Una visita a Londra

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<<Sophie, dove ti sei nascosta?>> risi mentre mi stringevo sotto al tavolo per non farmi vedere.

<<Forse sei QUI>> mia madre si sporse per vedere se ero dietro alla credenza.

Sbuffai un'altra risata quando mi resi conto che non mi aveva ancora trovata.

<<Allora sei QUI>> la tovaglia appoggiata sul tavolo si alzò mostrandomi i lunghi capelli biondi di mia madre.

Iniziai a urlare e ridere allo stesso tempo scappando, strisciando via da sotto il tavolo.

Avevo quasi raggiungo la porta quando due braccia mi afferrarono per la vita non permettendomi di procedere.

<<Presa>> mi riempi di baci in faccia mentre mi dimenavo, ridendo, tra le sue braccia.

<<Non sono brava a nascondermi>> incrociai le braccia al petto e mi sedetti sul divano, imbronciata.

<<E va bene così, non devi nasconderti, non devi farlo mai, devi mostrarti così come sei, la bella bambina e la stupenda donna che diventerai>> mi sorrise e stringendomi in un forte abbraccio.

<<Io voglio essere come te da grande, mamma>> sussurrai mentre mi stringevo a lei.

<<Io voglio che tu sia te stessa da grande, amore, voglio che mostri al mondo quanto è bella la creatura che io ho fatto>> mi diede un buffetto sul naso e io feci una smorfia divertita.

<<Mi mancherai tanto>> le lacrime mi raggiunsero gli occhi facendomeli bruciare.

<<Tornerò prima che tu possa dire 'mamma'>> rise e mi baciò la fronte.

<<Mamma>> sussurro, apro gli occhi e mi guardo intorno.

La mia testa è appoggiata alla spalla di Jack e quando alzo gli occhi sui suoi quasi rabbrividisco perdendomi nella loro profondità.

<<Credo che la casa sia questa>> annuncia Carl fermando il furgone a lato della strada.

<<Lo spero, sto perdendo l'uso delle gambe a forza di stare seduto>> si lamenta Luke.

Gli altri cominciano ad alzarsi e scendere dal furgone e anche io spostando la testa dalla spalla di Jack.

Appena scendo dal furgone il vento freddo di Londra mi penetra nelle ossa facendomi rabbrividire fino al midollo. 

Il cielo, come c'era da aspettarsi, è grigio nascosto da un sottile strato di nebbia umida.

La casa è alta e imponente, l'intelaiatura e le porte danno l'idea di una casa vecchio stile e il giardino verde e ben curato è cosparso di inquietanti gargoyle in pietra.

Rimango ad osservare le strane statute che popolano l'esterno della casa mentre gli altri si avviano all'entrata.

Jack si fa avanti e sbatte più volte il batacchio sulla porta in legno.

Il grosso portone si apre poco dopo mostrando una minuta figura a qualche passo da noi.

La donna è alta e mingherlina, i capelli grigi sono raccolti in uno chignon alto e le dita affusolate reggono in mano un piccolo bloc notes.

<<Entrate>> parla così piano che a malapena riusciamo a sentirla ma comunque ci facciamo avanti e la superiamo.

A differenza dell'esterno, dentro l'arredamento è moderno, i mobili in legno sono dipinti di un bianco acceso e i tappeti persiani grigi si intonano con il
resto dell'ambiente.

Il fuoco scoppietta nel camino e un uomo lo osserva silenzioso prima di girarsi verso di noi.

<<Benvenuti>> esclama con un ampio sorriso in volto, ma subito dopo gli si crea un cipiglio in fronte.

È un uomo di mezza di età, i capelli neri sono laccati all'indietro e gli occhi verdi spiccano nel volto apparentemente stanco e provato.

<<Mi pareva di aver invitato solo il ragazzo e la ragazza, non un' intero branco di ragazzini>> indica prima Jack e poi me mentre tiene lo sguardo fisso sui miei amici.

<<Ci dispiace molto, io e Jack abbiamo pensato di portare degli amici, speriamo di non aver creato troppi problemi>> dico timidamente.

<<In realtà no>> sbotta Jack guardandosi le unghie con disinteresse.

Gli rivolgo un'occhiata di disapprovazione ma non mia sta nemmeno guardando.

<<Va bene, va bene spero solo che Christen abbia abbastanza vestiti per tutti voi, seguitela di sopra>> sta per andarsene ma io lo fermo.

<<In realtà io vorrei sapere perché ci ha invitati e cosa c'entra lei con mio padre>> faccio un passo verso di lui che è già girato di schiena.

<<Mi dicevano che eri uguale a tua madre ma non credevo così tanto>> sbuffa una risata poi torna serio.

<<Vi darò tutte le informazioni che volete ma tra pochi minuti saranno qui gli ospiti ed è meglio che vi prepariate adeguatamente, a dopo>> abbassa la testa quasi come fosse un inchino e si allontana a passo silenzioso.

La anziana signora, che deve chiamarsi Christen, ci fa cenno di seguirla ed inizia a salire le lunghe scale che portano al piano di sopra.

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