passi per affiancarmi. Sospirai pesantemente e scossi la testa sorridendo. Era inutile controbattere. Ero sempre stata una persona testarda, ma solo per quanto riguardava le cose ingiuste e quando sapevo di avere ragione. Infatti ero consapevole di non essere veloce come lui.

"Facciamo una promessa"
Disse lui all'improvviso. Io che mi stavo allacciando le scarpe, alzai lo sguardo. Pensavo fosse una delle sue solite caspiate, invece sembrava serio.
"Prima dimmela, non posso fare promesse che non posso mantenere"

Con un po' di incertezza mi prese la mano delicatamente e con dolcezza, facendo scivolare i nostri palmi l'uno contro l'altro. Le nostre dita si intrecciarono. Capimmo in quel momento di essere la nostra ancora.
Nessuno dei due poteva sopravvivere senza l'altro. Per quanto lui fosse il mio migliore amico, un fratello, non ricordavo di aver mai sentito qualcosa di simile. Come se fossimo legati mentalmente e non potessimo spezzare quel legame in nessun modo.

"Non mi lasciare mai va bene? Non lasciare mai la mia mano. Non voglio perderti"
Sorrisi e abbassai lo sguardo per non fargli vedere che stavo miseramente arrossendo. "Non lo farò"
Detto questo strinsi ancora più forte la sua mano nella mia. "Promesso"

______

Ansimavo cercando aria nei miei stessi polmoni, ma non ci riuscivo.
Mi alzai dal letto. Avevo i vestiti tutti sudati, come i capelli, che avevo legato in una coda di cavallo scioltasi da sola durante il sonno. Era ormai da un mese che facevo sempre lo stesso sogno.
O incubo.

Per la prima volta nella mia vita, avrei voluto che quella fosse stata la radura e che di fianco a me ci fossero i miei amici. Avrei voluto alzarmi e andare a fare colazione da Frypan, dopo aver salutato Thomas e Minho che dovevano entrare nel labirinto. Persino litigare con Teresa mi mancava.

Corsi verso la piccola porta bianco panna e mi spoglia velocemente entrando nel box doccia. Non riuscivo nemmeno a lavarmi i capelli da quanto tremavo, così mi sedetti a terra appoggiando la schiena contro le piastrelle rigorosamente bianche. Mi sembrava di vivere sempre in una fase di preparazione, ormai ero praticamente morta due volte. Se soffrivo di claustrofobia in una radura enorme piena di persone, come potevo sentirmi in un monolocale, tutta sola e nel silenzio più totale? Quello che mi perseguitava di più era il pensiero che i miei amici non ce l' avessero fatta. Speravo che in qualche modo ora fossero da qualche parte nel mondo, liberi e sani. 

Quella stanza piena di comodità, come un letto, una doccia privata, un bagno che non puzzava; erano solo illusioni. Non sapevo se sentirmi sfortunata o fortunata ad essere viva. Non sapevo se fosse giorno o notte. Magari dormivo quando fuori c'era il sole senza nemmeno rendermene conto. Non c'erano finestre non c'erano rumori. Mi sembrava di vivere contro il tempo. contavo i giorni in base ai pasti che mi venivano portati. Due al giorno. 

La CATTIVO sembrava godere della mia ansia. Quando avevo attacchi di panico nessuno interveniva. Una volta avevo provato a fingermi morta, perché sapevo che mi osservavano, ma quella volta capii che sicuramente avevano i miei dati: come la temperatura corporea, il battito cardiaco. Probabilmente avrei dovuto farmi venire un vero infarto per far entrare qualcuno nel cubo (così lo chiamavo). Solo quando avevo rotto lo specchio del bagno erano intervenuti dei dottori, avevano curato le ferite e poi se ne erano andati. Avevo iniziato da poco con uno sciopero della fame. Pensavo che magari mi avrebbero trasferito da qualche altra parte per evitare che morissi, visto che mi avevano già salvato dimostrando che servivo loro viva e vegeta, anche se non sapevo ancora per quale motivo.

𝓣𝓱𝓮 𝓜𝓪𝔃𝓮 𝓡𝓾𝓷𝓷𝓮𝓻//𝓗𝓸𝓹𝓮Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora