Il telefono squilla invano mentre tento di chiamare Jessica.
Tra poco dovrebbe tornare Jack e se scoprisse ciò che ho in mentr non mi permetterebbe di uscire di casa.
<<Dove sei stata?>> una voce alle mie spalle mi fa sussultare, rimetto giù il telefono e nascondo la lettera nella giacca.
<<Stavo male>> non lo guardo negli occhi e mi affretto a raggiungere la porta.
<<Stai mentendo, Sophie?>> mi blocca prendendomi per il polso ma poi molla la presa.
Mi danno così fastidio i suoi gesti veloci per non avere alcun contatto con me che mi arrabbio.
<<Non sono affari tuoi>> prendo le chiavi ed esco di casa, sbattendo rumorosamente la porta.
Se Jessica non può parlare mi rivolgerò ad un'altra persona, anche se dubito sarà disposta ad aiutarmi.
Dopo aver cercato qualche informazione su internet ho scoperto dove è la casa di Carl.
Non molto distante dalla mia, infondo alla via, strano che non l'abbia mai notato probabilmente è un tipo riservato.
Busso più volte prima che una cascata di capelli color nocciola mi apra la porta.
<<Ciao, a cosa devo questa visita?>> sembra che si sia appena svegliato, ha l'aria stanca.
Si stropiccia gli occhi mentre si sposta da un lato per permettermi di entrare.
<<Volevo parlarti a proposito di una cosa che mi è arrivata sta mattina e, a quanto pare, forse sei l'unico che può ascoltarmi>> nella mia voce c'è una chiara nota di disappunto ma cerco di mantenere la calma.
Mi indica una sedia mentre lui prende posto in quella di fronte.
<<Ti prendo qualcosa?>> in effetti ho un po' di sete, dovrò parlare un po' quindi...
<<Si grazie>> gli sorrido e lui ricambia sparendo in cucina.
Mi guardo in giro: la casa è bella, vecchio stile, i mobili e le pareti sono in legno e l'arredamento ricorda una casa di campagna.
È confortevole.
Mi volto verso il camino e ad attirarmi è una palla di neve appoggiata sulla mensola.
È identica a quella di mio padre.
Mi alzo e senza curarmi troppo di dove potrebbe essere Carl mi avvicino.
La prendo in mano e mi rendo conto che è proprio uguale, nulla di diverso.
Mi viene in mente di capovolgerla, come ho fatto con quella che ho trovato sul comodino di mio padre, e così faccio.
Con mia grande sorpresa sotto c'è esattamente la stessa scritta, e la scrittura della stessa persona...
Non può essere una coincidenza.
Perché Carl non me l'ha detto prima?
Sono sicura che avrebbe notato una cosa così appariscente sul suo camino.
Posso fidarmi di lui?
<<Che stai facendo?>> per poco non lascio cadere la palla di neve quando la sua voce mi giunge alle orecchie.
<<Non si toccano le cose in casa di altri, Sophie>> viene verso di me con un bicchiere in mano e mi prende la palla dalle mani.
<<Perché non me l'hai detto?>> la mia domanda suona come una accusa, e probabilmente lo è.
<<Non volevo che venissi a ficcare il naso anche qua>> quelle parole mi feriscono, ma ci ho fatto l'abitudine.
Prendo le mie cose e dopo un'ultima occhiata mi dirigo verso la porta.
<<Sophie scusa aspetta>> mi prende per un braccio e cerca di fermarmi ma io inizio a correre verso casa e lo sento imprecare.
Dopo qualche minuto sono ormai lontana da casa sua e mi appoggio alla colonna di mattoni per riprendere fiato.
<<Corsetta pomeridiana?>> me lo ritrovo accanto e in pochi secondi ricambia lo sguardo che gli rivolgo.
È la prima volta che lo osservo così da vicino.
I lineamenti del viso sono scolpiti e gli occhi azzurri come l'oceano si sposano benissimo con i capelli mori disordinati.
È davvero molto bello.
<<Smettila di guardarmi>> tira fuori dalla tasca un pacchetto di sigarette e ne estrae una.
<<Perché? Ti mette in soggezione per caso?>> dal modo in cui ha fermato ogni sua azione sembra quasi infastidito dalla mia domanda.
Si gira e prende a guardarmi.
Appoggia la testa alla ringhiera dalla vernice rossa scrostata e infila le mani in tasca.
I suoi occhi si fanno sempre più stretti mentre continua a guardarmi intensamente, così intensamente che sembra mi stia perlustrando l'anima con una lente d'ingrandimento.
Comincio a sentire caldo e muovo le mani in modo agitato intrecciandole tra loro.
C'è talmente tanta tensione che se toccassi il filo che ci collega lo spezzerei anche solo sfiorandolo.
<<A te mette in soggezione?>> finalmente parla, dovrebbe sollevarmi la rottura del silenzio invece non fa che peggiorare la cosa, soprattuto quando avvicina il suo viso al mio.
<<Non credo>> sussurro, quando ormai è a pochi centimetri dalle mie labbra e i nostri nasi si sfiorano.
Abbasso lo sguardo di fuggita.
<<Sicura?>> mi mette un dito sotto al mento e mi fa alzare lo sguardo fino a guardarlo dritto negli occhi.
<<Sicura>> i miei occhi sono ormai stretti come un filo sottile, è una sfida che non sono disposta a perdere.
<<E va bene>> si allontana, e la sua lontananza mi fa l'effetto contrario, come se fossi vuota attorno a me.
Si mette la sigaretta in bocca e la accende. Senza rivolgermi il minimo sguardo o saluto se ne va, silenzioso come è arrivato.
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Amore e odio
Literatura KobiecaSophie ha avuto un'infanzia memorabile nella grande città di Manchester finché alla tenera età di cinque anni non ha perso sua madre in un incidente stradale. Suo padre ha sempre lavorato molto e rimanendo per lo più sola, dalla solare bambina che...
