CAPITOLO 28

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POV ALISIA

La tentazione di lanciare un urlo tale da rischiare la rottura dei vetri di questo appartamento è alle stelle. Attutirlo con il cuscino sarebbe una valida opzione, ma non mi darebbe lo stesso grado di soddisfacimento.

Tuttavia, non posso sembrare fuori di testa davanti a Noha, almeno non più di quanto già lui non sia a conoscenza, quindi mi limito a restare in silenzio e tamburellare insistentemente piede per terra, il tutto accompagnato da qualche sospiro rumoroso di troppo.

<<Madonna bambolina, mi stai facendo venire un tic nervoso.>>

Noha porta la mano a livello delle mie cosce, esercitando una lieve pressione per bloccarle.

Io gliela scosto subito e lo trucido con lo sguardo.

<<Se ti venisse un colpo apoplettico ti assicuro che non mi strapperei i capelli dalla disperazione.>>

Noha inarca un sopracciglio e tira fuori il solito sorriso da stronzo che mi fa venire voglia di prenderlo a schiaffi e baciarlo con la stessa intensità.

<<Finiscila di guardarmi così.>> Dico con irritazione, ma allo stesso tempo incrociando le gambe con studiata lentezza. So che alcuni movimenti lo ipnotizzano e incrociare le gambe è uno di questi.

<<Bambolina, non potresti resistere nemmeno un giorno senza il sottoscritto. Lo so io e lo sai anche tu.>>

Quel cazzo di sorrisetto deve sparire dal suo viso.

Mi avvicino il tanto che basta a trovarmi a un soffio dalle sue labbra.

<<Hai una fervida immaginazione e questa ti porta ad avere convinzioni inesistenti, mio caro Noha.>>

Rapidamente mi alzo, dandogli le spalle, insieme a un'ottima visuale del mio di dietro, per poi iniziare la maratona del soggiorno.

Noha, nel mentre, rimane silenzioso, immerso in chissà quali pensieri. Al mio ennesimo giro della stanza, però, si alza di scatto e mi raggiunge.

<<Adesso basta, bambolina.>> Blocca la mia schiena contro il muro, le mani lungo i fianchi tenute ferme dalle sue.

Avviamo una battaglia di sguardi, alla quale nessuno dei due sembra volersi sottrarre.

<<Perchè non mi fai un piacere e te ne vai a fanculo?>> Il mio corpo che si protende verso il suo, però, suggerisce le mie reali volontà, discostanti da quanto appena pronunciato.

Sogghigna. Si diverte quando lo provoco. E si diverte ancor di più quando di rimando è lui a provocare me. <<Oggi non mi sento in vena di fare piaceri a nessuno, ancor di meno alle bamboline come te.>>

Le mie sopracciglia si incurvano all'insù, infastidita. <<Gradirei non essere paragonata a delle ochette del cazzo, quindi abolisci quel soprannome di merda dal tuo vocabolario quanto ti rivolgi alla sottoscritta.>> Non c'è traccia di giocosità nelle mie parole.

<<Gelosa, bambolina?>> Marca appositamente sull'appellativo, con il solo fine di farmi incazzare ancora di più, consapevole di star riuscendo nell'intento. Mi conosce troppo bene.

<<Fottiti>>

<<Semmai fotto te>> Mi zittisce così, con tre semplici parole, che, nonostante il mio smisurato orgoglio tenti di nasconderlo, mi fanno un certo effetto.

<<Sogna, finché puoi>> Il mio sussurro si disperde nel poco spazio che ci separa, seguito dal mio fulmineo staccarmi dalla sua presa.

Mi avvicino al frigorifero per prendere un po' d'acqua fresca.

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