CAPITOLO 33 - PT1

7.1K 255 296
                                        

POV EVELYN

«Per una fottutissima volta puoi evitare di contestare ciò che dico e risparmiarci drammi inutili?»

«Fossi una persona ragionevole potrei valutare la possibilità.»

Le voci concitate invitano sempre più la parte conscia di me a prendere il sopravvento e fuoriuscire da quello stato di confortevole torpore che, dal suo canto, sembra incitarmi a ignorare l'esistenza di qualsiasi stimolo esterno, e tornare a concentrarmi solo su di lui.

Ma la parte razionale prende il sopravvento dinanzi all'ennesima controrisposta urlata da Alisia. Allargo le braccia, sentendo un lieve tepore alla mia sinistra. Il collegamento delle sinapsi è immediato, con conseguente stimolazione della memoria a ripercorrere i momenti chiave del giorno precedente. Della sera precedente.

Mi sono addormentata placidamente tra le braccia del bello e dannato, con le sue mani intente a destreggiarsi in delicate carezze, tali da mandare la mia anima in subbuglio.

Il calore che ancora impregna le lenzuola simboleggia il suo essersi alzato da relativamente poco. Così, sospinta dalla curiosità di comprendere cosa stia accadendo, mi faccio coraggio, e con le forze che sembrano essere più scarseggianti di ieri, mi metto seduta.

Un dolore acuto colpisce le articolazioni, espandendosi poi lungo i segmenti ossei del mio corpo. Per di più le tempie iniziano a pulsare in maniera alternata, quasi come stessero giocando una partita di ping pong.

«Perchè non ti fai i cazzi tuoi e basta, Noha?» Le ennesime grida di Alisia mi forniscono l'input necessario ad alzarmi, cercare una -seppur precaria- stabilità, e raggiungere il corridoio, in particolare la balaustra che costeggia il piano superiore e affaccia direttamente sul soggiorno.

«Che succede?» Solo a seguito della voce gracchiante mi rendo conto della concreta necessità di idratarmi. Un capogiro mi colpisce e l'istinto provvidenziale porta le mie mani a prendere contatto con il legno massiccio del corrimano.

Fulminee due mani finiscono a sorreggermi per la vita, fornendo un appoggio solido per il mio corpo.

«L'autoconservazione proprio non ti appartiene eh, bimba?»

Alzo gli occhi al cielo, mentre la mia stretta si allenta, avendo acquisito sicurezza grazie al fisico massiccio del ragazzo alle mie spalle.

«Perchè stanno litigando?» Ignoro di proposito la sua non tanto velata ramanzina, e mi concentro sulla reale motivazione che mi ha spinta all'incoscienza di ignorare la richiesta fisiologica di prolungare la permanenza a letto.

«Qualcuno resterà a casa con te, stanno decidendo semplicemente chi.» Una punta di rammarico sembra trasparire dalla sua frase, ma non potrei giurarci.

«Non ho bisogno di nessuno che resti a farmi da badante, per cui siete pregati di levarvi tutti dal cazzo.» Proferisco con un tono sufficientemente alto da farmi sentire anche dal piano di sotto.

«Ecco un'altra che non ragiona.» Sbuffa Noha, contrariato, accompagnando la sua disapprovazione con un'alzata degli occhi al cielo del tutto evitabile, a parer mio.

«Hai finito di insultare?» Piccata, Alisia, si rivolge al suo amichetto, per poi puntare la sottoscritta. «E tu non dire eresie, già mi basta questo troglodita.» Torna poi a prestare attenzione a Noha, che nel frattempo non ha smesso di osservarla con le braccia incrociate e uno sguardo torvo e indulgente, che non lasciava margine di trattativa in merito alla posizione presa.

«Ti devo ricordare che hai un fottutissimo progetto da presentare?»

«Ti devo ricordare che rinuncerei a molto più per molto meno?»

My WeaknessDove le storie prendono vita. Scoprilo ora