La festa era come la immaginavo.
Fumo, erba, alcolici e tanta gente che non ci sta con la testa.
<<Ciao belle>> un ragazzo medio alto, biondo che molte probabilmente considererebbero sexy ma a me sembra solo un cretino, si avvicina a noi.
<<Ciao Luke>> lo saluta Jessica incantata.
<<Posso offrirvi da bere?>> quel drink è il drink meno drink che il abbia mai visto.
<<No grazie>> tiro Jessica verso di me senza darle la possibilità di rispondere di sì.
Dopo un'ora ho già bevuto troppi bicchieri di rum e sto ballando con un ragazzo di cui a malapena riesco a mettere a fuoco il viso.
Il telefono vibra nella mia tasca destra.
Lo prendo e cerco di leggere il nome, è un numero sconosciuto.
<<Si?>> mi gira la testa, non mi ricorderò di aver risposto.
<<Sophie torna a casa>> la sua voce è terribilmente sexy, ma non riesco a capire chi è.
<<Mi sto divertendo>> parlo con un tono da bambina piccola.
<<Sophie torna a casa>> scandisce bene ogni parola e il suo tono profondo mi mette quasi paura.
<<Ok>> stacco la chiamata e cerco Jessica tra le persone.
<<Jessica andiamo>> mi appoggio una mano sulla fronte mentre la prendo per un braccio e provo a trovare la porta d'uscita.
<<Mi fa male la testa>> si lamenta, anche a me.
<<Volete un passaggio>> Luke ci mostra le chiavi della macchina.
Ha gli occhi tutti rossi e le pupille dilatate, non si regge in piedi ed è vestito per metà.
<<No siamo qua vicine>> tiro via Jessica e la trascino verso casa.
<<Posso dormire da te?>> mi chiede mentre percorriamo il viale di casa mia.
<<Jessica..>> la voce di sua madre ci giunge alle orecchie facendoci saltare sul posto.
<<Mamma?!>> domanda sorpresa Jessica.
<<In macchina, ora>> dall'espressione sembra molto arrabbiata, non la biasimo <<Sophie sicura di voler stare qua da sola?>> sembra preoccupata.
<<Non sono da sola>> riesco a dire, dopodiché entro in casa.
Mi appoggio alla porta e guarda la figura imponente davanti a me.
Non riesco a tenere gli occhi aperti e mi cadano le palpebre.
Due grosse braccia mi tirano su da per terra e mi portano su per le scale.
Sento una superficie morbida sotto di me e mi abbandono ad un sonno profondo.
<<Mamma>> chiamo dalla stanza.
<<Dimmi amore>> la mia mamma mi raggiunge e si siede accanto a me sul letto.
<<Dov'è papà?>> i miei occhi si riempiono di lacrime che non riesco più a trattenere.
<<Tornerà presto>> mi rassicura lei accarezzandomi il viso.
<<Mi aveva promesso che mi avrebbe letto la storia>> le lacrime mi rigano il viso.
<<Te la leggo io piccola mia>> si alza e prende un libro dallo scaffale.
<<Perché mi lascia sempre sola?>> chiedo.
<<Tu non sei sola amore, finché c'è mamma non sarai mai sola>> mi abbraccia e mi culla finché non mi addormento.
La sveglia interrompe il mio sonno.
Mi alzo in piedi nel letto e immediatamente mi gira la testa.
Mi guardo intorno. Sono ancora vestita. Non ricordo nulla della notte precedente a parte il bicchierino che straboccava di rum sul bancone della cucina.
Scendo al piano di sotto e leggo sull'orologio appeso in cucina le nove.
Cazzo.
Sapevo che non era una buona idea andare a quella festa, cosa mi è passato per la testa.
<<Dormito bene, principessa?>> mi giro di scatto e lo vedo appoggiato al muro della cucina con solo i pantaloni addosso.
Non rispondo e continuo a prepararmi il caffè.
<<Di solito alle domande si risponde>> in un secondo si avvicina a me e mi sussurra all'orecchio.
Posa le mani sul bancone accanto alle mie e mi chiude tra le sue braccia e il corpo.
Sento il suo respiro sul collo e sento caldo.
Molto caldo.
<<La smetti di alitarmi sul collo>> parlo come se fosse facile farlo e come se la tensione non stesse facendo fremere ogni parte di me.
Si allontana da me senza dire nulla e si infila la maglia.
<<La fai tu la lavatrice, vero?>> dopo essermi stato addosso con il fiato sul collo mi chiede se faccio la lavatrice?
<<No, ti arrangi>> bevo un sorso di caffè e mi siedo a tavola.
<<Mi arrangio, fai sul serio? Ieri eri completamente ubriaca e se non ci fossi stato io oggi ti saresti svegliata infondo alle scale>>.
<<Non influisce sul fatto che non sono la cenerentola di nessuno, impari a fare le lavatrici>> mi alzo e me ne vado in camera.
La giornata sta iniziando già male e sono solo le nove del mattino.
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Amore e odio
Chick-LitSophie ha avuto un'infanzia memorabile nella grande città di Manchester finché alla tenera età di cinque anni non ha perso sua madre in un incidente stradale. Suo padre ha sempre lavorato molto e rimanendo per lo più sola, dalla solare bambina che...
