Le restanti giornate a Londra sembrano scorrere veloci come il vento. Un attimo prima mi ritrovo ad assaggiare torte, quello dopo sono al London Eye a scattare foto da perfetta turista, poi preparo i bagagli in attesa di passare l'ultima notte sotto il cielo londinese. Io e Harry non abbiamo più accennato alla seconda notte, concordando silenziosamente di archiviare il fatto e conservarlo da qualche parte nelle nostre teste. Nonostante ciò, abbiamo condiviso lo stesso letto. È già successo in passato e di sicuro non c'era necessità di mandarlo sul divano visto quello che stiamo condividendo.
Sono stati giorni rigeneranti questi: assaporare il clima inglese mi ha fatto piacere, soprattutto quando Harry mi ha trascinata in pasticceria – proprio ieri – per assaggiare questi famosissimi Scones. Ho capito in pieno perché mamma ne fosse ossessionata e beh, ora siamo in due. Ho ordinato il limite possibile di dolcetti per poterli portare in aeroporto con tranquillità. Insieme ad essi, sono riuscita anche a mettere in valigia la crema al formaggio della pasticceria, era troppo deliziosa per lasciarmela scappare. E ovviamente anche un barattolo di confettura fatta in casa. La pasticcera è diventata euforica all'idea di sapere che i suoi Scones sarebbero arrivati in America e così, uscita da quel mondo zuccherino, ho ottenuto anche un numero di telefono e un'e-mail per poterla contattare e farle sapere cosa ne ha pensato mamma.
Harry mi ha detto che è assurdo come riesca a fare amicizia anche con i sassi, ma che posso farci io se ci metto entusiasmo nelle cose che faccio?
«Rora.»
Adesso, mentre chiudo per quella che spero sia l'ultima volta la valigia, sussulto alla presenza del biondo alle mie spalle. «Scusa, mi hai spaventata. Dimmi tutto» massaggio il petto.
«Dobbiamo essere in aeroporto fra un paio di ore, ma ti spiace se... se passo al cimitero da mamma? Volevo lasciarle un mazzo di fiori prima di andare e non dista molto» spiega.
Mi avvicino subito alla sua figura e gli stringo la mano. «Certo, non avresti nemmeno dovuto chiederlo. Sei tu l'esperto di tempistiche, soprattutto nella tua città, mi fido.»
«Starò via un'oretta in tutto, non voglio rischiare di incappare nel traffico. Tu controlla di aver preso tutto, fatti un tè e rilassati, appena torno, andiamo. Va bene?» accarezza la mia mano.
«Nessun problema. Vai, o farai tardi» sorrido, stringendo la presa per un istante prima di lasciarla.
Harry annuisce e pochi secondi dopo sento la porta di casa chiudersi. Non mi disturba che sia voluto andare da solo. Forse una minuscola parte di me avrebbe voluto sostenerlo, ma sono consapevole del fatto che si tratta di sua madre, la parte più importante di una vita che gli è stata portata via senza il suo consenso, è giusto che si prenda questo momento per sé. Per non parlare delle giornate frenetiche che abbiamo passato e il mio racconto su Darren... Harry si comporta sempre nello stesso modo con me, non posso asserire che sia diversamente, eppure, riesco comunque a percepire un piccolo mattoncino davanti alla sua porta che prima non c'era. Spero solo che più avanti andremo, più mattoni non si creeranno, potrei impazzire se dovessi perdere anche Harry. Ormai è fondamentale, lo so io e prego che lo sappia pure lui.
In aeroporto le procedure sono le stesse; dunque, quando ci accomodiamo sui comodi sedili provvisti di una copertina e un piccolo cuscino, non me lo faccio ripetere due volte: mi accomodo, pronta a sonnecchiare. Sono le nove e mezza di sera, ciò significa che arriveremo a Boston intorno alle tre e mezza del pomeriggio. Questa cosa mi destabilizza parecchio, però, ho già avvertito il signor Morrison che avrei volentieri lavorato per la restante oretta, peccato lui mi abbia snobbato alla grande dicendomi che sarei stata più inutile del giorno dopo. Che carino, è un datore di lavoro super dolce e premuroso.
Harry, al mio fianco, afferra una soda dal minibar in basso alla sua destra e picchetta sullo schermo del piccolo televisore incastonato sul sedile del passeggero davanti a lui.
«Che vuoi guardare?» domando con uno sbadiglio. Durante questi giorni siamo andati a letto molto presto, un po' per cercare di svegliarci ad un orario decenti al mattino, un po' per tutta la stanchezza. Manca sempre meno al matrimonio e non possiamo permetterci imprevisti, perciò, questo sabato andremo all'atelier con Luna e Avery e farò provare loro i vestiti che avevo adocchiato. Per il resto... dovremmo esserci. Devo solo fare una prova vestito il primo maggio, dunque, a breve e se non ci saranno problemi, potrò ritirarlo. In effetti, stavo pensando che potrei provarlo anche sabato, visto che il modello provato la prima volta non ha subito chissà poi quali aggiustamenti. Se non sbaglio, bisognava solo stringerlo un po' in vita e basta, la lunghezza era perfetta e anche il corpetto si adattava abbastanza bene.
«Non lo so, pensavo alla partita di ieri, visto che sono crollato sul divano» risponde.
«Mmh, va bene. Ti spiace se sonnecchio un po', vorrei tentare di riposare per non arrivare stravolta» sbuffo.
«Certo» si gira nella mia direzione con un dolce sorriso dipinto sul volto.
«Ehi, è... andata bene con tua mamma?» mi azzardo a domandare.
Harry si mordicchia il labbro inferiore e annuisce. «È stato strano andarla a trovare dopo così tanto tempo, però... è stato anche bello. L'ho sentita vicina e ne avevo bisogno.»
Ancora una volta avvolgo la sua mano con la mia. «Sai che possiamo tornare tutte le volte che vuoi in Inghilterra, vero? Non pensare nemmeno per un secondo di dover fare dei sacrifici. Se vuoi andare da tua madre, prendiamo un aereo e andiamo, fine della conversazione.»
Harry accenna un sorriso e mi lascia un buffetto sulla guancia con la mano libera. «Vuoi dire che se volessi andare ogni settimana, ti faresti dodici ore di viaggio in tre giorni? Per me?»
«Ehi, tu ti sei trasferito dall'altro lato dell'oceano per me. Perché non dovrei fare lo stesso quando ne senti il bisogno? E poi si tratterebbe di un fine settimana, avremmo una giornata intera per riprenderci» faccio spallucce, minimizzando la cosa. So ben cosciente del fatto che sarebbero tre giorni distruttivi a causa delle cinque ore di fuso orario, ma quest'uomo ha fatto davvero tanto per me in questi mesi e forse non ne è nemmeno consapevole, però non importa, perché passerò i prossimi tre anni a dimostrargli che non è da solo in questo pseudo-rapporto.
«Grazie. Significa tanto, sai?»
Annuisco e sorrido. «Più Scones per me» ghigno.
«Ah, ecco svelato il vero motivo! Non te ne frega un accidente di me, tu miri solo al bottino dolce, falsa che non sei altro!» alza il manico del sedile per avere spazio e inizia a solleticarmi.
L'aereo non è ancora decollato, perciò, abbiamo ancora un po' di tempo per fare gli idioti. Rido come un'ossessa mentre lo prego di smetterla e risparmiarmi, ma lui finge di non sentirmi.
«Chiedi pietà e sarai risparmiata» mi avverte, l'indice sollevato e pronto a sferrare l'attacco.
«Harry...»
«Troppo tardi, ti avevo avvisata» allunga gli indici e continua la sua tortura.
«Harry!» squittisco, conscia del fatto che stiamo attirando l'attenzione degli altri passeggeri.
«Chiedi pietà» ripete divertito.
«Pietà!» esclamo a corto di fiato.
Harry si ferma e mi osserva soddisfatto. «È abbastanza?»
«Non lo so, amico, credo che non abbia capito bene» ribatte una voce maschile.
Io e Harry chiniamo il capo, voltandoci verso il corridoio. Dall'altro lato c'è una coppia che ci osserva divertita. Avranno sui quarant'anni, non di più.
«Dici, eh?» ribatte Harry.
«Già. Forse non ha ben compreso» sghignazza il moro. «A proposito, io sono Daniel. Questa è mia moglie Elise» fa un cenno alla donna mozzafiato al suo fianco.
«Harry. La vittima qui presente è la mia fidanzata, Aurora» ci presenta il riccio, uno sguardo furbo sul volto.
«Harry» poggio una mano sul suo braccio per cercare di sedare un altro attacco.
«Non preoccuparti, sei salva. Per ora» mi fa l'occhiolino.
Il mio cuore perde un battito. Ha gli occhi così vivi, limpidi e vivaci da farmi perdere la ragione. Ah, il mio povero cervello...
«Buon viaggio, ragazzi» ci sorride Elise prima di piantarsi una mascherina sul viso.
«La mia signora reclama riposo, io la seguirò a ruota. Buon viaggio» Daniel copia le azioni della moglie e l'attimo dopo sonnecchia.
Io e Harry ci guardiamo a vicenda. «Che coppia... strana» bisbiglio.
«Non sai mai chi puoi incontrare in questo genere di voli. E poi mi sono sembrati a posto» ribatte lui.
«Sì, sì, è solo che... mi è sembrato avessero un grande bagaglio sulle spalle. È stata una sensazione, ma forse sono io la pazza che percepisce cose che non esistono» agito una mano per sminuire la faccenda.
«Non lo sapremo mai. Adesso dormi, ti servirà tutto il riposo disponibile» mi pianta una mano in faccia spingendomi contro il sedile.
«Harry» mi lagno.
«I signori passeggeri sono pregati di allacciare le cinture di sicurezza.»
«Hai sentito la signorina. Allaccia la cintura, angelo.»
«Non mi va» borbotto solo per fargli un dispetto.
«Va bene, bambina, ci penserò io» alza gli occhi al cielo e poi si avvicina. Unisce entrambe le estremità, facendo scattare la cintura e poi, con uno strattone che mi sconquassa da cima a fondo, tira la cinghia. «Fatto» soffia sul mio viso.
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𝐀𝐔𝐑𝐎𝐑𝐀 [𝐁𝐨𝐬𝐭𝐨𝐧 𝐋𝐞𝐠𝐚𝐜𝐲 𝐒𝐞𝐫𝐢𝐞𝐬 𝐕𝐨𝐥.𝟐]
Чиклит𝐒𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐯𝐨𝐥𝐮𝐦𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐢𝐞 𝐬𝐩𝐢𝐧-𝐨𝐟𝐟. 𝐏𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐝𝐚𝐥𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐀𝐯𝐞𝐫𝐲 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 �...
![𝐀𝐔𝐑𝐎𝐑𝐀 [𝐁𝐨𝐬𝐭𝐨𝐧 𝐋𝐞𝐠𝐚𝐜𝐲 𝐒𝐞𝐫𝐢𝐞𝐬 𝐕𝐨𝐥.𝟐]](https://img.wattpad.com/cover/307235428-64-k581119.jpg)