Prepararsi per un gala non è mai semplice. Come se sapessi davvero cosa significa. Chi ha mai partecipato a un gala? A un'inaugurazione? Il mio massimo è stato presentarmi a una festicciola di benvenuto per una compagna iraniana quando avevo dieci anni. Ed ero a scuola. Vestita con maglietta e jeans. Niente vestitino rosa e ballerine. Quindi... da dove inizio a prepararmi? Il gala si terrà alle otto e trenta e sono già le cinque. Ho la doccia, i capelli e il trucco da fare e continuo a perdere tempo perché sfighe delle sfighe non so che playlist scegliere. Devo fare la doccia, perciò, dovrei scegliere 'sotto la doccia' ma le canzoni non mi convincono e non so per quale optare. Dopo ulteriori quindici minuti riesco a trovare una playlist di mio gradimento, finisco intorno alle cinque e quarantacinque. Sono pulita, idratata, asciutta e intimo per le sei e cinque. Bene. Entro in camera e non sento più Harry parlottare, deve aver finito la sua telefonata. Mi stringo una vestaglietta attorno al corpo e proprio quando allaccio il nodo il biondo fa la sua comparsa. «Ehi, hai fatto finalmente» ridacchia. «È stato un incubo ma ce l'ho fatta» sorrido fiera e sistemo il turbante per non farlo cadere. «Bene. Io devo fare una doccia, chiudo la porta o devi entrare?» domanda iniziando a spogliarsi. Calzo le ciabatte. «In realtà devo fare un po' di giri, penso. Devo truccarmi e sistemarmi i capelli.» «Okay, va bene» annuisce tranquillo. Lo seguo in bagno e, mentre lo vedo armeggiare con l'acqua della doccia, mi sbrigo a tirare fuori tutti i trucchi necessari. Ho intenzione di fare qualcosa di semplice, qualcosa che faccia pensare che non ho iniziato a prepararmi ore prima. Ho bisogno di risultare scintillante ma sbrigativa, allo stesso tempo, però, non devo nemmeno sembrare sciatta. Afferro la palette e sistemo il primer sulle palpebre, poi comincio a stendere l'ombretto marrone. Quando sono soddisfatta dall'ombretto, passo al contouring. Sento Harry canticchiare così mi giro e lo becco a osservarmi interessato. Non me ne ero nemmeno resa conto. Gli sorrido e arcuo un sopracciglio «Che c'è?» mollo il pennello sulla superficie piana. «Niente, ti guardavo» si passa una mano tra i capelli. «Già...» mormoro fissando il petto bagnato e segnato da una leggera peluria bionda. «Gli occhi su, signorina» mi riprende divertito. «Hai ragione» arrossisco e torno a guardarmi riflessa nello specchio. Devo muovermi se non voglio fare tardi. Anzi, non posso fare tardi visto che dobbiamo raggiungere l'associazione per le otto. Sistemo i trucchi e lascio fuori solo il rossetto, è nude e uno dei miei preferiti. Harry esce della doccia e si avvolge un telo attorno ai fianchi, poi si avvicina e mi lascia un semplice bacio sul collo. Mordicchio il labbro inferiore mentre lo guardo lasciarmi un altro bacio sulla spalla e poi... sul lobo dell'orecchio. Lo stringe piano tra i denti, intanto che i suoi occhi mi scrutano attenti. «Se solo ci fosse più tempo e potessi rovinarti questo bel trucco» sfiora le mie labbra con il pollice. «Che faresti?» mormoro ammaliata dal suo tocco. «Ti piegherei proprio qui.» Il mio cuore perde un battito, poi accelera. Stringo il ripiano con le mani per potermi sostenere e tiro fuori un respiro tremolante. «Allontanati subito prima che possa fare qualcosa di cui mi pentirò dopo e per cui ti darò la colpa» mi scosto all'istante. È un tentatore professionista, ma non cederò. «Non toccherò la vestaglietta» accarezza la cordicella di raso. «Ma conto di sfilarti quel vestito stanotte» fa un cenno col capo in direzione della camera, dove il mio abito giace placido sul letto. Bagno le labbra e annuisco. «Ci conto anche io.» «Meraviglioso. Siamo proprio in sintonia, vero, futura signora Ford?» mi stringe i fianchi. «Molto» alzo gli occhi al cielo divertita prima di togliere il turbante dalla testa e lasciare che i capelli ricadano sulle spalle. «Ehi, a proposito, ti va bene prendere il mio cognome, giusto? Non voglio forzarti a fare qualcosa che non vuoi» dice intento ad asciugarsi. Mi sorprende la sua domanda, ma mi fa estremo piacere che me l'abbia chiesto. «Certo, altrimenti te l'avrei già detto» lo rassicuro. «Bene» annuisce soddisfatto. «Sei nervoso?» chiedo iniziando a pettinare i capelli. «Per favore, mi accendi la piastra?» «Un po'» ammette facendo quello che gli ho appena chiesto. «È una cosa davvero enorme e spero di essere all'altezza.» «Ovvio che lo sarai» mi giro nella sua direzione. «Non ho il minimo dubbio che andrà tutto alla grande.» «Grazie. Sono felice che ci sia anche la tua famiglia, mi sento più... sicuro.» «Nostra, Harry. Te l'ho già ripetuto mille volte. La nostra famiglia.» «Giusto» annuisce sorridente. «Chissà come sarà l'incontro tra i tuoi e papà.» «Andrà bene. Credevo che sarei stata più nervosa visto che tuo padre è più... composto, ecco, ma sono fiduciosa.» «Vado a vestirmi, ti lascio in pace» mi lascia un altro bacio e sparisce in camera. Sorrido e accendo il phon. Ho intenzione di piastrarli e basta, nulla di complicato. Una volta conclusi anche i capelli, mi affretto a indossare l'abito. Si tratta di un vestito lungo, nero, mono spalla con scollatura a barca e uno spacco che si ferma sulla parte superiore della coscia. Ovviamente mi sono assicurata che fosse consono per un gala di questo genere e per fortuna posso muovermi con tranquillità. Ai piedi calzo delle stiletto nero, in pendant con la borsetta che ho scelto. Per le sette e quarantacinque ho concluso e siamo in ritardo, ma giuro che ho fatto il possibile! Non è colpa mia se quei dannati orecchini non si trovavano da nessuna parte. «Scusami tanto!» piagnucolo raggiungendo Harry in ascensore. «Tesoro, il gala inizia alle otto e trenta, anche se arriviamo con qualche minuto di ritardo abbiamo comunque il tempo necessario per controllare tutto. Stai serena.»
Quando arriviamo, per fortuna alle otto e cinque, c'è già parecchio via vai. Noto il catering aggirarsi per la sala, la band sul palco accordare gli strumenti e Ronan parlottare con una bionda mozzafiato. Deve essere un angelo, altrimenti non si spiega. Stringo la mano di Harry per attirare la sua attenzione e faccio un cenno con la testa. «Chi è quella?» «Si chiama... Olga, credo. Mi pare sia russa.» «Allora non ci piace» ribatto subito. «Perché?» «Perché non mi va ancora giù che sia stato russo il primo uomo ad andare sulla luna, ecco perché» borbotto. «Tu sei tutta strana» ride stringendomi a sé, poi mi lascia un bacio sulla fronte. «Dico davvero, si chiama Jurij Gagarin. Che nome terribile, tra l'altro. Assomiglia a Yuri e Yuri è il classico nome che dai a un husky, non a un uomo, figuriamoci quello che deve andare sulla luna» spiego. «Ho capito. Sei nervosa. Ti faccio portare un bicchiere di champagne così ti rilassi. Okay?» mi guarda divertito. «Anche due, grazie.» Harry si allontana e fa un cenno a un cameriere, il ragazzo annuisce e mi lancia uno sguardo. Il biondo si dirige verso il tavolo, credo per parlare con chi si occupa di gestire il tutto. Il cameriere torna con un calice di champagne e si allontana poco dopo. Ne prendo un bel sorso perché ne ho bisogno. «La futura signora Ford. Buonasera» si avvicina Ronan insieme al nemico. «Ronan, ciao. Salve» faccio un cenno veloce alla donna. «Aurora, lei è Olga Smirnova, prima ballerina del Dutch National Ballet di Amsterdam. Olga, lei è Aurora Sullivan, la fidanzata di Harry e presto moglie» ci presenta il moro. «Molto piacere» sorride lei, un forte accento russo nonostante si trovi ad Amsterdam. Insieme sono da copertina. Lei bionda, con due occhi più azzurri del mare, alta e accidenti... molto, molto slanciata. Mi supera persino di qualche centimetro con i tacchi e io sono 1.79 senza, perciò... caspita. Stasera io e Harry siamo alla stessa altezza, ma loro due no. Nonostante lei sia altissima, Ronan la supera comunque di un bel po'. Quanto diamine è alto? «Quanto sei alto, Ronan?» chiedo allora. La mia domanda lo coglie alla sprovvista ma poco mi importa. «Uno e novanta. Perché?» domanda confuso. «Nulla» accenno un veloce sorriso. «Notavo solo che sei molto alto, tutto qui» prendo un altro sorso di champagne. «Ah. Beh, sì. Allora, sei nervosa?» ghigna. «Certo. Voglio che vada tutto bene, soprattutto per Harry. Ci sono stati problemi?» Sta per rispondere ma la voce di Harry lo interrompe: «No, fila tutto liscio e gli ospiti stanno iniziando ad arrivare.» Mi volto e sorrido raggiante. Alcuni membri della famiglia stanno entrando e sorpresa, sorpresa, papà è impegnato in una conversazione con il padre di Harry. «Lo vedi anche tu?» bisbiglio. «Sorridono entrambi, deve essere un buon segno, giusto?» «Lo spero. Andiamo» stringo la sua mano. «Ronan, Olga, è stato un vero piacere.» Ben presto ci avviciniamo ai nostri genitori, accanto a loro zia Vivienne e zio Danny. Sarà divertente, no?
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