Lacrime e debolezze

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🎮ALEX⚽️

Lei mi era appena stata accanto e io non l'avrei di certo lasciata sola, soprattutto in quel momento.

Mentre il sole si ergeva nell'orizzonte, mi svegliai del tutto e ripresi a guidare con più lucidità. Non avrei ammesso scuse: avrei portato Carly in ospedale, sarei entrato con lei, le sarei rimasto accanto.

Durante tutto il viaggio, Carly era rimasta in silenzio guardando fuori dal finestrino. Avevo notato il viso stravolto: il mascara colato a causa del pianto formava un alone sotto agli occhi e i capelli erano raccolti in una coda scompigliata.
Anche quando era immersa nel dolore, riusciva ad essere bella...

Appena arrivammo scesi dall'auto e le andai ad aprire la portiera: era rimasta immobile, seduta sul sedile, come se non volesse uscire dall'auto, come se avesse paura. Paura di entrare in ospedale, paura di vedere sua madre in un pietoso stato, paura di affrontare tutta quella situazione...
Le tesi una mano, lei la afferrò con forza e si tirò in piedi forzando un sorriso.

Rimasi in silenzio lasciandole il suo spazio. Non fiatai nemmeno quando un dottore le disse che non poteva vederla.

"Sua madre sta bene, adesso è fuori pericolo. Ma è in coma temporaneo, sotto azione di farmaci. Ha bisogno di riposare e domani la terremo qui per fare ulteriori controlli. Ma al momento non può ricevere visite, è meglio che torniate domani pomeriggio."

Carly non aveva risposto. Era rimasta impalata. Solo dopo che il dottore le aveva fatto un cenno e si era allontanato, aveva spostato lo sguardo su di me. E in quel momento mi ero sentito crollare. In quegli occhi vidi tutto il dolore, tutta la sofferenza che stava provando. Tutto quello che stavo provando anch'io.
I miei piedi mi condussero da lei e senza pensarci la strinsi in un abbraccio. Lei appoggiò il volto sul mio torace e poco dopo sentii il ritmo del suo respiro aumentare. Poi la prima lacrima le rigò una guancia.

Lì, stretta tra le mie braccia e in preda ai singhiozzi, presi una decisione. L'avrei protetta e le sarei stato accanto, sempre, in ogni momento. Non volevo che le accadesse niente, non sopportavo di vederla soffrire così...

La tenni tra le mie braccia in un tempo che mi parve lunghissimo. In un tempo indefinito ma piacevole. Poi lei mi sussurrò di andare: le circondai le spalle con un braccio e tornammo in macchina.



"Salgo un attimo a cambiarmi, tu fa pure come se fossi a casa tua."
Carly salì le scale e sparì dentro una camera.

Dato che la madre di Carly era in ospedale, la casa che avevano affittato per luglio e agosto era rimasta vuota. Decidemmo quindi di stare lì a trascorrere la notte sia perchè era più vicina all'ospedale sia perchè c'era qualcuno a cui badare...

"Spike vieni qui, è ora di mangiare!"

Sentendo l'odore dei croccantini, il cane corse con la lingua in fuori verso Carly.
Dopo avergli dato il cibo, lei si sedette di fianco a me sul divano. Notai che si era tolta il completo indossato per la cena con Trevor e che aveva indossato dei pantaloncini e una canotta aderente.
Si era data una sistemata anche in faccia perchè non c'era più traccia di mascara sotto agli occhi.

"Questa casa è molto accogliente. E il tuo cane è bellissimo."
Le strappai un sorriso.

Io ero rimasto ancora con pantaloncini di jeans e camicia bianca dalla sera prima, ma non volevo chiederle di prestarmi un cambio. Probabilmente non ce l'aveva nemmeno.
Ma stavo morendo di caldo, così mi slacciai completamente la camicia. Fortunatamente avevo il buzz-cut, quindi non rischiavo che i miei capelli fossero in disordine.

Mi alzai e mi diressi verso un mobile del salotto. C'era un quadro, con una splendida cornice bianca decorata con disegnini da bambina. Nella foto c'erano tre persone: Carly, sua madre e... suo padre. Mi ritrovai a sorridere con malinconia e quando lei si accorse cosa stavo fissando si alzò e venne di fianco a me.

"Avevo otto anni, era il mio compleanno e i miei mi avevano portato a pattinare sul ghiaccio. Era uno dei miei sogni più grandi: ero felicissima..."

"Si vede..."

"Sai, mi manca quella sensazione. La felicità."

Rimasi in silenzio non sapendo cosa dirle ma la guardai profondamente, come a trasmetterle tutto il mio calore. Poi lei interruppe quello sguardo e riprese a parlare.

"Allora, cosa prepariamo per pranzo? Abbiamo della pasta, della pizza avanzata..."

"La pizza andrà benissimo."
Le risposi.

Mangiammo dimenticandoci per un attimo di tutte le preoccupazioni e parlando dei suoi avvenimenti di quando era piccola. Mi raccontò di quando si era arrampicata sull'albero per prendere il palloncino di mia sorella e non era riuscita più a scendere: avevano dovuto addirittura chiamare i pompieri...

Un forte tonfo interruppe le nostre risate. Ci mancava solo questa: un temporale...
Vedendomi assorto a guardare fuori dalla finestra, intervenne:

"Vorrà dire che vedremo un film. Ti va?"

Annuii con entusiasmo e ci buttammo sul divano. Lei si infilò una felpa per l'improvviso cambio di temperatura. Anche io avevo freddo, ma non mi importava. L'unica cosa di cui mi preoccupavo in quel momento era di fare qualcosa, qualsiasi cosa, pur di coprire il rumore dei tuoni fuori dalla finestra.
Probabilmente Carly si accorse della mia agitazione.

"Alex, c'è qualcosa che non va? Ti senti male?"

"Io... No, tutto bene..."
Mentre pronunciavo quelle parole, il mio sguardo era rivolto alla finestra. Carly capì.

"Ti va di parlarne?"

Annuii e dopo un po' di silenzio le raccontai tutto.

"Non ho paura dei temporali, semplicemente non mi piacciono perchè sono sempre stati presenti nei miei momenti più brutti. Ogni volta cerco di coprirmi le orecchie o di ignorarli per evitare che riportino alla luce quei ricordi..."

Carly non mi mise alcuna fretta: rimase in silenzio, guardandomi con comprensione e appoggiandomi una mano sulla gamba in segno di conforto.

"Pioveva quando mia madre ha partorito Jeremy, pioveva quando Summer è finita in ospedale d'urgenza, pioveva quando sono stato dimesso io dall'ospedale per questo stupido taglio..."

Questa maledetta cicatrice era il marchio delle mie debolezze e sarebbe rimasta con me in eterno...

Lo sguardo di Carly si spostò proprio sul mio sopracciglio. Lì, dopo qualche secondo, avvicinò la sua mano. Chiusi gli occhi e poco dopo un brivido si diffuse in tutto il mio corpo. Con il polpastrello prese a segnare la riga che la cicatrice tracciava sul mio volto. Aveva un tocco delicato, leggero. Era come se stesse accarezzando tutte le mie debolezze...

Poi si alzò in piedi di scatto.

"Ho un'alternativa al film... Ti fidi di me?"

Only SummerDove le storie prendono vita. Scoprilo ora