Sgattaiolare di nascosto dalla mia famiglia per presentarmi agli appuntamenti con Harry si rivela una dannata impresa. Invento scuse di continuo, la sera torno tardi... è solo che voglio tenere per me questa cosa. Ho bisogno di tempo per imparare a conoscere il ragazzo che a quanto pare sposerò quest'anno. Io, Aurora Sullivan, sposata con qualcuno. Sembra l'inizio di una barzelletta. Ho smesso di pensare al matrimonio quattro anni fa, quando il mio mondo è crollato e con esso anch'io. Me la cavo a mantenere le apparenze, credo sia un talento in effetti. E poi io e Devon non parliamo nemmeno più di lui, dunque, non ho nessuno con cui ravvivare il suo ricordo. Magnifico, no? Niente nomi, niente problemi. È così che funziona la mente di Devon Bradshaw, ed è così che mi tocca adattarmi.
Adesso le cose sono un po' diverse, ha parlato con Avery e stanno ufficialmente insieme. Sono contenta di questo, si meritano entrambi un po' di felicità. Qualche mese fa abbiamo appreso da zia Vivienne che Avery non se la passava troppo bene con i suoi genitori, ci ha spiegato del suo lavoro e... in completa onestà, sono contenta che sia stata lei a raccontarcelo anziché Ry, non avrei sopportato di vedere anche il suo dolore. Prima di tornare a New York per fare i bagagli vedrò di passare al Velia's per chiarire le nostre posizioni. Non ci vuole un genio per comprendere che genere di pensieri si fosse fatta su di me e il suo ragazzo. Io desidero mettere le cose in chiaro, rassicurarla che tra me e Devon non potrebbe mai e poi mai accadere nulla. Lui è davvero mio fratello nato da un'altra madre. L'intreccio di parentele potrebbe destare confusione visto che tra noi e i Bradshaw non c'è un vero legame di parentela; eppure, li chiamiamo zii e io definisco Dev un fratello, ma è così. Non ci piacciono le cose facili.
Lego i capelli in una coda alta e inforco gli occhiali da sole. Io e Harry ci vediamo da cinque giorni, ogni giorno per conoscerci meglio. Durante questi incontri ho appreso che ama la sua Londra in maniera incondizionata, che adora il tè, il verde e la Gucci. Già, è un amante della Gucci... potrei aver trovato un amico da custodire per l'eternità dopo questa scoperta. Ho imparato che detesta i numeri dispari – nonostante lui sia nato l'uno febbraio –, il porridge e più o meno tutto quello che è viola. È figlio unico, la sua famiglia è nel ramo della medicina da secoli e da piccolo voleva fare il calciatore. Sono tutte piccole cose, magari non rilevanti agli occhi della gente ma si sa che una relazione si fonda sui dettagli. Del mio futuro fidanzato voglio sapere ogni cosa, non risultare spaesata ad ogni nuova informazione.
«Ehi, inglese» alzo una mano per farmi vedere.
Harry azzera la distanza e si accomoda al mio fianco. «Ehi, americana.»
La panchina è gelida ma questo è il punto migliore per godersi la rarissima giornata di sole. Mi cede un bicchiere che so già essere colmo di caffè e lo ringrazio. «Pronto per la partenza?» domando.
«Sì, vado via intorno alle dieci» risponde togliendo il coperchio dal suo bicchiere.
«Ehi, mi chiedevo: il trasferimento di tuo padre qui è definitivo? Ho dimenticato di domandartelo qualche giorno fa.»
«Tecnicamente dovrebbe restare qui per un anno, ma non so se rimarrà fino alla fine. Boston gli piace, però non è Londra» spiega.
«Beh, sfruttiamo al meglio la cosa» sorrido.
«E sarebbe?» domanda curioso.
«Gli hai accennato di aver fatto la mia conoscenza e passerai le successive due settimane in Inghilterra, no? Bene, quando torni organizziamo una cena. Digli che ti piacerebbe che lui facesse la mia conoscenza ma vedi di non volare troppo alto perché comunque non ci conosciamo da troppo» spiego. Cielo, ho una vocazione per inventare frottole. Magari potrei fare la scrittrice come zia Molly, da quello che sto pensando ho tutte le carte in regola per creare una storia coi fiocchi.
«Mi piace l'idea di avvisarlo, rende tutto più realistico. Voglio dire, sarebbe strano chiederti la mano dopo nemmeno una settimana che ci conosciamo ed informarlo, no?»
«E pensa che sei stato fortunato ad avermi conosciuto la notte di Capodanno. Se lo avessi fatto dopo la tua chiacchierata sarebbe stato ancora più sospetto» ridacchio prima di sorseggiare il mio caffè.
«Grazie, Aurora. Lo so che te lo dico ogni volta, ma lo apprezzo davvero tanto. Se avessi continuato a fare il medico sarei finito in depressione dopo qualche anno, ne sono certo. È un lavoro gratificante, certo, ma davvero complesso. Ci vuole passione. E io non l'ho mai avuta» sospira.
Se gli presentassi Avery sono sicura che andrebbero d'accordo, condividono lo stesso distacco dalla professione. In effetti, pensandoci su, non sarebbe male avere qualche alleato in più in questa farsa. Potremmo parlare con lei e Devon una volta annunciato il matrimonio così da avere dei complici in caso di problemi.
«Basta pensarci. Piuttosto, passiamo insieme il tuo compleanno o hai impegni?» chiedo, cambiando argomento. Non voglio che la giornata si rovini, preferisco mantenerla sul leggero.
«Mmh, non festeggio con nessuno da un paio di anni, da quando ne ho compiuti ventuno ho iniziato a detestarlo» accenna una risata. «L'idea di diventare vecchio mi terrorizza.»
«Compirai... venticinque anni, no?»
«Già. Visto? Vecchio» sbuffa.
Ridacchio, colpendolo piano su una spalla. «Non sei vecchio, piantala. Raccontami qualcos'altro. La tua vita non può ridursi alle sole informazioni che ho ottenuto.»
«Mia madre ci ha lasciati quando avevo sedici anni. Mio padre non ne parla molto. A dirla tutta, non ne parla proprio più. Era una brava donna, faceva la pediatra. I bambini le piacevano ma entrambi i miei genitori erano così oberati di lavoro da non poterne fare altri e così ci sono solo io» racconta.
Questo è il tipo di informazione che custodirò per sempre, non importa quello che accadrà tra di noi. È una cosa importante e si è fidato nel raccontarmela.
«Come... come è morta?» domando.
«Un brutto male ai polmoni. Da quello che so erano già due-tre anni che lo sapevano e non me lo hanno mai detto. L'ho scoperto solo la sera in cui abbiamo dovuto portarla d'urgenza in ospedale perché è svenuta a cena.»
«Mi dispiace tanto, Harry. Purtroppo, a prescindere da come un genitore si comporti con un figlio, quello rimane sempre... un genitore» poggio la mano sulla sua coscia in segno di conforto.
«Parli per esperienza? Non mi sembra. Mi hai detto che hai un bel rapporto con i tuoi» dice.
«Non diretta, ma conosco delle persone che fanno fatica ad uscire da certe situazioni che coinvolgono i loro genitori» sospiro. Basti pensare alla situazione di Avery o a zia Vivienne... santo cielo. Deve essere difficile convivere con l'idea che i tuoi genitori ti disprezzano. Io ne morirei. Mentire su un matrimonio non è sullo stesso piano delle cose terribili che hanno fatto quelle persone ai membri della mia famiglia. È vero, mamma, papà e gli altri potranno entrare in uno stato di shock e inizieranno a fare una raffica di domande, ma mi perdoneranno per averlo tenuto per me. Non c'è davvero paragone.
«Quando torno ti porto a cena, va bene?» mi guarda.
«Ti converrà scegliere un posto di classe» sollevo il mento con aria pretenziosa.
«Ah, sì? Non ti sei lamentata due sere fa quando siamo finiti da Burger King, però» mi prende in giro, scoprendo subito il mio bluff.
Rido, coprendo la bocca con una mano e annuisco. «Beccata» sollevo le mani in segno di resa. «Quand'è che torni hai detto?»
«Il venti gennaio» rimette il coperchio sul bicchiere.
«Bene. Ti manderò tanti messaggini da giusta fidanzatina apprensiva» lo punzecchio.
«E io vedrò di dirti la classica frasetta da fidanzato.»
«Ah, sì? E quale sarebbe?» arcuo un sopracciglio, in attesa.
«Se qualcuno ti tocca, lo distruggo» abbassa il tono di voce puntandomi l'indice contro.
«Oh, mio Dio, era un'imitazione terribile» ridacchio prendendolo in giro.
«Che?!» si finge sconvolto mentre porta una mano al petto. «Sono un attore nato e te lo dimostrerò!»
«Bene, ci conto» mi alzo. Lancio uno sguardo all'ora sull'orologio che mi fascia il polso destro e sospiro. «Vado, i miei tornano fra poco e devo ancora iniziare a sistemare le mie cose per portarle alla dependance.»
«Non capisco perché tu non possa vivere nell'appartamento dei tuoi» si alza anche lui.
«Perché è un ambiente troppo familiare e soprattutto perché la mia famiglia viene spesso a Boston. In effetti, penso che fra un paio di anni si trasferiranno nuovamente qui» spiego.
«Ah, la capisco la voglia di allontanarsi» annuisce pensieroso.
«La prossima volta parliamo di lavoro, non vedo l'ora di informarti sui miei fallimenti» sorrido entusiasta.
Harry ridacchia, le fossette fanno la loro comparsa facendomi impazzire. Ebbene sì, ho un debole per queste piccole rientranze che mi spingono a volerle toccare di continuo. È arduo tenere le mani a posto ma non abbiamo ancora quella confidenza e non voglio metterlo a disagio con le mie manacce lunghe.
«Scrivimi quando arrivi» mi avverte.
«Sarà fatto. Avvisami quando atterri, solo per sapere se il mio fidanzato è ancora vivo e vegeto» inizio a camminare e sollevo una mano in segno di saluto. Mi allontano con il suono della sua risatina nelle orecchie.
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𝐀𝐔𝐑𝐎𝐑𝐀 [𝐁𝐨𝐬𝐭𝐨𝐧 𝐋𝐞𝐠𝐚𝐜𝐲 𝐒𝐞𝐫𝐢𝐞𝐬 𝐕𝐨𝐥.𝟐]
ChickLit𝐒𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐯𝐨𝐥𝐮𝐦𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐢𝐞 𝐬𝐩𝐢𝐧-𝐨𝐟𝐟. 𝐏𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐝𝐚𝐥𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐀𝐯𝐞𝐫𝐲 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 �...
![𝐀𝐔𝐑𝐎𝐑𝐀 [𝐁𝐨𝐬𝐭𝐨𝐧 𝐋𝐞𝐠𝐚𝐜𝐲 𝐒𝐞𝐫𝐢𝐞𝐬 𝐕𝐨𝐥.𝟐]](https://img.wattpad.com/cover/307235428-64-k581119.jpg)