Caccia all'uomo

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<<Siamo tutti pronti?>> domando un'ultima volta prima di aprire la porta e guidare tutti fuori.

<<Non verrà con noi, vero?>> mi chiede Carl mentre tutti gli altri camminano più avanti a noi.

<<No, non verrà>> sospiro rigirandomi il figlio con l'indirizzo tra le mani.

<<Ti ho sentita uscire, cosa è successo ieri sera?>> si fa spazio tra le persone restandomi comunque affianco.

<<Nulla in particolare, le cose non sono andate come previsto e credo abbia deciso di andarsene>>.

Non so dove sia in questo momento, probabilmente su un volo per l'Inghilterra.

<<Carl, posso farti una domanda?>> dopo qualche minuto di strada interrompo il silenzio.

<<Certo>> cerca nella tasca le chiavi del furgone che si trova parcheggiato a pochi metri da noi.

<<Tu ti ricordi di me, nel senso, prima che ci conoscessimo a casa mia, quando eravamo bambini>> parlo velocemente perché ho paura che poi mi guardi male e si chieda se sono fuori di testa.

<<Allora tu te lo ricordi>> sembra quasi frustrato dal fatto che io sappia questo.

<<Me ne ha parlato il signor Miller oltre che tuo padre>> attorciglio ciocche di capelli intorno alle dita.

<<Si me lo ricordo, quando ti ho vista a casa tua non ne ero certo, poi quando sono tornato ti ho guardata dritta negli occhi e ne ero certo, non esistono occhi più grigi e unici dei tuoi>> sorride imbarazzato.

Unici.

<<Grazie>> vorrei chiedergli se secondo lui Jack se lo ricorda, ma ripensando a quello che ha detto il signor Miller forse è meglio evitare.

Saliamo sul furgone e accanto a me non si siede nessuno, ormai ognuno ha i suoi posti fissi e accanto a me c'era lui.

Come previsto non è molto distante e in poco tempo parcheggiamo a lato della strada.

Scendo dal furgone e mi stringo nel mio cappotto di lana, il freddo mi fa arrossare io naso che riscaldo con le mani.

Davanti a noi si apre una distesa di edifici alti l'uno accanto all'altro ognuno presentato da un'insegna fuori dall'entrata.

Ci incamminiamo verso il viale in un silenzio quasi deprimente.

<<Hai freddo?>> Carl si avvicina a me e mi sfrega le mani sulle braccia per riscaldarmi.
<<Grazie>> gli sorrido e continuo a guardarmi in giro in cerca del posto.

In lontananza alla fine della strada c'è un edificio quello che butta fuori più fumo dal grande camino rispetto a tutti gli altri.

Ho il presentimento che sia quello.

Ci avviciniamo di più e noto due uomini appoggiati comodamente ad un muro che si accendono una sigaretta.

Hanno entrambi camini bianchi sporchi di vernice qua e la e le mani cosparse di segatura.

<<Salve>> parlo, attirando la loro attenzione.

<<Stiamo cercando una persona>> continuo, ricevendo poi una loro risata dritta in faccia.

<<Dai non mi dire>> si mettono a ridere tra loro con una tale sfacciataggine, che se non fosse perché Jessica mi ferma, si sarebbero ritrovarti senza denti.

<<Possiamo entrare o parlare con il direttore?>> domanda Jessica facendosi avanti.

Carl la segue posizionandosi dietro di lei.

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