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Ora che metto piede fuori dal dipartimento dopo aver parlato con quel ragazzo tutto mi sembra più diverso. Parlare con lui mi ha aperto gli occhi... scoprire la verità su quello che mi è successo mi ha scossa, mi ha fatto rendere conto di che cosa sono capaci le persone, e parlo sia di quelli che hanno ucciso quel povero bambino, sia di quelli che si fingevano suoi amici e l'hanno spinto a sparare contro delle persone solo perché ci trovavamo nel luogo sbagliato al momento sbagliato. Abbiamo sempre pensato, anzi, siamo sempre stati certi che fosse stato il membro di qualche altra gang a spararmi e che io non fossi al sicuro, invece ci siamo sempre sbagliati.

Mi incammino verso i ragazzi vedendo subito che, tra loro, c'è anche Jesús, che sicuramente è stato avvertito da qualcuno di loro di quello che stava accadendo e si è precipitato qui...

«Allora?» mi chiede subito Miguel.

«Nessuno voleva uccidermi, ha sbagliato persona.»

«Tutto qui?» mi chiede Cesar, lo guardo senza riuscire a dire niente.

Dopo essere uscita dalla sala interrogatori, ho abbracciato papà e poi il suo capo, che mi conosce da quando sono nata, mi ha chiesto di non parlare con nessuno, che sia mio padre, mio zio, uno dei miei fratelli, il mio ragazzo o chiunque altro, di ciò che quel ragazzo mi ha detto, perché a loro non importerà il motivo per cui l'ha fatto, a loro importerà solo che mi ha sparato e sono quasi morta, e se dovesse succedere qualcosa sia a quel ragazzo, che a qualcuno della sua famiglia, o a chiunque altro c'entri con questa storia, io sarò colpevole tanto quanto loro. Mi ha poi promesso che indagherà lui personalmente sul caso del fratello a cui hanno sparato, e quando avrà scoperto qualcosa mi farà sapere.

«Sì, non siete felici?» chiedo sorridente, ma nessuno di loro lo sembra davvero: «Mi piacerebbe andare a fare un giro, e poi dovrei passare in biblioteca, dovrei anche passare da Melanie così da farmi prestare i suoi appunti, e a casa di papà a prendere le cose della scuola... oh, a proposito, posso restare da voi o devo tornare da papà?»

«Mija cosa significa che c'è stato uno scambio di persona? Chi era? Di quale gang fa parte?» mi chiede zio Álvaro.

«Qualcuno vuole venire con me?» chiedo fingendo di non averlo sentito.

«Olivia tu...»

«Lei non ci dirà niente.» papà mi affianca: «Le hanno detto che se succederà qualcosa a quel ragazzo ci arresteranno tutti e arresteranno anche lei.»

Dopo aver tenuto nascosto per mesi Jesús, avevo capito quanto non mi fosse piaciuto avere dei segreti con tutti loro e, soprattutto dopo essere quasi morta, mi ero convinta a non mentire più per nessuna ragione... ma non avevo messo in conto ciò che è accaduto oggi.

Guardo Jesús e gli faccio un piccolo sorriso, sono felice che sia venuto qui, anche se ha sbagliato a prendersela in quel modo e a sparire...

«La porto io dove ha detto... la riporto dopo cena.» dice Jesús, forse perché vuole anche parlarmi.

«Entro le undici a casa.» ci dice zio Álvaro.

Sorrido a tutti prima di allontanarmi insieme a Jesús, che poco dopo, non subito, mi prende la mano intrecciando le nostre dita. Lo guardo, ma lui continua a guardare dritto davanti a noi, abbasso quindi lo sguardo e sospiro.

«Prendiamo un frullato?» gli chiedo sorridente, come se fossi una bambina che vuole le sue caramelle.

«Vai a sederti, io lo prendo e ti raggiungo.» mi dice lasciando la mia mano.

Vado a sedermi su un muretto di fronte alla spiaggia, visto che abbiamo camminato per un po' senza che nemmeno me ne rendessi conto, forse perché era da tanto che non mettevo piede fuori dal quartiere, tralasciando quando sono andata a casa di Jesús che mi ha fatto la proposta, ma sono rimasta sempre in auto ed è stato un viaggio molto breve.

Amo tantissimo Jesús, ma deve capire che non può dare di matto come fa ogni volta quando si tratta di Cesar.

Si siede accanto a me e mi passa il frullato, lui non ha preso niente, lo afferro e lo ringrazio iniziando a sorseggiarlo mentre guardo dei ragazzi che giocano a beach volley.

«Vuoi assaggiarlo?» gli chiedo, ma lui scuote la testa e tira fuori una sigaretta iniziando a fumarla.

«Scusa, non avrei dovuto trattarti in quel modo e sparire.» mi dice.

«Sono felice che tu sia venuto e che ora siamo insieme.» gli dico abbracciandolo.

«Sono felice anche io.» mi da un bacio tra i capelli: «Lo so che hai paura che uccidiamo quel tipo o chiunque c'entri con quello che ti è successo, ma sai che non farei mai nulla che possa separarci.»

«Mi fido di te, sono gli altri che... agirebbero senza pensare alle conseguenze...» sussurro.

Tralasciando il fatto che siano membri di una gang, vogliono proteggermi e per farlo vogliono uccidere chi ha tentato di uccidere me, ma non si rendono conto che non è così che delle persone normali ragionano e reagiscono.

Mi siedo meglio e lo guardo... io e lui stiamo insieme, io sono la persona che lo conosce meglio e viceversa, abbiamo in programma di sposarci, forse di lui potrei fidarmi, perché so che non lo direbbe mai a nessuno per evitare di mettere nei guai anche me.

«Non devi dirmelo per forza, non sentirti obbligata.»

«Lui è... soltanto un ragazzino. Una ragazza che a lui piaceva voleva prenderlo un po' in giro, e lui si è fidato di lei raccontandole che il suo fratellino di nove anni è stato ucciso dai membri di qualche gang solo perché indossava la giacca di un colore di una gang rivale, ma loro non fanno parte di nessuna gang, e... pregano molto. Quella sera doveva vedersi con quella ragazza, ma con lei c'erano altri compagni di scuola che in qualche modo gli hanno fatto credere che tra di voi ci fosse l'assassino di suo fratello, forse non credevano che avesse il coraggio di sparare, ma l'ha fatto... e ha colpito me per sbaglio.» gli spiego.

«Ti prego, dimmi che non ti ha fatto pena e che non gli hai fatto una promessa come tuo solito.» gli sorrido: «Okay, è meglio che io non sappia... ma se stare con me potrebbe metterti di nuovo in pericolo, non so se... cioè, io ti voglio al sicuro, e sentire queste cose mi fa rendere conto che non lo sei con me accanto.»

«Sono la sorella di Miguel ed Enrique, pensi che anche se tu non ci fossi sarebbe diverso?»

Mi guarda senza dire nulla, quindi mi avvicino di nuovo a lui e lo abbraccio, per fortuna ricambia.

«Ti amo tantissimo princesa, non ti lascerei mai.» mi rassicura facendomi sorridere.

«Ti amo tantissimo anche io.» sussurro accoccolata a lui.

Questa è la mia prima uscita ufficiale dopo la mia quasi-morte, e sono felice che con me ci sia lui, anche se ora, oltre che impegnarmi per me stessa tornando a scuola e diplomandomi, dovrò anche impegnarmi per far sì che io mantenga le promesse fatte a quel ragazzo.

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